Tunué: Stagione di Caccia – L’illusione predatoria dell’uomo | Recensione

Dopo il successo di Kraken (potete leggere la nostra recensione qui), Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari tornano a parlare del conflitto uomo/natura catapultandoci stavolta nell’entroterra, rimanendo però affezionati alla piccola comunità come protagonista ed espressione del disagio e contrapposizione di tale dualismo.

stagione di caccia

I due autori, dunque, aprono ufficialmente la loro Stagione di Caccia con il nuovo graphic novel pubblicato da Tunué. Dagli abissi grotteschi e mitologici di Kraken, Pagani e Cannucciari decidono di approcciare una vicenda molto più realistica della precedente, non senza sfruttare, a questo punto, i loro inconfondibili messaggi allegorici. Il lettore finisce così nei boschi e nella fitta nebbia di un piccolo centro abitato in cui si è consumato un terribile omicidio e dove la polizia è già a lavoro sulla ricerca del colpevole. Se nella scorsa opera gli autori erano partiti dalla mostruosità marina, ora scelgono un animale apparentemente più innocuo ma caratterizzato invece da uno spirito di devastazione inarrestabile: il cinghiale.

Il chiasso del borgo cittadino, con le chiacchiere e le bevute tra i cacciatori, si contrappone al silenzio tenebroso del bosco in cui si annidano insidie e pericoli di ogni genere. La scelta del cinghiale, animale da tempo perseguitato e fatto riprodurre appositamente per favorire il divertimento dell’uomo predatore, permette al lettore di avere una percezione immediata di quello a cui sta andando incontro. L’uso di dialoghi forse un po’ troppo retorici, diventando ridondanti, aiuta sì a calarci nell’ambiente creato dagli autori, appesantendo però la fluidità della lettura della storia. Nonostante questo, la decisione e la carica nell’elaborazione di questa vicenda è evidente attraverso la costruzione di una struttura narrativa solida e di un intreccio che si snoda rivelando non solo paure e timori, ma spogliando i protagonisti di quella distinzione buono/cattivo che potrebbero apparentemente vestire nelle prime pagine.

stagione di caccia

Si può essere progressisti, ambientalisti, liberali o razzisti, integralisti e bigotti, poco importa in questa caccia. Apparteniamo tutti alla stessa radice evolutiva da animale primitivo che si nasconde dietro l’illusione della ragione. L’unica distinzione è con chi sia in grado di accettare e fare i conti con questo aspetto, diventando l’esecutore di coloro i quali si nascondono dietro il populismo spietato. Per tutti gli altri, la lotta per la sopravvivenza è spietata e non fa sconti.

Stagione di Caccia prosegue dunque lo studio che Pagani e Cannucciari hanno deciso di costruire attorno la figura umana, sempre più in contrasto con una natura che assiste a una retorica perbenista fornendo all’uomo un controllo per lo più fittizio. Qui i disegni e i colori scelti da Cannucciari sono molto più realistici e grigi, probabilmente per evitare di stonare una vicenda che di “fantastico” ha ben poco, riuscendo da subito a farci calare nella lettura. Inoltre, la scelta di un approccio monocromatico alle tavole manca di infondere ai personaggi una qualche distinzione, confermando il desiderio degli autori di non voler mettere nessuno sul piedistallo, bensì di trattarli tutti allo stesso modo.

Personalmente mi piace e interessa molto il cammino intrapreso dagli autori, che a questo punto continuerò a seguire, nella speranza però che non rimangano troppo legati all’impronta narrativa scelta per Kraken e Stagione di Caccia ma riescano a discostarsene per elaborare nuove storie, anche sulla stessa tematica, che sicuramente saranno di grande impatto vista la loro determinazione e cura.  

stagione di caccia

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.