Marvel Comics: nuove critiche sull’utilizzo del teschio del Punitore da parte della polizia

Una scelta molto particolare da parte delle forze di polizia statunitensi è quella di utilizzare il teschio del personaggio del Punisher (o Punitore che dir si voglia) come tratto distintivo. Ed è una scelta che nel corso degli anni ha trovato sempre più seguaci ma, allo stesso tempo, anche detrattori. In special modo, l’utilizzo del logo di un anti-eroe violento come il vigilante di casa Marvel in un periodo come questo, rovente dal punto di vista sociale, dei diritti umani e dei disordini civili, risulta alquanto fuori luogo, per usare un eufemismo. Per questo motivo stiamo assistendo a una compatta levata di scudi da parte di artisti e scrittori di fumetti, così come di semplici fan e lettori. La loro battaglia, combattuta per la maggior parte attraverso Twitter, ha puntato l’attenzione verso la major che detiene i diritti di tutti i personaggi Marvel, ovvero Disney.

Negli scorsi giorni Disney aveva preso una posizione abbastanza netta, dichiarando la volontà di portare avanti la propria battaglia, grazie alla quale nessuno si senta escluso e tutti abbiano la possibilità di vivere senza discriminazioni. La dichiarazione era stata accompagnata da una donazione di 5 milioni di dollari a varie associazioni antirazziste, fra cui la NAACP (sigla che sta per “National Association for the Advancement of Colored People”). Il gesto è stato sicuramente lodevole, ma per molti non abbastanza.

Infatti il problema a cui abbiamo accennato all’inizio è assai radicato sul suolo americano. E, come ben sanno i fan dei fumetti Marvel, Frank Castle/Punisher sarà sì spinto da buoni propositi, ma porta avanti la sua lotta contro il crimine ricorrendo a violenza inaudita e uccisioni incontrollate, divenendo di fatto lui stesso un criminale. Di questo problema ne aveva parlato molto spesso in passato anche il co-creatore del personaggio Gerry Conway (The Amazing Spider-Man). A maggior ragione, dopo l’uccisione di George Floyd, questa particolare usanza della polizia e dell’esercito statunitensi è tornata a galla e ci si è rivolti a Disney per risolverla una volta per tutte. Fra chi ha fatto sentire la propria voce c’è Matt D. Wilson (Everything Will Be Okay), come possiamo vedere dallo screen che arriva direttamente dal suo account Twitter.

Punisher

Wilson parte dall’assunto che nel solo 2019 la Disney ha incassato ben 70 miliardi di dollari, a confronto dei quali le donazioni per 5 milioni corrispondono allo 0,007%. Perciò, oltre ad auspicare una donazione sostanziosa (lui fa riferimento a un’ipotetica cifra di 100 milioni di dollari), lo scrittore fa anche riferimento ad altre azioni. Queste potrebbero essere per esempio il richiedere che i dipartimenti di polizia statunitensi smettano di utilizzare il logo del Punisher (che spesso campeggia sulle volanti) e, nel caso questo non avvenga, di perseguire legalmente i membri della forza di sicurezza che non ne abbandonano l’utilizzo a sproposito. Di fatto, la via legale sarebbe possibile, in quanto si tratta di un utilizzo non autorizzato di una proprietà intellettuale in mano alla Disney.

A Matt D. Wilson si sono uniti in molti, come la disegnatrice Kat Verhoeven (Towerkind) e la scrittrice Magdalene Visaggio (Kim & Kim). Lo scrittore ed editor Eric Palicki (Guardiani dell’Infinito, No Angel) ha invece ricordato il fatto che in un’occasione la Disney aveva costretto un asilo a rimuovere alcuni murales che rappresentavano degli iconici personaggi della Casa di Topolino. Vedremo se queste prese di posizione e queste osservazioni verranno prese in considerazione dalla Disney, e come quest’ultima deciderà di agire.

Fonte: CBR

Classe 1989, Simone ha sempre cercato il mezzo d'espressione perfetto: forse il fumetto (come quell'"House of M" targato Marvel), o magari il cinema (con "Jurassic Park" come primo film di cui ha memoria), oppure il videogioco (la prima epica sessione, 5 ore davanti alla PlayStation)? Quando non pensa a questa insensata gara, si diverte a scrivere racconti e poesie. E i suoi studi umanistici riflettono un po' il suo animo, fra una tesi sul rapporto fra storia degli Stati Uniti e fumetti di supereroi, e un glossario della lingua videoludica (che è riuscito anche a pubblicare).