Richard Jewell: Clint Eastwood al servizio della Paura e dell’Ignoranza | Recensione

Clint Eastwood oramai è una cinepresa vivente da battaglia. A 89 anni è in grado di sfornare praticamente un film all’anno. Anche quest’anno ha scelto di raccontare un biopic, mostrando la storia di Richard Jewell e degli eventi che lo hanno reso uno degli indagati più pericolosi d’America.

Nel 1966, durante le Olimpiadi tenute ad Atlanta, un ordigno esplosivo causa la morte di un innocente e ben 111 feriti. Richard Jewell, addetto alla sicurezza, riesce però a individuare preventivamente la bomba e a contenere il numero di vittime. Diventa così un eroe nazionale, il cui coraggio e tenacia possono solo essere stimati, evolvendo così in un simbolo di lotta al terrorismo da emulare. A questo punto però, bastano pochi giorni per trasformarlo in uno degli indagati più spietati e pericolosi del continente. L’FBI, infatti, inizia le sue indagini e lo fa proprio partendo dall’unica persona apparentemente legata alla bomba, Jewell stesso. I sospetti si infittiscono, il giudizio e l’andamento delle indagini si viziano ed ecco che sulle prime pagine del giornale appare la foto di Richard Jewell come sospettato principale.

richard jewell

La pellicola di Eastwood, girata con la solita eleganza e fluidità che lo contraddistinguono, non finendo in un tribunale riesce a caricare della giusta tensione e imprevedibilità una vicenda simbolo del più spietato dei desideri: la caccia a un colpevole. Il protagonista, qui interpretato dalla perfetta somiglianza di Paul Walter Hauser, si trova a questo punto braccato dall’FBI, dai media e dalla massa, schiava dei titoli dei giornali che sfamano la loro voglia di rivolgere la frustrazione verso qualcuno. Nel corso della pellicola, più volte viene ripetuto che il sospettato “rientra nel profilo di un sociopatico”, una frase che si abbatte come una ghigliottina sui numerosi studi scientifici che oramai hanno cercato di porre un limite all’estensione di alcune affermazioni. Ma ci sta, era il 1996, e gli Stati Uniti D’America non avevano ancora avuto quella terribile sveglia dell’11 Settembre. Allo stesso tempo però, Eastwood mostra come una delle nazioni più potente del mondo funzioni per estremismi, in cui a dettare legge è la verità imposta dai media e un’ignoranza sempre pronta a esplodere.

Tutto il cast, che vanta nomi quali Jon Hamm, Sam Rockwell e Kathy Bates, funziona perfettamente garantendo a ogni ruolo uno spazio ben definito all’interno del quale evolversi, permettendo così un carico di tensione su tutta la vicenda tra un flash e un altro di macchine fotografiche intrusive e fastidiosamente onnipresenti. Rockwell ricorda molto l’avvocato del John Turturro di The Night Of, pronto a spalleggiare il suo cliente e amico, prima per fama poi per effettivo affetto. Kathy Bates incarna perfettamente una madre premurosa, devastata dalle ingiurie rivolte al figlio. La scena che la vede al centro di una conferenza stampa che somiglia più a un tiro al bersaglio, mette a nudo tutta la sofferenza di quella che risulta come una famiglia distrutta. Eastwood cura molto bene la sceneggiatura facendo un lavoro di fino, evitando elementi dal ritmo troppo calante, sapendo mantenere alta l’attenzione dello spettatore. Sceglie di introdurre il personaggio interpretato da Olivia Wilde, che incarna lo stereotipo della giornalista disposta a tutto pur di avere la prima pagina ma che, infine, anch’essa si scontra con la dura realtà.

Richard Jewell non è il primo capro espiatorio del genere e non sarà l’ultimo, fuori e dentro il panorama americano. Pellicole come questa, più che impressionare per i nomi che ci sono dietro, dovrebbero far riflettere su quanto l’uomo sia facilmente condizionabile. Il potere di un’idea è tanto un elemento d’ispirazione quanto di distruzione. Spetta a noi scegliere il mezzo e il modo adatto con cui comunicarla, verificando e concedendo il beneficio del dubbio.  

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.