Inside Comics: Il colore nei fumetti – Firefly e Buffy

Fr4med torna con una rubrica totalmente nuova, Inside Comics, dedicata, nel dettaglio, al fumetto ed a tutte le componenti creative che formano il prodotto finito. La redazione ha scelto di ritagliare uno spazio da poter affidare a veri e propri insider della nona arte, che si occupano di tutti quegli aspetti -erroneamente-meno approfonditi anche, e sopratutto, dalla critica di settore. Lo scopo di questi articoli sarà affinare la propria sensibilità nei confronti di elementi portanti del fumetto, dal colore al lettering, passando per impaginazione ed editing, così da poter comprendere a 360° cosa si celi dietro una pubblicazione. Partiamo con questa nuova rubrica ospitando Francesco Segala, colorista, che apre le danze con un approfondimento in cui il colore è totale protagonista. Attraverso i suoi lavori più recenti, quali Buffy e Firefly, Francesco ci spiega il percorso che porta al completamento di una tavola, trattando fotografia, toni, luci, palette e texture.

La redazione di Framed è stata così gentile da offrirmi questo spazio per parlare un po’ del lavoro del colorista di fumetti ed ho pensato che, per parlare un po’ del mio metodo, non vi fosse modo migliore del proporre degli esempi tangibili, nella fattispecie delle serie BOOM! Studios basate sulle properties di Joss Whedon, Buffy e Firefly, avendo avuto la possibilità di lavorarvi -brevemente su una, in maniera più consistente sull’altra-. Attualmente entrambe le serie sono pubblicate in italia da saldaPress.

Lavorare su properties già esistenti potrebbe sembrare concettualmente castrante, poiché si dovrebbe cercare di arrivare a soluzioni che rendano il tutto più “familiare” possibile per i fan delle serie, ma, in realtà, si tratta di un concetto vero solo in parte e non necessariamente limitante. Una precisazione che mi sento di fare: quello di cui parlerò è il mio approccio, non esistendo una scienza esatta, qualora vi capitaste di sentirete altri coloristi  questi potrebbero avere -anzi, sicuramente hanno- metodi e sensibilità diverse.

PREVISUALIZZAZIONE

Seppur l’approccio alle due serie sia diametralmente opposto -anche perché il tipo di segno dei due disegnatori è molto diverso- il primo passo è indubbiamente molto simile: prima di metter mano alla tavola, bisogna ovviamente studiare le properties che si vanno ad approcciare… certo, tutti conosciamo Buffy e Firefly, tuttavia è necessario studiare anche gli albi pubblicati prima di quello su cui si lavora, vedere il tipo di disegno e cercare uno stile di colore e/o fumetti preesistenti con approcci che piacciono. Ovviamente bisogna leggere la sceneggiatura ed iniziare a fare una mappa mentale del tipo di atmosfere che si vuol dare alle tavole. Le reference più immediate sono ovviamente i frame della serie ma qualsiasi suggestione aiuta, come altri film, quadri, fotografie, concept art… una volta raggruppato tutto in testa si può cominciare a metter mano alle tavole.

BUFFY

(Issue 14)

Sceneggiatura: Jordie Bellaire; Disegni: Julian Lopez, Moisès Hidalgo

Cominciamo parlando di Buffy perché è stato l’approccio più immediato e semplice: sono subentrato come aiutante per alcune tavole di una singola issue -la 14, uscita in USA il 20 Maggio- in una serie già avviata e che non aveva subito restart narrativi -cosa che succede in Firefly, per esempio-. Si trattava di un albo in cui ero il secondo colorista e quindi dovevo, giustamente, adattarmi al lavoro del primo, Raùl Angulo, che si occupava della serie sin dall’inizio. Attenzione, mi torno a ripetere dicendo che trovo siano utili tutti questi “limiti”, in quanto, a livello professionale, una delle cose che credo serva di più a un colorista è la capacità di adattarsi alla versatilità. Eccoci quindi davanti alla tavola che ho scelto, la quale, essendo molto semplice, aiuta a spiegare bene il concetto.

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Come vedete il disegnatore ha una china molto spessa ed un tipo di sintesi piuttosto “grezza”. Questo rende l’approccio ancora più semplice perché, per il mio gusto, non sarà necessario lavorare tanto di dettaglio e di realismo quanto più sul facilitare la lettura, l’atmosfera -in questo caso potremmo dire fotografia- e la separazione dei piani. Per prima cosa, capiamo in maniera molto abbozzata che tipo di fotografia avranno le singole vignette -i colori scelti ora non saranno necessariamente gli stessi che rimarranno alla fine-. 

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L’esterno del Sunnydale ha una reference precisa in quanto è già comparso nella serie, quindi per creare familiarità useremo toni caldi, mentre per l’aula di scienze ho scelto toni freddi sia per creare uno stacco sia per far capire subito che l’ambiente sarà asettico. Inoltre è una situazione di vita normale, quindi la fotografia sarà quanto più naturale possibile, con l’obiettivo di usare colori anche abbastanza accesi -di nuovo, per avvicinarsi allo stile della serie di Raùl-.

Passiamo poi agli sfondi.

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Di nuovo: c’è chi prima fa le basi di tutta la tavola compresi i personaggi, io ho scelto un approccio diverso ma non esiste oggettività, fate come meglio credete. Per il Sunnydale sapevo già in che direzione andare e non avevo necessità di separare i piani. Per quanto riguarda l’aula, ho scelto di dare profondità di campo colorando le chine per far esaltare di più i personaggi in primo piano -il professore, Buffy e Rose– buttando tutto il resto dietro, così da facilitarne la lettura. Ho cominciato a inserire qualche luce bianca dall’alto, di nuovo, per aumentare l’asetticità dello scenario.

Passiamo poi ai flat, i colori piatti dei personaggi.

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Volevo nuovamente che emergessero i personaggi in primo piano, quindi prima ancora di lavorare sulla modellazione di ombre e luci, ho aggiunto un livello di celeste su tutti gli studenti in secondo piano.

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Già così la lettura della tavola è molto facilitata. Sembrandomi ora troppo piatta la prima vignetta, ho aggiunto un colpo di luce sulla facciata della scuola. Infine, ho aggiunto le ombre e le luci sui personaggi con un pennello molto netto.

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Nell’ultima vignetta, per enfatizzare l’esperimento in provetta, ho spostato la luce, passando da quella delle lampade in alto (vignette 2,3) a quella in basso data dall’esperimento. Rendere eccessiva questa ombra, unita alla luce verde ancora fioca, serviva per cominciare a far comprendere la discussione/conflitto tra le due. La fosforescenza della provetta non è ancora così netta ed eccessiva perché, a livello narrativo, serve che sia di maggiore impatto nella tavola successiva, creando un crescendo nella sequenza. Ultima cosa: non sentendomi soddisfatto della prima vignetta ho scelto di aggiungere ulteriori ombre.

Nella serie di Buffy viene usata una lieve texture messa sopra a tutto. È quasi impercettibile ma c’è. Messa sopra a tutto, è il tocco finale per chiudere la tavola.

FIREFLY

Issues 13/14/15

Sceneggiatura: Greg Pak; Disegni: Lalit Kumar Sharma

L’approccio a Firefly è più complesso. Parliamo intanto di più issue della stessa serie e, seppur abbia cominciato dalla issue 13, è l’inizio di un nuovo arco narrativo, quindi non ho avuto tutte le restrizioni presenti in Buffy. Il disegnatore scelto poi, Lalit Kumar Sharma, è molto differente dal tratto più “pulp” del precedente Dan Mcdaid. In breve, dovevo lavorare su tavole a matita e non inchiostrate e l’approccio doveva essere più artistico/pittorico, con un pesante uso di texture. Dove su Buffy era il segno della china che doveva uscire, qua del nero non c’era traccia e non potevo usare pennelli netti. Anche solo concettualmente, la fotografia doveva far emergere la polvere del west più che la fantascienza pulp della serie. Avendo poi la gestione di più numeri e l’ansia personale di poter risultare ripetitivo, ho cominciato a inserire tutte le in una specie di colorscript al contrario. Laddove la Pixar ragiona prima sulla totalità delle scene, io ho ragionato in divenire, procedendo in maniera retroattiva nel sistemare qualche tonalità dominante delle singole pagine. Le issue 13/14/15, ovviamente pixelate in questa sede, alla fine del lavoro sono risultate così.

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Quindi spero di essere stato poco ripetitivo.

Andiamo ad analizzare una singola pagina, nella fattispecie pagina 4 della issue 13.

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Abbiamo una situazione molto classica: paesino sperduto, capo che maltratta la povera gente, eroe -eroi- di turno che accorrono a risolvere il conflitto.

Di nuovo, come per Buffy, primo step monocromatico: parliamo di fantascienza, non occorre essere realistici al 100% e la fotografia deve essere sporca e polverosa, quindi palette accese ma non eccessivamente. Separiamo il caldo esterno da un più freddo verdognolo interno.

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Per accentuare di più il tutto ho valutato la possibilità di lavorare sui colori complementari, magari usando il viola per gli interni. Non essendo una scena troppo drammatica, però, non volevo caricarla e creare un eccessivo contrasto. Ho proceduto, quindi, con l’ultimare gli sfondi. Come dicevo, su Firefly c’è la necessità di essere più pittorici e sporchi, quindi ho lavorato di pennellate sporche e molto visibili, cominciando fin da subito ad inserire le texture che tecnicamente andrebbero messe alla fine per avere un maggior controllo sulla sera finale del colore.

Andando avanti con la serie, mi capiterà spesso di avere grandi cieli e/o vignette con sfondi vuoti, polveri o fuochi. Spesso lavoro ad essi togliendo le chine e pennellando liberamente nella vignetta. Molte di quelle pennellate saranno ovviamente coperte dai personaggi, ma credo serva comunque per una resa finale migliore.

Qui la mia reference principale è William Turner, nel suo modo di creare atmosfere fortissime con pennellate quasi astratte.

Passiamo quindi ai personaggi, che avranno ovviamente colori più “reali”, di nuovo, per aiutare a farli uscire di più dalla tavola. Nelle tavole di Lalitnon ho scelto di non lasciare mai le matite propriamente nere ma più di un viola molto scuro. In alcune, tuttavia, i personaggi restano neri così da poterli far emergere e puntare ad una leggibilità più immediata. Magari risulterà impercettibile, ma c’è.

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Lavorando ai piatti dei personaggi, ho cercato di lasciare più saturi i protagonisti rispetto ai personaggi secondari, che sono spesso più grigioverdastri o marroni -ancora la polvere del selvaggio west-. Infine ho applicato le ombre e le luci, qua più presenti che nella tavola di Buffy, e, soprattuto, non date con un pennello netto ma a colpi con un pennello che simula una matita ruvida. Qualche ultimo bilanciamento e fix vari -specie, come dicevo prima, a fine numero, per cercare di dare coerenza ma allo stesso tempo varietà nell’uso delle palette- e la tavola è conclusa. 

Inside Comics

Cogliamo l’occasione per ringraziare nuovamente Francesco Segala per l’enorme contributo fornito e vi invitiamo a seguire le uscite saldaPress così da non perdervi il suo eccellente lavoro. Vi diamo appuntamento alla prossima puntata di Inside Comics, in cui esploreremo un altro aspetto del mondo fumetto.