Circa un anno fa un mio amico mi chiese di andare a vedere John Wick 3 – Para Bellum. Pur non avendo visto nessuno dei due episodi precedenti della saga, ne conoscevo la fama e da un po’ ci avevo cominciato a fare un pensierino. Per sicurezza al telefono gli chiesi: «Ma è importante conoscere gli altri due? Di che parla?»

Il mio amico rise. Ma non rispose. Entrammo in sala che ero ancora all’oscuro di tutto.

Dopo circa dieci minuti Keanu Reeves stava riempiendo di mazzate un gruppo di asiatici lanciando coltelli e sfasciando facce usando gli zoccoli dei cavalli. «Ti ricordi quando mi avevi chiesto di cosa parlasse? – mi fece il mio amico allora – Ecco.»

Capii che quello era un film che parlava di Botte.

Ma mi piacque da morire. Uscii gasatissimo dalla sala e talmente soddisfatto da cercare all’istante i due capitoli precedenti.

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Tutto questo racconto per dire che non sono un fan dei film d’azione, ma a me i film che parlano di Botte alla fine piacciono. Ecco. Tyler Rake ( il cui titolo originale è Extraction) è un film che parla di Botte. Ovvero un film dove la trama è solo al servizio di una serie infinita di pizze in faccia.

Ma non mi è piaciuto.

Credo sia un film d’azione fatto molto bene – ribadisco che non sono un fan, quindi non ho una cultura spropositata –, agli appassionati del genere probabilmente piacerà perché infarcito di adrenalina – teoricamente – eppure credo manchi qualcosa.

Andiamo per gradi.

Tyler Rake, un action teso, crudo e quasi disperato - MYmovies.it

Tyler Rake è stato uno dei film più chiacchierati da diversi giorni a questa parte. Su Netflix appare tra i più popolari e lo stesso Chris Hemsworth, in un post di Instagram, ha ringraziato infinitamente i fan dicendo che il suo Extraction era il più visto al mondo. Tanto è stato il successo che già sembra essere stato confermato un sequel.

Ad aumentare la sua fama, oltre alla presenza del Thor degli Avengers, hanno contribuito anche altri importanti nomi. Secondo la locandina, infatti, il film è “prodotto dai fratelli Russo, registi di Avengers:Endgame”. In realtà in questo caso i fratelli Russo appaiono separati. Joe si è occupato della sceneggiatura, mentre Anthony risulta come produttore insieme ad Hemsworth stesso. Alla regia, invece, troviamo Sam Hargrave, al suo primo lungometraggio dopo una lunga collaborazione con i Russo come stuntman. Di fronte a questa sfilza di nomi è chiaro che le aspettative erano alte.

La trama è semplice (vedi: film che parla di Botte) ed è l’adattamento cinematografico della graphic novel di Ande Parks e gli stessi Anthony e Joe Russo. Tyler Rake è un mercenario dal passato doloroso disposto ad accettare le missioni più impossibili pur di trovare quella pallottola che possa mettere fine alla sua vita di sofferenze e rimpianti. Così è come ci viene presentato il personaggio di Chris Hemsworth nei primi dieci minuti. Gli viene chiesto di accettare l’incarico di estrazione del figlio di un importante boss del narcotraffico, rapito dalla banda rivale tra le vie di Dacca in Bangladesh. La città stessa è tra i protagonisti assoluti del film e subito ci viene presentata anche lei con un filtro seppia – che si contrappone ai colori accesi dei primi minuti – atto a mettere ancor più in evidenza il paesaggio arido e sporco, nonché le condizioni di povertà e degrado.

Qui la trama finisce e comincia subito l’azione che durerà per tutto il resto del film. Non ho potuto fare a meno di pensare a John Wick per l’estenuante susseguirsi di combattimenti al cardiopalmo che il film ci ha proposto, eppure non sono riuscito ad appassionarmi allo stesso modo.

Tyler Rake (2020): Recensione - Malati di Cinema

Le coreografie sono entusiasmanti e gli attori si muovono alla perfezione in quella che ricorda quasi una danza di morte dai passi calcolati al millimetro. Questo era forse prevedibile considerando il lavoro di Hargrave come stuntman e coordinatore dei combattimenti in film quali Captain America: Civil War o gli ultimi due capitoli degli Avengers. Gli attori hanno anche la fisicità giusta – primo tra tutti Hemsworth – per rendere credibili le lotte all’ultimo sangue – tranne quando si investono con dei camion per poi rialzarsi come se nulla fosse.

Eppure quello che forse rende tutto sterile e impedisce il reale attaccamento ai personaggi è la sceneggiatura fin troppo debole. Ogni tanto si prova a fare delle introspezioni anche minime dei protagonisti, ma sono degli sprazzi di pochi istanti (non minuti) prima di ritornare alle scazzottate senza tregua. E a rimetterci sono anche gli attori come Hemsworth (o David Harbour, che compare per dieci minuti di gloria prima di scomparire rapidamente), ridotti a mere maschere senza anima, in ruoli stereotipati e roboanti che risultano anche poco credibili.

Fallisce anche il tentativo di mostrare quello che dovrebbe essere il filo conduttore di tutto il film, ovvero il legame tra Tyler e Ovi (il ragazzo salvato da Hemsworth). La missione si sarebbe potuta concludere dopo cinque minuti, eppure Rake sceglie di continuare a sparare e sfondare crani proprio per l’affetto verso il ragazzo. Ma quando è nato questo affetto? I due si ritrovano nel giro di  qualche ora – la storia si svolge nell’arco di due giorni – a passare da estranei a amici e confidenti e tutto grazie ad una conversazione di pochi minuti nella quale non si scende nemmeno realmente nel profondo.

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Alcuni personaggi verosimilmente importanti compaiono una volta per poi svanire nel nulla (il padre di Ovi?), mentre altri recitano una frase in tutto e per qualche motivo li dovremmo credere significativi per la storia. Ci si prova ad accentuare l’emozione con qualche sviolinata della colonna sonora, ma – ahimé! – neanche la musica può colmare una così grande carenza di sceneggiatura. Non ci si affeziona a nessuno e non si tifa per nessuno. Che siano i buoni o i cattivi a vincere fa poca differenza… purché ci siano le Botte.

Sicuramente è parte del genere, non possiamo pretendere che i personaggi di un film d’azione comincino a filosofeggiare sui massimi sistemi, ma non si può neanche rendere indifferente allo spettatore chi muore o chi vive. In Mad Max: Fury Road i personaggi di Max e Furiosa sono vivi ed escono fuori dallo schermo. Ci si appassiona a loro (tanto che l’imperatrice di Charlize Theron si è guadagnata un film tutto suo in arrivo) e quando combattono Immortan Joe si è tesi per ogni sparatoria o corsa con le macchine. Eppure nessuno dei due è un chiacchierone.

Ad ogni modo, in Tyler Rake non mancano le scene comunque apprezzabili o le scelte stilistiche degne di nota, soprattutto in campo di regia. Prima tra tutte sicuramente quella del lungo piano sequenza di 12 minuti nella scena dell’inseguimento iniziale, quando veniamo lanciati da un palazzo all’altro, dentro e fuori dalla macchina e poi in mezzo alla strada a combattere insieme ad Hemsworth. È una scelta registica che ultimamente va molto di moda – basti vedere il bellissimo 1917 – e che personalmente amo molto. È molto videoludica ma risulta estremamente efficace nell’incollare lo spettatore alla poltrona ed incantarlo per tenerlo senza fiato e con il cuore in gola fino all’ultimo secondo. E credo che questo sia esattamente ciò che ci si dovrebbe aspettare in un film d’azione.

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In conclusione, Tyler Rake è un film senza infamia e senza lode che mi ha lasciato sicuramente una curiosità verso i prossimi lavori del regista Sam Hargrave, ma che non è riuscito a scatenare in me quella stessa scarica di adrenalina che avevo in corpo uscito da John Wick.

Si accettano consigli per capire meglio i film che parlano di Botte.