Jojo Rabbit: Tra guerra, follia, grottesco e genio | Recensione

Taika Waititi è sicuramente uno dei cineasti più interessanti degli ultimi anni. Criticato e un po’ odiato per lo splendido e folle Thor Ragnarok, il regista neozelandese si sta facendo sempre più strada nel cuore di critica e pubblico. Con Jojo Rabbit ha dato probabilmente il colpo di grazia che conquisterà chiunque.

Un concentrato di Wes Anderson per quanto riguarda lo stile di regia adottato (cosa che si notava parecchio già nel meraviglioso e adorabile Selvaggi in fuga), un tocco di Steven Spielberg e tanta follia e creatività personali fanno di questa pellicola, un piccolo grande gioiellino.

E’ come vedere La vita è bella, ma al contrario, in quanto abbiamo come protagonista un giovane ragazzo nazista convinto, il cui ardore politico e il cui viaggio esistenziale si sovrapporrà alla parabola discendente del regime di Adolf Hitler. Un regime in cui crede talmente tanto da avere come migliore amico immaginario proprio un parodistico Adolf Hitler, interpretato dallo stesso Waititi. Gli orrori della guerra e una nuova amicizia femminile molto particolare, porteranno il ragazzino a riflettere sulle sue idee e convinzioni.

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Il regista non si risparmia e viste le nuove tendenze politiche di destra e un certo ennesimo ritorno fascista che sta infettando il mondo, prende di mira il sovranismo, il razzismo e l’elogio alla violenza, con una commedia quasi agrodolce dai toni apparentemente leggeri, eppure chiaramente schierata, e con diversi pugni allo stomaco non indifferenti. Questo perché vediamo il razzismo attraverso gli occhi del piccolo Johannes ‘Jojo’ (l’attore rivelazione Roman Griffin Davis) che tappezza la stanza di svastiche come fossero poster di rockstar, e partecipa a un folle campus d’addestramento per La Gioventù Nazista gestito da uno strambo ex ufficiale con un occhio di vetro interpretato da un grandissimo (come sempre) Sam Rockwell. Fondamentale anche il personaggio della madre del ragazzo, interpretata da Scarlett Johansonn che ultimamente ci sta ricordando quanto sia brava a recitare grazie a questo film e al recente e altrettanto stupendo Storia di un matrimonio.

Interessante come il regista cambi un po’ i toni del film dopo una prima parte dove si ride anche di gusto in diverse scene, che rappresentano il tono più farsesco della pellicola, cambiando poi abbastanza radicalmente, assumendo toni più seri e malinconici. Questo forse crea un po’ di squilibrio nel complesso. Anche le comparse del buffo amico immaginario Hitler pian piano vanno diradandosi perdendo quasi d’importanza, mentre avrebbero potuto rappresentare una costante importante nel film, potendo giocare di più sul rapporto con il protagonista. Ad ogni modo non mancano i classici tocchi non-sense e la poetica surreal-pop tipici di Waititi. Ed essendo che con la guerra comunque non si scherza, spesso questi divertenti momenti si scontrano con improvvisi cambi di toni dove fanno irruzione atti di violenza ed eventi drammatici.

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Jojo Rabbit quindi, nonostante i toni grotteschi, è doloroso e mostra la differenza tra sogno e realtà, spesso crudele, ma anche quanto la farsa e il surrealismo siano strumenti fondamentali nella vita, spesso più validi rispetto agli ordinari metodi di analisi della realtà. In questo periodo storico che stiamo vivendo, il comico cineasta Waititi ce lo ricorda con il giusto modo, con i giusti toni con la rappresentazione dell’orrore quasi sempre fuori scena, quasi un tono delicato. Ci accompagna tra una risata e un pianto (un po’ come fece appunto Roberto Benigni anni fa) in questo racconto.

Un discorso va fatto anche sulla straordinaria scelta musicale che accompagna la colonna sonora curata da Michael Giacchino. Da Tom Waits a Roy Orbison passando per David Bowie, con i loro brani immortali, danno sicuramente un valore aggiunto al film. Anche la stupenda sequenza dei titoli di testa ci regala un tocco musicale raffinato con la la versione teutonica di I Wanna Hold Your Hand dei Beatles, che accompagna le immagini di repertorio dei documentari sulla Gioventù Nazista.

Taika Waititi sta facendo un percorso straordinario, aggiungendo di volta in volta nella sua filmografia, film sempre originali e interessanti, e almeno al momento non sembra volersi fermare, per fortuna.

 

Jojo Rabbit è disponibile in tutte le sale cinematografiche italiane. 

Nato nel lontano 1984 a Torino, la sua esistenza è stata da sempre stata caratterizzata da 4 elementi fondamentali: disegno, fumetti, cinema e musica. In una crescita fondamentalmente caratterizzata dal disagio, riesce comunque a trasformare queste passioni in qualche specie di lavoro. Ha disegnato per Manfont e Leviathan Labs, la rivista di cinema 8 ½ ,oltre a varie collaborazioni con diverse realtà del fumetto e della grafica. Scrive di film per il sito Lloud, e disegna ovunque sia possibile. Si dice non abbia un carattere facile, ma potrebbero essere solo voci di corridoio.