Il 2020 è un momento complicato.

La pandemia ci accompagna da un anno in quello che, con molta probabilità, verrà ricordato come uno dei periodi peggiori, nonché più delicati, del ventunesimo secolo. Proprio per questo, spendere del tempo a parlare di chi vorrebbe complicare ancora di più le cose… ci disturba, quantomeno.

Eppure è necessario. Necessario perché all’assurdità non c’è mai fine, così come all’ignoranza e all’iniquità che questa si porta dietro quando si parla di fumetto in ambito strettamente artistico.

Negli scorsi giorni abbiamo appreso, attraverso un lungo e dettagliato comunicato, che l’ARF, una delle realtà più interessanti nell’ambito fieristico italiano, interamente votata alla nona arte, si ritroverà senza più una dimora per l’edizione 2021. L’ex Mattatoio di Testaccio, suggestiva location che ha accompagnato il festival sin dalla sua seconda edizione (ricordiamo come la prima fosse allestita all’Auditorium del Massimo), non verrà concesso per il prossimo anno.

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E se la notizia lascia sbigottiti oltre che straniati, visto il livello qualitativo di un evento che ha coraggiosamente scelto di votarsi interamente al fumetto, facendosene portabandiera ed assumendosi tutti i rischi del caso -in un momento, a cavallo tra il 2015, in cui le fiere tendevano a spostarsi verso ambiti decisamente più mainstream, soprattutto su suolo capitolino-, ciò che suona ancor più assurdo sono le motivazioni fornite da Cesare Maria Pietroiusti, artista ed avanguardista presidente di Azienda Speciale Palaexpo, ente strumentale della città di Roma preposto alla concessione dei suddetti spazi.

Il fumetto difficilmente potrebbe rientrare nelle arti performative.

Ciò è quanto affermato da Pietroiusti sulle pagine del Messaggero. Parole tanto dirette quanto assurde se riferite alla nona arte, le quali suonano ancora più dissonanti se si pensa al recente riconoscimento ed inclusione del fumetto tra le discipline di cui il MiBACT (Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo nda) supporta lo sviluppo, grazie alla neonata RIFF (Rete Italiana dei Festival del Fumetto nda), prima associazione nazionale di categoria. Le occasioni in cui ARF si è fatto portavoce di quelle stesse arti performative di cui Pietroiusti parla, con sessioni di disegno dal vivo (qualcuno ha detto Danijel Zezelj?), Lectio Magistralis insieme ai grandi maestri del fumetto, sono state costanti ed innumerevoli, motivo per cui tali affermazioni assumono una nota amaramente tragicomica.

Stando sempre a quanto emerso dal comunicato, una manifestazione come ARF per l‘Azienda Speciale Palaexpo, non rientrerebbe più “nella visione del contemporaneo”. E con ciò scoperchiamo il vaso di Pandora. Da redazione che si occupa di critica fumettistica e di analisi della nona arte in ogni sua espressione ci chiediamo quale media, secondo Palaexpo, possa effettivamente rientrarvi. Rimaniamo basiti nell’apprendere che un progetto quale COme Vite Distanti, lavoro collettivo che ha visto partecipare oltre 90 autori in una narrazione corale incentrata sul delicato momento che stiamo vivendo – permettendo la raccolta di oltre 66mila euro, interamente devoluti allo Spallanzani di Roma – possa davvero non rientrare nella visione di “contemporaneo”.

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Il fumetto è da sempre espressione di ciò, in generi, stili e narrazioni tra le più disparate, dal mainstream supereroistico alla nicchia autoriale. Il fumetto è da sempre voce della contemporaneità. Sostenere il contrario significherebbe ignorare decenni di produzione artistica, da MAUS di Art Spiegelman a Fax da Sarajevo di Joe Kubert, giusto per citare qualche titolo rimanendo nel passato, ma anche tutta la produzione di Joe Sacco. Abbandonando il reportage ed inserendoci in narrazioni originali che implementano quella stessa contemporaneità potremmo citare titoli per giorni interi… ma alla fine un lavoro come Sabrina di Nick Drnaso – per citare un solo titolo -, opera che tratta temi come la famelicità dei mediafake newsanalfabetismo funzionale e complottismo, non può essere considerata una “visione del contemporaneo“.

Chiaro, no?

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Questo editoriale vuole sottolineare, ancora una volta, come nell’ambito culturale si tenti di svilire la nona arte, declassificandola, privandola di significato e valenza in quanto sempre mancante di quel “quid” necessario per rientrare in questo o quel campo.

Il fumetto non è arte performativa.
Il fumetto non è espressione contemporanea.
Il fumetto non è didattico.
Il fumetto non è formativo.
Il fumetto non è.

Fa sorridere come chiunque sia pronto a sottolineare cosa NON sia il fumetto ma -praticamente- nessuno sia in grado di spiegare cosa effettivamente rappresenti. Perché al netto di tutto, per quanto ci si batta, si continuano a proporre quelle divisioni e classificazioni che da 70 anni vedono questo mondo come intrattenimento puerile, figlio di un Dio minore, un imbarazzo per la vera narrativa. Accettabile fino ad un certa età, da mistificare una volta cresciuti.

A nulla valgono le corse ai ripari, come quella dello stesso Pietroiusti che sulle pagine del Corriere della Sera ha tentato di stemperare affermando:

L’azienda garantisce, nell’ottica del servizio pubblico che svolge, che ogni progetto viene analizzato e valutato al tavolo di Programmazione di cui fanno parte persone con specializzazioni diverse, nella pluralità di opinioni. Quindi se ARF! vuole presentare un progetto lo prenderemo in considerazione valutandone qualità e interesse culturale, nella piena libertà di decisione su quali siano gli spazi più opportuni.

Un tentativo goffo e maldestro che invita l’ARF a presentare un progetto, continuando, tuttavia, a svilirne e a delegittimarne scopo ed intenti con una chiara precisazione riguardo la qualità e l’interesse culturale, la cui mancanza -implicitamente- avrebbe portato alla decisione di non concedere nuovamente gli spazi del Mattatoio

Chiudiamo con una nota amara, incerti di quale futuro possa attendere la manifestazione nel prossimo anno ma comunque fiduciosi che l’eccellente organizzazione dietro l’evento riesca a superare le avversità e a ripartire con mire ancor più grandi. Il merito di essere arrivati fino ad oggi, con il livello qualitativo che abbiamo potuto ammirare -l’Artist Alley del festival rimane una delle espressioni più belle, vive e rappresentative del mondofumetto- è già il traguardo più grande.

In ogni caso ci saremo, per sostenere l’ARF e la nona arte… perché “il fumetto è“.