“Satellite Sam è tante cose. Forse il suo più grande problema è voler essere TROPPE cose. Questo primo volume le getta tutte sul piatto senza un ordine preciso, saltando costantemente di palo in frasca. L’intento, più che di raccontare una storia, sembra quello di dipingere un preciso contesto. Che la trama riesca a focalizzarsi procedendo più ordinata nei prossimi volumi? Che la deliberata lentezza di questo incipit riesca a rendere i capitoli successivi più interessanti e coinvolgenti?

Ho la risposta a queste domande? No.
Sono abbastanza incuriosito da preoccuparmene? Di nuovo, no.”

Con queste parole si chiudeva la mia recensione per il primo volume di Satellite Sam, raccolta che includeva i primi cinque numeri dell’opera noir di Matt Fraction e Howard Chaykin. Detta onestamente, non pensavo di tornare per la seconda parte. Eppure, contro ogni previsione, la curiosità ha fatto il suo gioco e ho ben pensato di tornare tra le strade di New York per cercare di rispondere alle mie domande di cui sopra. Volevo vedere se era giusto volersi già fermare o se sarei riuscito a trovare qualcosa che finalmente mi trascinasse giù nel torbido vortice pensato da Fraction e illustrato da Chaykin. E’ riuscito questo secondo volume a vincere questo lettore piuttosto scettico?

Qui mi ripeterò un po’, ma ci tengo a sottolineare ancora una volta quanto cavolo Satellite Sam sia una gioia per gli occhi. Chaykin disegna una versione della New York anni ’50 assolutamente intrigante, piena di frenesia, eleganza e, molto più che nel primo volume, un bel po’ di sano sex appeal. Quindi sì, ancora una volta quest’opera è riuscita a mantenere vivo in me un minimo di interesse proprio grazie alle sue tavole. Al contempo, tuttavia, ho iniziato ad accusare molto di più gli effetti di un character design a mio avviso non particolarmente azzeccato. Non fraintendetemi, i personaggi che si aggirano intorno a LeMonde hanno un look pulp decisamente forte, ma col passare del tempo mi sono reso conto di quanto stessi faticando a riconoscere determinati personaggi secondari, a causa della loro generale somiglianza. Il che diventa un problema proprio mentre la trama inizia a frammentarsi in tante sotto-trame. E’ bello avere una visione di tutte le voci del coro, ma ad ogni cambio di scenario mi ritrovavo spaesato, cercando di capire chi stessi seguendo ora e a che punto della sua trama fosse.

Una soluzione a questo problema potrebbero essere gli slideshow che, all’inizio di un nuovo capitolo, fanno un breve e sempre più irriverente recap dei personaggi, delle loro trame, delle loro ossessioni. Ancora una volta, questo info dump non ha giovato alla lettura. Finito lo slideshow non avevo affatto più controllo della situazione. Anzi, mi sentivo ancor più tirato fuori a forza dall’esperienza. Il che è un peccato: in questo secondo volume, come dicevo, Fraction comincia a sbrogliare il colossale caos del primo volume mandando pian piano i personaggi per le loro vie individuali, sempre vicine ma sempre piuttosto definite. Si va a scavare sempre più nel torbido e nella miseria: c’è chi rinuncia alla bottiglia solo per trovare un minimo di controllo della situazione in un distruttivo vortice di sesso ed aggressività, c’è chi scopre che il suo tempo su questo pazzo mondo sta volgendo al termine molto prima del previsto, c’é chi affronta la possibilità della deportazione dalla terra delle opportunità e c’é chi scambia l’insoddisfazione con la cieca ambizione. Insomma, ogni personaggio di Satellite Sam sembra su un’inesorabile spirale discendente. E, credetemi, di norma adoro questo genere di trame. Adoro vedere personaggi imperfetti fare scelte imperfette e pagarne le conseguenze. Non qui però. Il caotico susseguirsi di situazioni, il continuo saltare di palo in frasca, il costante cambio di punti di vista crea sì un’opera con un carattere unico, ma non particolarmente accessibile. Parliamo di un ibrido a metà tra pulp, romanzo storico e dissertazione sulla storia delle comunicazioni. C’è sicuramente un pubblico per quest’opera. Ahimé, sono ormai certo di non essere parte di questo pubblico.

E quindi eccoci qui. Il secondo volume di Satellite Sam non ha convinto questo lettore scettico, che ha scelto di fermarsi qui. Per quanto riguarda voi, beh, se già eravate convinti dal primo volume comprate questo secondo ad occhi chiusi: è quello che vi è già piaciuto, ma molto di più. Molto più cinico, molto più sexy, molto più torbido.

Ma, ehi, non è per questo che amiamo il noir?