Per antonomasia, lo stato americano considerato come il cuore delle tradizioni mistiche, magiche ed esoteriche è da sempre la Louisiana: i colori e le tradizioni di New Orleans e i dintorni di quest’ultima, il paludoso ed impervio Bayou, hanno stuzzicato spesse volte, nel corso degli anni, la fantasia di scrittori, sceneggiatori e storyteller, i quali hanno riversato il fascino misterioso del crogiolo di culture in opere variegate e disparate, come il classico Disney La principessa e il ranocchio, il videogioco Ubisoft Assassin’s Creed Liberation e, ultima solo in ordine di apparizione, la nuova serie Marvel firmata Skottie Young e Humberto Ramos, Strange Academy.

È proprio nella città più celebre della Louisiana che gli autori decidono di ambientare questa particolare opera fumettistica dai toni teen, in cui scopriamo come il Dottor Strange abbia fondato una scuola di magia allo scopo di formare i futuri padroni delle arti mistiche contro i futuri pericoli arcani.

In questo primo volume, Prima lezione, le vicende prendono il via come nel più classico degli incipit young adult, vediamo la protagonista della serie, una ragazza di nome Emily Bright, narrare del dono ricevuto in tenera età, vale a dire quello della magia, dei problemi nel controllarlo e delle difficoltà che ne sono seguite, finché non assisteremo al suo incontro con Zelma Stanton, insegnante della Strange Academy, che le aprirà, immancabilmente, le porte della scuola di arti mistiche.
Il potpourri messo insieme dai testi di Young è estremamente vario, andando infatti a raccogliere gran parte delle sfumature dell’universo magico Marvel, realizzate visivamente da un Humberto Ramos in grande spolvero, coadiuvato dalla colorazione di Edgar Delgado: troviamo studenti da Asgard, da Weirdworld, demoni, fate ed esseri oscuri, grandi e graditi camei come quelli di Magik, Loki e Scarlet, ma anche e soprattutto, come accennato, una gradita attenzione al lato più esoterico e misterioso della città che ospita la scuola, New Orleans, che gioca un ruolo fondamentale negli snodi narrativi.


La coppia Young-Ramos sembra essere ben affiatata, con lo sceneggiatore che ha affinato la sua tecnica nella palestra di I hate Fairyland e il disegnatore che denota maturazione e grande capacità di adattamento, ispirandosi visibilmente allo stile grafico del collega e partorendo così tavole gradevoli e impattanti. Resta, però, alla luce di quest’accoppiata incredibilmente affiatata e convincente, la voglia di vedere i due all’opera su qualcosa di più corposo e maturo: Strange Academy infatti, nonostante la vocazione dichiaratamente teen-oriented, resta una lettura assai dimenticabile nel suo complesso, risultando, almeno in questo primo volume, un gigantesco prologo per il resto della serie, capace sì di piantare semi per il futuro, ma anche di non convincere il lettore a raccoglierne i frutti. Il vario melting pot dei personaggi si traduce, in uno spiacevole effetto domino, in caratterizzazioni al limite dello stereotipo (proprio in relazione al fatto che nient’altro li caratterizza, se non la loro diversità), salvo casi rari benché interessanti, una trama che stenta a decollare (solo i primi 3 numeri sono funzionali alla presentazione della scuola e dei suoi personaggi, decisamente troppi), nemici privi di qualsivoglia spessore e idee che, nonostante sprazzi di scrittura ben orchestrata, non convincono fino in fondo per la prosecuzione della serie da parte del lettore.

Le ispirazioni sono molteplici: si va dal classico e ovvio riferimento alla saga di Harry Potter, a idee ripescate da vari periodi della storia degli X-Men e della scuola Xavier, fino agli archetipi narrativi propri della narrativa young adult, particolarmente fiorente proprio in seguito all’enorme successo commerciale del mago creato da J.K. Rowling. Suddette ispirazioni, pur trasportando il lettore in un mondo familiare attraverso l’utilizzo di stilemi a lui ben noti, non bastano a salvare l’opera da una mediocrità generale, il che risulta davvero un peccato, dato l’affiatamento dimostrato dal sorprendente dittico Young-Ramos, che ci auguriamo di poter vedere di nuovo all’opera in contesti differenti, affinché possano dimostrare in coppia il valore a cui ci hanno abituati nella loro esperienza in singolo.
Il volume è quindi consigliato specificatamente ad un pubblico di lettori adolescenti alla ricerca di leggerezza e spensieratezza, meglio se particolarmente amanti del fantasy contemporaneo; da evitare, invece, per chi cerca una particolare profondità narrativa e psicologica, non essendo, appunto, in nessuna delle sue parti, letteratura impegnata, innovativa, o sperimentale.