DC Comics ha deciso di celebrare gli 80 anni di uno dei suoi personaggi più iconici: Joker. Per festeggiare questa ricorrenza DC Comics ha deciso di produrre un albo speciale di cento pagine, scritto da Scott Syder per le matite di Jock. I due autori hanno rilasciato alcune succose dichiarazioni a riguardo.

Ecco le parole di Jock:

Jock – La sceneggiatura di Scott è raccontata dal punto di vista di una vittima, quindi il Joker è osservato come se fosse un’apparizione, il simbolo di tutto ciò che rappresenta. C’è un senso costante di minaccia, perché abbiamo di fronte non solo un personaggio malvagio, ma anche una persona incredibilmente intelligente e piena di risorse. Che ci osserva in continuazione ed è disposto a macerare in un’idea deviata per tutto il tempo che serve. Sono felice che consideriate un successo l’ultima pagina, perché è un momento che volevo cogliere alla perfezione.

Il fatto che i corpi delle vittime comunichino visivamente i danni che il Joker ha fatto loro è un elemento che in parte veniva dalla sceneggiatura e in parte ho improvvisato. Il personaggio dà sempre buone occasioni per un po’ di body horror, a partire dalla sua smorfia assassina. C’è qualcosa di orribilmente ironico nel condannare una vittima a sorridere mentre muore, in maniera che faccia da precedente. Il resto è grottesco. Grottesco e deviato.

Come ogni artista, ho lavorato anche sulla base di quel che è stato fatto in passato e, semmai il mio Joker verrà ricordato penso che sarà perché abbiamo aggiunto qualcosa alla tradizione. Ritengo fenomenale il lavoro di Scott e di Greg Capullo su di lui. Dal punto di vista del mio gusto, forse la copertina di Detective Comics #880 sarà il mio lavoro che si farà ricordare di più. Non immaginavo che avrebbe colpito così tanto il pubblico.

Anche Scott Snyder si è lasciato andare, parlando delle influenze e del processo creativo di questo progetto:

Abbiamo fatto molto con il personaggio, nel corso degli anni, e con la sua relazione con Batman. Non ho mai avuto l’occasione di scrivere una storia che si concentrasse su di lui, in cui Batman non fosse presente, per definirlo in autonomia. Ho sempre avuto una visione chiara della mia visione di Joker, che si è vista in Black Mirror, in Last Knight on Earth e altri cicli. Per me, è letteralmente la carta del jolly della vita di Batman, nel senso che è in grado di incarnare una qualunque delle peggiori paure di Bruce.

Quel che ho cercato di fare in ogni storia in cui l’ho inserito era concentrarmi su qualcosa che mi facesse realmente paura, per me o per i miei bambini, qualcosa di difficile da ammettere, per poi mostrare Batman che si confronta con quella paura nella sua versione peggiore possibile. Durante Una morte in famiglia, ad esempio, io e mia moglie eravamo in attesa del nostro secondo figlio e io ero terrorizzato dall’idea di essere un cattivo padre, di essere troppo egoista.

Batman, in alcuni momento, deve combattere con dei demoni simili, nel senso che si è creato una famiglia incredibile, con tutti i suoi alleati. Tiene molto a tutti loro, ma c’è una parte di lui preoccupata del fatto che questo potrebbe essere una debolezza. Ed è lì che arriva il Joker e gli dice che sarebbe un Batman ancora migliore se non avesse la famiglia tra i piedi. Quindi eccolo disposto a ucciderla.

Per quanto riguarda il mio retaggio su Joker, per me ha meno a che fare con quel che ho aggiunto al personaggio, Spero solo di aver fatto giustizia a uno dei migliori antagonisti della storia della narrativa, utilizzando le mie paure personali per definirlo e la mia onestà su quel che trovo spaventoso nel mondo, nella natura umana, lasciando che esprimesse questi concetti in maniera celebrativa, crudele e malefica.

Amo scrivere il suo personaggio. Mi sento come se esistesse, in una forma o in un’altra, un po’ in tutte le storie che ho realizzato su Batman, come un filo rosso costante che percorre ogni trama, tranne quelle di All-Star, rappresentato dall’ansia sotto traccia cui Bruce soccombe a confronto con le proprie paure peggiori.

Fonte: Comics Beat