Michael Bay si sa, lo si ama o lo si odia. E l’impressione è che sempre più persone non reggano il suo modo di dirigere. E parallelamente, quasi a far un dispetto, più ci sono queste critiche più Bay fa esplodere cose, qui con l’aiuto e i soldi di Netflix che sforna il film più costoso del suo catalogo, con ben 150 milioni di dollari. Il risultato è talmente estremo da dividere come al solito il pubblico in due con una maggiore propensione per chi lo critica.

Sì, perché si parte da una trama non certo originale e non certo sobria, talmente assurda da poter allontanare molti, che pesca dai fumetti e dai supereroi . E’ come prendere la squadra di Mission Impossible e quella del meno conosciuto The Losers senza dimenticare l’ A-Team, ma il tutto sotto pesanti steroidi.

michael bay

Ryan Reynolds è Uno, un miliardario che fingendosi morto, diventa un giustiziere e crea una squadra che possa aiutarlo. Quindi ecco che si uniranno a lui altri cinque aiutanti (ovvero Mélanie Laurent, Corey Hawkins, Adria Arjona, Manuel GarciaRulfo, Ben Hardy) senza nome che hanno inscenato la loro morte e che quindi sono spariti dai radar di tutti. Liberi, senza vincoli di alcun genere e con la possibilità di operare indisturbati in missioni pericolose e assurde senza lasciare alcuna traccia. Ecco così una nuova vita, per un nuovo mondo, che cercano di rendere un posto migliore con le loro azioni segrete. Come prima missione, si va chiaramente a caccia di un dittatore di un paese immaginario del Medio Oriente.

Ttutto abbastanza semplice e lineare non fosse che il buon Bay, con il suo modo di dirigere, tra sequenze d’azione frenetiche, flashback messi quasi a caso in ogni momento del film, e qualche intreccio di troppo nella trama, trasformi tutto in una maniera abbastanza complessa da seguire. Il rischio dunque è, per chi non ama il cinema dello scatenato regista, di distrarsi parecchio durante la visione e persino di annoiarsi. Questo perché ormai Michael Bay ha uno stile che, per quanto criticabile e per alcuni ostico, è ormai unico nel suo genere. Le sue sequenze d’azione sono ormai tradotte come confusionarie, poco chiare, con un montaggio errato. Nulla di tutto questo è più sbagliato in quanto Bay ha raggiunto un livello di stilizzazione dell’azione e del montaggio, talmente personale da renderlo quasi ‘autoriale’ nella sua follia.

Prendiamo ad esempio i primi 20 minuti di film dove veniamo letteralmente sparati all’interno di un folle inseguimento per le strade di Firenze. Probabilmente in questi 20 minuti c’è tutto il cinema di Bay oltre che una delle sequenze d’azione più robuste e folli degli ultimi anni, dove vengono adottate tutte le tecniche e tutti i tipi di inquadrature possibili, dai rallenty, alle soggettive, riprese aeree, goPro, droni, camera car e chi più ne ha ne metta. Ogni azione è inquadrata da ogni singolo angolo, ci sono telecamere ovunque. La corsa sembra infinita e porta quasi inevitabilmente a Mad Max: Fury Road dove gli inseguimenti sembravano non avere mai fine, così come la devastazione che si portavano dietro.

michael bay

Tutta questa azione va chiaramente a discapito dei protagonisti. Michael Bay, infatti, tiene più alle esplosioni che ai suoi personaggi. La squadra messa insieme da Reynolds non è affatto irresistibile e lo spettatore non riesce ad affezionarcisi nemmeno se consapevole del fatto che siano personaggi bidimensionali. Del loro destino frega poco o nulla. Nessuno di loro entra nel cuore o nelle grazie di chi guarda il film, eccezione fatta per Mélanie Laurent (la Shosanna in Bastardi Senza Gloria) qui in veste sexy e spietata e assolutamente irresistibile. Su Ryan Reynolds purtroppo poco da dire, perché da Deadpool in poi è rimasto intrappolato sempre nello stesso personaggio tutto battute, sarcasmo e cattiveria. Un po’ come successe a Johnny Depp dopo avere interpretato Jack Sparrow.

E’ interessante vedere come Michael Bay film dopo film sembri addirittura ringiovanire, creando film sempre più frenetici con montaggi serrati e ‘apocalittici’, con la voglia di superarsi di pellicola in pellicola. Un bambino che sfrutta al massimo i suoi giocattoli preferiti, fregandosene di tutto quello che possano pensare gli altri e concentrandosi semplicemente sul suo personale divertimento. Ci aggiunge anche la giusta dose di violenza più esplicita rispetto al passato con elementi splatter, una violenza stilizzata e fumettistica, come anche stilizzato è l’erotismo, con scene brevissime che accennano solo, con in mostra corpi perfetti, mai totalmente nudi, ancora coperti dall’abbigliamento intimo.

Bay sa bene quel che fa al contrario di quello che credono in molti, e più viene criticato, più sembra divertirsi a superare nuovi limiti per nuove critiche. Il regista insieme a Netflix vuole dirci che anche su piccolo schermo, un prodotto d’azione come questo 6 Underground risulti semplicemente perfetto e godibile senza far rimpiangere troppo la sala cinematografica. Per cui spegnete il cervello, non fatevi troppe domande, e lasciatevi semplicemente andare in questa folle giostra di 2 ore, che non lascerà tregua alla vostra voglia di azione sfrenata.