saldaPress: Frank Miller’s RoboCop – Edizione Definitiva | Recensione

Era il 1987 quando il mondo conobbe il RoboCop di Paul Verhoeven. Il film ci portava in una Detroit alienante, sporca e violenta, in cui il marcio si faceva strada da sotto la facciata del progresso, in cui le multinazionali corrotte si permettevano di gestire il destino di una città intera, in cui il crimine si era fatto così estremo da necessitare soluzioni estreme. L’onere di diventare questa soluzione ricade sull’eroico poliziotto Alex Murphy, caduto in servizio ma riportato in vita dalla Omni Consumer Product nel corpo metallico di RoboCop, imponente quanto brutale macchina che ben presto si ritrova nella scomoda situazione di essere a tutti gli effetti il burattino di una multinazionale senza scrupoli. Il film è entrato nella storia della fantascienza, ricadendo a pieno titolo nella lunga sfilza di cult degli anni ’80. E, si sa, quando un film ha tanto successo i sequel non tardano ad arrivare.

RoboCop

In un primo momento della produzione, cominciarono a circolare bozze di sceneggiature per due sequel, sceneggiature scritte da nientepopodimeno che Frank Miller. Ma qualcosa non andò come sperato: quelle sceneggiature fecero gelare il sangue della produzione a causa della loro natura estrema, violenta e profondamente politically incorrect. I due sequel che ne uscirono furono il frutto di un accurato lavoro di riadattamento e, come puntualmente accade in questi casi, non riuscirono a catturare gli spettatori tanto quanto il film che aveva iniziato tutto. Appunto per questo motivo sarebbe lecito domandarsi come sarebbero potute andare le cose se Miller fosse stato lasciato a briglia sciolta, ed è proprio per rispondere a questa domanda che spunta fuori Frank Miller’s RoboCop – Edizione Definitiva, un colossale cartonato targato saldaPress con copertina curata da Miller stesso. L’albo raccoglie due storie (RoboCop e RoboCop: L’ultimo baluardo) che, sotto la guida di Steven Grant, con la partecipazione di Ed Brisson (chiamato ad ideare l’epilogo per le sceneggiature di Miller) ed i disegni di Juan José Ryp e Korkut Öztekin, cercano di ricostruire i film come sarebbero potuti essere originariamente. Come è andata questa delicata operazione?

Partiamo dicendo che l’impatto iniziale con il volume è tutt’altro che piacevole. L’idea di cimentarsi in una lettura sostanziosa come questa Edizione Definitiva viene subito messa in dubbio dalla prima storia. Ora, da novellino che deve ancora recuperare il film originale, ritrovarmi catapultato in questa Detroit così grottesca, così caustica, mi ha fatto storcere il naso. Non fatevi un’idea sbagliata, adoro un po’ di sana edginess nelle storie che leggo, ma solo quando ne percepisco l’autoironia, solo quando mi aiuta a definire l’assurdità di certe situazioni (un esempio tra tanti, il DIE!DIE!DIE! di Kirkman, Gimple e Burnham). RoboCop sembra volerci presentare uno stile per certi versi simile, ma l’esecuzione lascia molto più a desiderare, dando l’impressione che tutta la violenza gratuita e le situazioni paradossali vadano prese sul serio, addirittura ammirate per la loro grandiosità e la loro strafottenza. A ciò si aggiungono le tavole di Ryp, caotiche e spigolose quanto la trama e generalmente difficili da decodificare. Il più delle volte mi sono ritrovato a strizzare gli occhi per capire dove ci trovassimo, cosa stesse succedendo, chi stesse facendo cosa. E così la trama ha incominciato a pesarmi non poco e a risultarmi datata, il frutto di tempi ormai passati nonostante un grande focus sia dedicato alle crociate che una certa specie di perbenisti particolarmente bigotti cercano di portare avanti per il “bene comune”, un tema ahimé assai attuale.

La situazione vira per il meglio con L’ultimo baluardo: la trama, più semplice ed efficace è accompagnata dalle tavole di Öztekin, più chiare ed assai meno “repellenti” di quelle di Ryp, capaci di accompagnare gradevolmente il lettore. Qui vediamo un RoboCop ormai in pieno controllo della sua esistenza, un uomo ritrovatosi suo malgrado intrappolato in un corpo metallico ma perlomeno ormai libero da tutte le direttive che lo avevano reso schiavo. L’Alex Murphy di questa storia è finalmente un protagonista avvincente (rispetto alla macchina fredda e confusa della prima storia), impegnato insieme alla popolazione di Detroit a rallentare i piani della OCP in uno stallo che potrebbe finalmente mandare il colosso in bancarotta. Questo secondo capitolo riesce in qualche modo a risollevare le sorti dell’albo, regalandoci un prodotto molto più gradevole e divertente.

Insomma, Frank Miller’s RoboCop – Edizione Definitiva è una lettura che mi sento di consigliare solo ai veri fan del poliziotto robotico, probabilmente più abituati alla violenta assurdità nella quale verranno lanciati sin dalle prime pagine. Per tutti gli altri le situazioni paradossali, la violenza gratuita, la buona dose di misoginia di fondo e le tavole non particolarmente stellari potrebbero essere un tantinello troppo, rendendo le 400 pagine del volume una vera impresa da portare a termine.

Mite ragazzo di classe ‘96, appassionato di lunga data di gaming, si dimostra un precursore quando, nel lontano 2000, viene trovato a strisciare le carte di credito dei genitori sulla PsOne per comprare un migliaio di gemme su Spyro 2. A questo incontrastato e patologico amore per le microtransazioni, si affianca l’amore per il cinema d’autore. In nome di questa passione, si imbarca in un viaggio mistico fra India, Nilo e Miami alla ricerca della vera essenza dei Cinepanettoni: è qui che, ispirato dalle note di Scatman, decide che la missione della sua vita sarà quella di scrivere il film che riunirà Boldi e De Sica. Fino ad allora, l’entusiasmo del lavoro in Fr4med sarà solo la maschera che nasconde il profondo trauma per questa atroce separazione. AGGIORNAMENTO: Dopo la spontanea riappacificazione di Boldi e De Sica, vive una profonda crisi mistico-spirituale. Arriva quindi a definirsi “profeta”, abbracciando lo stile di vita da eremita. Se lo cercate, lo troverete in una remota grotta, mentre si nutre solo di muschio e condensa ed estorcendo la modica cifra di 500€ ad ogni visitatore per delle infondate e truffaldine previsioni del Superenalotto.