SaldaPress: Rocketeer – Orrore a Hollywood | Recensione

SaldaPress (Buffy – L’Ammazzavampiri, Pro Edizione XXXL) è pronta a portarci ancora una volta nel mondo fantascientifico e retrò di Rocketeer, supereroe della Seconda Guerra Mondiale che è tornato questa volta nel volume Rocketeer – Orrore a Hollywood. Vediamo com’è andata.

Intanto, dove eravamo arrivati? Rocketeer, alias supereroistico di Cliff Secord, era un semplice collaudatore di aeroplani nella Los Angeles di fine anni ’30, che finisce per avere fra le mani uno zaino a razzo sperimentale. Con questo suo nuovo jetpack e l’aiuto del suo amico meccanico Peevy, indossato un elmo alquanto appariscente, Rocketeer è pronto a sfidare i cattivi; il tutto senza dimenticarci dell’amore per la bella e indipendente Betty.
Rocketeer nasce come fumetto nel 1982 grazie a Dave Stevens e nel corso degli anni ha sempre avuto un suo nugolo di fan; nel 1991 ne è stata tratta una pellicola per la regia di Joe Johnston (Jumanji). In quest’ultima avventura, la storia è in mano a Roger Langridge (Popeye); i disegni sono invece affidati a J. Bone (The Spirit), con i colori di Jordie Bellaire (Moon Knight).

Rocketeer

Vista anche l’ambientazione pulp, gli autori di Rocketeer – Orrore a Hollywood hanno optato per una storia estremamente classica, che ben si sposasse con la data degli avvenimenti, il 1939. Siamo nella città del cinema, e una nuova minaccia si profila all’orizzonte: Otto Rune, sorta di santone, è in città ed è pronto a dedicarsi ai suoi loschi affari, e sia Rocketeer, sia Betty si ritroveranno a indagare sulla nuova minaccia. Nel frattempo è sparito uno scienziato (pioniere della robotica), il professor Lowcraft, tanto simile ad Einstein nelle fattezze quanto con un nome che ricorda il ben più famoso Lovecraft; e, visto dove ci condurrà la trama, tutto questo avrà il suo senso.

Dunque una trama classica, che tuttavia ogni tanto potrebbe risultare forse fin troppo classica, con molti cliché del genere e dell’epoca che fanno capolino dietro varie pagine. Purtroppo, a questa trama classica si accompagna talvolta anche qualche buco di trama: ci sono scene in cui, fra una vignetta e l’altra, vi sono degli stacchi fin troppo repentini, che possono lasciare stranito qualche lettore non troppo attento. A livello narrativo, per restare su caratteristiche tipiche dei fumetti dei decenni passati, in varie sezioni la fanno da padrone le didascalie. Affidate a un narratore interno alla vicenda (che ha il volto di un famoso attore degli anni ’40), danno una nota di colore e ogni tanto di ironia al racconto, per quanto talvolta risultino parecchio verbose. La stessa pesantezza la ritroviamo purtroppo anche in svariati “spiegoni“: molte spiegazioni e ogni tanto anche intere sequenze non sono infatti narrate tramite le vignette e i disegni, ma sono invece affidate a fitti balloon che lasciano assai poco all’immaginazione.

Dal punto di vista della composizione della pagina, troviamo anche qui una costruzione che si rifà a degli stilemi molto classici. Infatti, nella stragrande maggioranza delle 104 pagine che compongono Orrore a Hollywood, la soluzione adottata è quella di comporre la pagina con tre strisce di vignette. Questa forma non è tuttavia l’unica, e di quando in quando possiamo vedere anche altre composizioni (per quanto mai nulla di innovativo) soprattutto per lasciare spazio a vignette molto ampie o costruite verticalmente; ciò lo vediamo in special modo nella seconda parte della storia, quando l’azione inizia a prendere la maggior parte dello spazio.
Lo stile di J. Bone è decisamente cartoonesco e potremmo definirlo perfino caricaturale, tuttavia si sposa bene con il tono e con le situazioni di Rocketeer – Orrore a Hollywood. Peccato che, al di là dello stile netto e ben definito, facciano capolino qua e là delle leggerezze prospettiche che talvolta stonano.
A completare il volume, troviamo a corredo i disegni di copertina del sempre efficace Walter Simonson (The Mighty Thor), assieme alla carrellata di copertine variant realizzate dal designer James White (a.k.a. Signalnoise).

Oltre a Orrore a Hollywood, nel volume (che ha un totale di 128 pagine) sono presenti due storie brevi. La prima s’intitola Sognare di Volare ed è scritta e disegnata da Stan Sakai (Usagi Yojimbo), e vuole essere un simpatico omaggio a un altro supereroe volante, il Superman della DC Comics.
La seconda storia, Cliff Secord, il Signore della Guerra di Blargon, si presenta come un excursus estremamente fantascientifico quanto folle, con un Cliff/Rocketeer che si trova catapultato in un mondo alieno, fra combattimenti ed equivoci. David Mandel (Seinfeld) firma la storia, mentre ai disegni ritroviamo J Bone. E questa, per tempi e costruzione di storia e gestione degli spazi, risulta essere l’elemento sicuramente di maggior valore dell’intero volume.

Questo Rocketeer – Orrore a Hollywood, disponibile in Italia da qualche settimana grazie a SaldaPress, dunque porta avanti la leggenda pulp di Rocketeer, pur se fra alti e bassi. Certamente non siamo davanti all’eccellenza del fumetto contemporaneo, ma questo volume può essere una gradevole aggiunta per tutti i fan dell’eroe con lo zaino a razzo, così come può essere una lettura per chi vuole riavvicinarsi ad alcune atmosfere dei fumetti americani classici.

Classe 1989, Simone ha sempre cercato il mezzo d'espressione perfetto: forse il fumetto (come quell'"House of M" targato Marvel), o magari il cinema (con "Jurassic Park" come primo film di cui ha memoria), oppure il videogioco (la prima epica sessione, 5 ore davanti alla PlayStation)? Quando non pensa a questa insensata gara, si diverte a scrivere racconti e poesie. E i suoi studi umanistici riflettono un po' il suo animo, fra una tesi sul rapporto fra storia degli Stati Uniti e fumetti di supereroi, e un glossario della lingua videoludica (che è riuscito anche a pubblicare).