Star Wars Episodio IX : L’ascesa di Skywalker – Tutto sbagliato, tutto bellissimo | Recensione

Ci fu un tempo in cui venne affidato a  J.J. Abrams  l’arduo compito di dare una nuova vita al franchise di Guerre Stellari, a undici anni di distanza dalla conclusione di una seconda trilogia, decisamente sottotono rispetto all’originale (a parte per la conclusione stessa). Risultato? Tutto molto bello, ma anche molto blando e adagiato su meccaniche ben note e personaggi fin troppo familiari, una fiera del già visto che poco soddisfa le aspettative del pubblico.  Star Wars episodio VII – Il risveglio della forza è un discreto film di intrattenimento, davvero ben girato, ma che ha ben poco da dire nel panorama delle altre sei pellicole della saga.

Altro giro altra corsa, e per l’episodio successivo la Disney decide di invertire la rotta: l’effetto nostalgia inizia a perdere la sua efficacia e c’è bisogno di una ventata d’aria fresca, il suo nome è Rian Johnson e si rivelerà essere addirittura una brezza gelida. Nome sicuramente meno altisonante del suo predecessore,  il regista aveva già toccato la fantascienza con il discreto Looper ma a differenza di Abrams è la sua prima volta con la space opera, nonché la sua primissima alle prese con un franchise ed un budget di questa entità. Cambia quindi il direttore d’orchestra ed è tutta un’altra musica (no, John Williams rimane, tranquilli): Star Wars episodio VIII – Gli ultimi jedi sbarra completamente tutte le strade aperte da Abrams, fa scelte talmente coraggiose (e non poco dissacranti) da far rabbrividire anche i fan meno duri e puri, ma soprattutto politicizza il suo approccio in una maniera che mai era stata fatta prima d’ora nella saga (forse solo in Rogue One). Il film in questione è decisamente una scheggia impazzita in mezzo agli altri Star Wars, il ritmo è buono ma la struttura narrativa è singolare, la pellicola è altresì molto divertente e gode di ottime sequenze dal punto di vista visivo, come la memorabile battaglia finale sul pianeta con il sale rosso. Quello di Johnson è sicuramente un film di Guerre Stellari, ma allo stesso regista sembra più interessare metterla in discussione la guerra, piuttosto che metterla in scena, cosa che farà anche con tutti i personaggi. Giù la maschera quindi (anche quella di Kylo Ren) e con un tono guastafeste al pari di quello del Randal di Clerks sulla morte nera, Gli ultimi jedi inizia al fare le pulci a tutte le ingenuità del franchise in fin dei conti scanzonato che è Star Wars. Per certi versi, se vogliamo, siamo di fronte al Guerre Stellari meno Guerre Stellari di tutti, per lo meno considerando i titoli degni di portare questo nome: non è detto che questo sia necessariamente un male, anzi, ma per la Disney il pubblico ha sempre l’ultima parola, e ancora una volta, ai fan questo nuovo approccio non va giù, proprio per niente. Per loro la mela è rotolata lontano dall’albero e a gran voce gridano: “Ridateci Guerre Stellari”.

Star Wars

D’altronde è davvero impossibile accontentare tutti e mamma Disney si rende conto che l’andare troppo incontro prima agli uni e poi agli altri è risultato autodistruttivo, tanto da non saper più che pesci pigliare. Entrambi gli approcci si sono rivelati poco soddisfacenti agli occhi del pubblico più integralista e ora la produzione si ritrova ad un punto di non ritorno, aggravato da un piccolo incremento di difficoltà: questa volta, non basta intercettare il volere di chi guarda, ma bisogna innanzitutto chiudere le fila di un discorso condotto su due fronti quasi incompatibili.

E chi viene chiamato a riattaccare i cocci (letteralmente)?
Di nuovo J.J. Abrams, che deve riconciliare l’inconciliabile.
Nel fare ciò:

1) Per dare uno scossone e richiamare a se entrambe le fazioni di pubblico che avevano oramai “perso la fede”, chiama in causa un personaggio oramai dato per morto e sepolto, che nulla c’entra con quanto raccontato sino ad ora in questa nuova fase ma che a questo punto si ritrova ad essere uno dei perni onnipresenti della saga. E non si tratta di una strizzata d’occhio o di un easter egg, ma tutto il film gira letteralmente attorno a questo personaggio, e con esso tutta una serie di elementi (forse anche spade laser), intrecci, sottotrame e improbabili (o addirittura telefonati) colpi di scena vengono creati praticamente ex novo e attaccati quasi con lo sputo proprio per far quadrare il non quadrabile.

2) Come se non bastasse, zeppa tutto di grandi ritorni e rievoca in maniera più che esplicita una serie di momenti memorabili provenienti dalla trilogia originale (e forse non si limitano a questa i richiami), in quello che con le pale e i forconi viene già definito dai molti, il più mero dei fan service.

3) Inserisce ancora una volta personaggi nuovi, carini, interessanti, ma che con ogni probabilità non appartengono a questa saga (ad una futura forse?) e che quindi sono praticamente indifferenti ai fini di questo film.

4) In tutto questo, non nasconde minimamente tutte quelle ingenuità derivanti da questo continuo fare e disfare che ha caratterizzato la saga, i cui sviluppi sono stati pensati di volta in volta proprio per venire incontro a quella massa di pubblico, che paradossalmente proprio per lo stesso motivo sta ora voltando le spalle. Tra parentesi, questi stessi fans forse non rammentano che la saga non ha mai brillato per questi aspetti e che anzi, questo continuo rimaneggiare sulle origini e sulle singole narrazioni dei personaggi, è sempre stato proprio di questa. Vi dice niente un certo triangolo Luke/Leia/Han, sfaldatosi giusto prima che potesse comprendere un incesto? O un certo Darth Vader inizialmente presentato come il mastino del villain, che nell’episodio successivo arriva ad essere esso stesso il villain assoluto e indiscusso (e addirittura il padre, prima di uno e poi di entrambi i protagonisti), e che nell’episodio finale, da cattivo irriducibile quale era, inizia palesemente a pendere dalle parti del protagonista, ben prima del colpo di scena finale? E ancora, potremmo menzionare il personaggio più piatto di tutta la saga, che in virtù del fascino intramontabile del suo design, ottiene prima un episodio in gran parte incentrato sulla sua figura e quarant’anni dopo la sua creazione una serie televisiva tutta sua. Ecco, appunto.

A prima vista potremmo quindi trovarci davanti a un patchwork di roba che davvero non ha niente da dire e che anzi, dalle premesse, sembrerebbe aver mantenuto i difetti del primo film e abbandonato i pregi del secondo. Difatti è così che stanno le cose ed è per questo che Star Wars episodio IX – L’ascesa di Skywalker è tutto sbagliato, nelle premesse ancor prima che negli sviluppi. Tutto sbagliato così come sbagliata e fallimentare è stata la scelta non troppo coraggiosa di anteporre sempre la paura delle reazioni del pubblico ad un progetto che fosse da subito chiaro e definito alla base. D’altronde J.J. Abrams è il primo a farsi carico di questo peso, e con assoluta consapevolezza di quello che sta facendo, non nasconde minimamente le cicatrici derivate da un processo produttivo rivelatosi tossico, ma anzi le mette letteralmente in mostra e ce le sbatte in faccia prendendosene spesso gioco, e con quell’ingenuità semplice tipica del franchise affida il destino della galassia a un “presentimento”. Le cicatrici ci sono, ma Abrams non se ne vergogna, e ancora una volta l’elmetto di Ren diventa la grossa metafora dell’approccio dell’autore.

Tuttavia Star Wars episodio IX – L’ascesa di Skywalker al netto di tutte le ingenuità, le strizzatine d’occhio e le più o meno digeribili forzature, è allo stesso tempo bellissimo. Come può essere possibile? Semplicemente J.J. Abrams, in forma smagliante, riporta Guerre Stellari ad una dimensione estremamente cinematografica, mettendo in scena, con ogni probabilità, lo Star Wars tecnicamente meglio girato in assoluto, più del suo precedente e forse anche più di quello di Gareth Edwards. La messa in scena è davvero fuori scala, la narrazione scorre che è una meraviglia, la profondità di campo è abissale e i quadri sono mozzafiato; la macchina da presa non è mai stata così ispirata, il ritmo è indiavolato ed il film è pieno zeppo di immagini bellissime che sarebbero bastate per quattro film diversi. Ed in tutto ciò non si dimentica di conferire ai personaggi un appeal che probabilmente non hanno mai avuto, ma soprattutto, e sottolineo soprattutto, Abrams riporta ai fasti quello che è il vero spirito delle “Guerre Stellari” su grande schermo, con una potenza visiva che, con tutto il rispetto, una serie tv come “Mandalorian” (per quanto più di tutte le altre operazioni, riesca a rievocare la semplicità dell’atmosfera e delle dinamiche della saga), non potrà mai avere. J.J. Abrams ci mostra letteralmente la guerra nello spazio, e come il miglior direttore d’orchestra, coordina al meglio tutti gli strumenti del suo concerto, e ci regala una battaglia finale in cui fonde armonicamente le lotte su tutti i fronti, dal cielo alla terra, dallo spazio alle spade laser.

Menzione speciale per le musiche del sempreverde John Williams, e per la vera grande scoperta di questa nuova trilogia, che a conti fatti l’ha consacrata interpretandone il carattere più carismatico, e che negli ultimi anni è riuscito a far valere il proprio talento attoriale, non solo nei film di Star Wars, ma anche nelle sue numerose collaborazioni con grandissimi registi: Adam Driver.

Tanto tempo fa, in una galassia lontana lontana, prima che fosse aperta la “caccia ai buchi di trama” e prima ancora che il concetto di fan service, venisse quanto meno coniato, esisteva “Guerre Stellari“, che prima di tutte le altre cose è innanzitutto Cinema. J.J. Abrams, nel bene e nel male, ce lo ha ricordato.

Kylo Ren: sketch realizzato da Lorenzo Scipioni

Marchigiano, nasce a San Severino Marche nel 1994. Uscito dal liceo, decide di incanalare la propria passione per il fumetto, il cinema e l'arte sequenziale in generale iscrivendosi alla Scuola Internazionale di Comics di Jesi. Terminati gli studi viene accolto dalla scuderia della casa editrice Hyppostyle per cui realizzerà due volumi della serie distopico-steampunk Blackbox. Attualmente è al lavoro su un progetto horror per edizioni NPE. Se non doveste riuscire a mettervi in contatto con lui, probabilmente si è chiuso in un cinema.