Sto Pensando di Finirla Qui

Sto Pensando di Finirla Qui: L’incomprensibile difficoltà dei rapporti umani | Recensione

Avrai paura senza sapere perché.”

Le parole appaiono chiare bianco su nero sopra l’immagine di una macchina sepolta sotto un manto di neve. Un unico lampione getta la sua fredda luce sul paesaggio mostrando un albero spoglio e rinsecchito.

Questa è la copertina di “Sto Pensando di Finirla Qui”, romanzo di Iain Reid di meno di 300 pagine. E la frase impressa sotto al titolo non potrebbe essere più azzeccata.

Sto pensando di finirla qui": spiegazione del film Netflix di Kaufman

Il libro è definito come un thriller/horror e una volta che lo si comincia a leggere è difficile da mettere via. Un po’ per lo stile semplice e scorrevole di Reid, un po’ per i dialoghi realistici e mai banali che fanno pensare. Ma soprattutto per quella strana sensazione che comincia a crescere piano piano e che lentamente, pagina dopo pagina, sale alla gola come un rampicante facendoci improvvisamente boccheggiare, soffocati da una stretta mortale. Ci si sente nervosi, tesi, claustrofobici ed anche una volta terminato questo viaggio ci si ritrova a guardarsi alle spalle, a temere una voce misteriosa al di là della cornetta nel momento in cui rispondiamo al telefono.

Ma, come recitava l’incisione sulla copertina, non saprete spiegare il perché.

Eppure, non è questo che troverete nell’omonimo adattamento scritto e diretto da Charlie Kaufman.

Pur essendo stato presentato ed annunciato come un drama-horror, il film Sto Pensando di Finirla Qui si discosta completamente dalle atmosfere terrificanti del libro per intraprendere una via più consona allo sceneggiatore premio Oscar di Se Mi Lasci Ti Cancello (Eternal Sunshine of the Spotless Mind).

La trama di base resta sempre la stessa:

Lucy è in viaggio con il suo ragazzo Jake verso la casa d’infanzia di lui. Anche se sta per intraprendere un grande passo e conoscere i suoi genitori, la ragazza non sembra molto convinta della loro relazione. Sono sei mesi che stanno insieme e vanno anche discretamente d’accordo, eppure Lucy continua ad avere lo stesso pensiero ricorrente, come un’ossessione che le si fissa nella testa: “Sto pensando di Finirla Qui”.
Contemporaneamente, l’anziano bidello di un liceo di periferia si prepara per andare a lavoro, mentre cala la notte e nel silenzio comincia a cadere la neve sempre più fitta.

Per la maggior parte del tempo, il film ha luogo nell’abitacolo della macchina e si basa esclusivamente sul dialogo ininterrotto dei due protagonisti. È qui che possiamo vedere il primo grande vanto di questa pellicola: Jesse Plemmons e Jessie Buckley. I due regalano delle prove attoriali incredibili, rendendo gli scambi della coppia tremendamente realistici. Già dopo i primi quindici minuti diventa quasi doloroso sostenere i dialoghi, percependo la difficoltà di una relazione morente che fatica a funzionare.

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Dal mio canto, ammetto di essermi approcciato a questo film dopo aver visto Breaking Bad e l’episodio USS Callister di Black Mirror, quindi non riuscivo proprio a nutrire grandi simpatie per Jesse Plemmons. Eppure, in questo film l’ex Todd riesce a dare sfoggio nuovamente del suo talento dando l’immagine di un personaggio fragile, tormentato e insicuro che mantiene ancora quella vena di innocenza e ingenuità tipica di un bambino che non vuole crescere.

Dall’altra parte Jessie Buckley, reduce del film Judy con la premio Oscar Renée Zellweger, brilla di luce propria. All’attrice di Chernobyl sono riservati diversi monologhi, alcuni poetici, altri più impegnati, e più di una volta la vediamo esibirsi in performance strepitose. È lei la vera protagonista della pellicola. La sua Lucy sembra vivere con noi questo viaggio allucinante e ogni sua espressione contrita, ogni sospiro confuso e ogni scatto d’ira è lo specchio della nostra frustrazione di fronte ad una storia all’apparenza incomprensibile.

Sì, perché se per la prima mezz’oretta il film sembra viaggiare sui binari di un semplice drama, da quando la coppia arriva alla casa dei genitori di Jake – due inquietanti, ma sempre bravi Toni Collette e David Thewlis – la storia comincia a deragliare. I nomi si confondono, i personaggi sembrano dire frasi insensate, invecchiano o ringiovaniscono e di colpo tutto diventa confuso.

Questo è forse il punto in cui Iain Reid cede completamente le redini a Charlie Kaufman. E chi ha visto qualche film scritto da lui – Essere John Malkovich, Synecdoche, Anomalisa – sa cosa questo voglia dire. Da qui in poi, infatti, ogni scena, ogni dialogo ed ogni immagine non va capita, bensì interpretata, sentita. Il regista si muove con la dialettica di un sogno, dove non sempre le scale portano al piano di sotto ed i volti si confondono l’uno con l’altro. La spirale onirica diventa sempre più forte mano a mano che ci avviciniamo al finale, donandoci anche la meravigliosa sequenza dei ballerini e la scena di musical. E ancora, non mancano le citazioni, dalle più evidenti come i crediti del film di Robert Zemeckis al discorso di A Beautiful Mind.

Sto pensando di finirla qui: tornare a casa è terribile secondo Kaufman

Kaufman non si accontenta di un prodotto commerciale, non si accontenta di intrattenere lo spettatore, ma anzi, lo rende parte dell’opera d’arte stessa. Lo richiama all’attenzione, lo stuzzica, lo sprona a mettersi in gioco, a capire, a sentire e a pensare. Sì, perché sono tanti gli spunti di riflessione che il regista apre con questo film. Riflessioni sull’arte, sulla società, sulla realizzazione personale e, soprattutto, sui rapporti.

E questo è il punto fondamentale dove il film ed il libro si ricongiungono.

In ultima analisi, “Sto Pensando di Finirla Qui” è un viaggio nei terreni scabrosi della psiche malata, alla ricerca delle cause e delle cure. Tanto Kaufman quanto Reid ci mostrano l’incomprensibile difficoltà dei rapporti umani e la dolorosa incapacità ad abbandonarsi completamente ad essi, in una riflessione a tratti inquietante ed a tratti dolceamara sulla solitudine, i ricordi e i rimpianti. Reid lo fa sfruttando gli strumenti del thriller e dell’horror, Kaufman con quelli a lui più vicini delle immagini, del sogno e della poesia.

E se ancora non dovesse essere chiaro, lasciamo che sia Reid a spiegarvelo:

«Non spiega perché? Perché ha deciso di… farla finita?»
«Non saprei. Non ne sono sicuro. Forse sì.»
«Ma come, scusa? O lo spiega o non lo spiega.»
«È che…»
«Cosa?»
«Non è così semplice. Non lo so. Ecco. Guarda qua.»
«Ma che cos’è questa roba? Sono un sacco di pagine. È quello che ha scritto?»
«Sì. Dovresti leggerlo. Magari comincia dalla fine. E poi torna indietro all’inizio. Prima, però, penso sia meglio se ti siedi.»

{“Sto Pensando di Finirla Qui” –  Iain Reid}

Avete presente la scena in cui uno sfigatissimo Peter Parker corre dietro all'autobus all'inizio di Spiderman e poi, quello stesso giorno, viene morso da un ragno radioattivo che lo fa diventare uno dei supereroi più forti, cool ed amati del mondo? Ecco, Lorenzo Cuzzucoli, classe '93, è esattamente quello che corre dietro l'autobus. Non avendo ancora trovato un ragno radioattivo (nonostante i numerosi tentativi) ha deciso di svolgere la sua attività di supereroe intraprendendo l'oscura via della Medicina. Un Don Chisciotte dei fumetti, vive la sua vita accecato da fantasie di bambino e tra libri, film e serie tv, lotta a fianco del suo fido scudiero Sancho (la chitarra), cantando le nobili gesta all'amata Dulcinea (la musica)! Finora i mulini a vento hanno avuto la meglio, ma chissà, oggi quei giganti non sembrano poi così grandi...