Vampire State Building

saldaPress: Vampire State Building | Recensione

Vampire State Building parte da un’idea semplice quanto precisa: prendete l’Empire State Building e trovate la scusa più sensata per riempirlo di vampiri. Et voilà, non credo ci sia molto da aggiungere: questa breve opera targata saldaPress, scritta da Ange e Patrick Renault ed illustrata da Charlie Adlard si diverte a far collidere 30 Giorni di Buio con Trappola di Cristallo, ed il risultato sono delle godibilissime 120 pagine da leggere a cuor leggero. Vediamo perché!

Vampire State Building

La storia inizia al tramonto sul balcone panoramico dell’Empire State Building: un gruppo di amici a cavallo dei 20 anni si riunisce per salutare uno di loro, che ha improvvisamente scelto di mollare tutto per la carriera militare in Afghanistan. La situazione precipita quando nello stesso momento, alcuni piani più giù, dei lavoratori aprono una camera sigillata nascosta in uno dei pilastri dell’edificio: una vecchia divinità viene riportata alla luce, e tutti i vampiri di New York escono dall’ombra, prendendo violentemente il controllo del famoso palazzo. Da qui in poi la narrazione scorre veloce, dividendosi fra le vicende all’interno del palazzo, dove il nostro protagonista cerca disperatamente di mettere in salvo il suo grande amore, e quelle fuori, mentre la polizia incredula cerca di fare i conti con la paradossale situazione che si è venuta a creare. Quando dico che la narrazione scorre veloce non sto esagerando: 120 pagine sono pochine, e Vampire State Building si concede il lusso di dare gran parte dello spazio all’azione nuda e cruda, senza preoccuparsi di creare personaggi degni di nota o di affetto (mentre sto scrivendo questa recensione, non ho in mente il nome di nessun personaggio). E la cosa funziona: una maggiore esplorazione dei personaggi avrebbe di certo portato ad una storia molto più pesante e deprimente, tenendo conto del numero di vittime che di pagina in pagina vengono frettolosamente liquidate senza troppi onori. Tuttavia, Vampire State Building non sembra essere del tutto a proprio agio con questa sua natura così scanzonata, cercando di continuo di inserire dialoghi emozionali o situazioni in cui dovrebbe fregarcene qualcosa di più. Di base, ogni vignetta che cerca di scavare più a fondo è, alla fine dei giochi, trascurabile. Siamo qui per i vampiri, che diamine!

E per quanto riguarda quelle simpatiche macchine di morte, i vampiri in Vampire State Building sono della varietà più bestiale e violenta, con un capo dall’aspetto agghiacciante (nonché figo fino al midollo) e dalle motivazioni che nemmeno per un secondo deviano dalla pura e semplice voglia di dominio. Ogni pannello in cui le orde di vampiri appaiono è caotico, concitato, affollato. Lo stile di Adlard, storico disegnatore di The Walking Dead, risalta particolarmente  in questi momenti, riuscendo a sottolineare la sensazione di claustrofobia che si potrebbe provare mentre si cerca di scendere da un grattacielo pieno di succhiasangue. Ma, al contempo, la sua mano riesce anche a disegnare momenti con più respiro, dal sapore grandioso ed accattivante. Non si può dire lo stesso del character design, decisamente di livello base e infilato fino ai gomiti nei cliché del genere: il protagonista senza troppi segni distintivi, la donzella in pericolo tutta acqua e sapone, la tipa con gli occhiali, la sgualdrinetta ed il tipo che si ostina ad andare in giro con la giacca sportiva del liceo. Suona qualche campanello? Dovrebbero suonarne a migliaia. Ma qui si conferma un fatto piuttosto ovvio, ovvero che questi personaggi stanno a Vampire State Building come le trame stanno ai porno: si può apprezzare lo sforzo, ma alla fine dei conti sono solo un pallido tentativo di giustificare l’azione. Ma, essendo l’azione così innocentemente dedicata ad intrattenere, siamo pronti a perdonare questa profondità da piscina per bambini.

Insomma, Vampire State Building è una divertente passeggiata in una casa stregata del luna park: una premessa interessante esplorata di corsa, prima che l’effetto svanisca, riuscendo magari anche a lasciare anche qualche brivido lungo la via.

Mite ragazzo di classe ‘96, appassionato di lunga data di gaming, si dimostra un precursore quando, nel lontano 2000, viene trovato a strisciare le carte di credito dei genitori sulla PsOne per comprare un migliaio di gemme su Spyro 2. A questo incontrastato e patologico amore per le microtransazioni, si affianca l’amore per il cinema d’autore. In nome di questa passione, si imbarca in un viaggio mistico fra India, Nilo e Miami alla ricerca della vera essenza dei Cinepanettoni: è qui che, ispirato dalle note di Scatman, decide che la missione della sua vita sarà quella di scrivere il film che riunirà Boldi e De Sica. Fino ad allora, l’entusiasmo del lavoro in Fr4med sarà solo la maschera che nasconde il profondo trauma per questa atroce separazione. AGGIORNAMENTO: Dopo la spontanea riappacificazione di Boldi e De Sica, vive una profonda crisi mistico-spirituale. Arriva quindi a definirsi “profeta”, abbracciando lo stile di vita da eremita. Se lo cercate, lo troverete in una remota grotta, mentre si nutre solo di muschio e condensa ed estorcendo la modica cifra di 500€ ad ogni visitatore per delle infondate e truffaldine previsioni del Superenalotto.