The Irishman: Scorsese invita a non guardarlo sui cellulari

Martin Scorsese (Toro Scatenato, negli ultimi mesi, è stato al centro delle attenzioni dei media non solo per l’uscita della sua ultima fatica, The Irishman (qui trovate la nostra recensione), ma anche per la diatriba riguardo cos’è cinema e cosa non lo è, nello specifico nei confronti dei film con protagonisti supereroi. Ora, il regista di The Wolf of Wall Street è tornato a parlare di The Irishman, e lo ha fatto con una richiesta particolare.

Infatti la sua ultima pellicola, dopo essere stata distribuita al cinema, ha trovato la sua sede sulla piattaforma Netflix (a partire dal 27 novembre). Questo ha reso il gangster movie di Martin Scorsese fruibile da chiunque e, soprattuto, nel modo che gli utenti del sito di streaming preferiscono. Fra questi ovviamente figura anche la possibilità di guardare The Irishman sul proprio smartphone.
Ed è questa specifica possibilità, il motivo per cui il regista americano ha fatto sentire di nuovo la sua voce.

Vorrei suggerire… Se avete voglia di vedere uno dei miei film, o in generale i film, per favore, per favore non guardateli su di uno smartphone, vi prego. Un iPad, un iPad bello grande, forse.

Scorsese

Queste le sue parole in difesa di una visione più chiara e nitida del cinema, e in particolare della sua opera, che ci racconta una storia di mafia, morte e disgrazie negli Stati Uniti, nell’arco di alcuni decenni, a partire dagli anni ’50.
Fra amicizie, affari e tradimenti, a farla da padroni nel film abbiamo tre pezzi da novanta come Robert De Niro (Il Cacciatore, The Untouchables – Gli Intoccabili), Al Pacino (Scarface, la serie de Il Padrino) e Joe Pesci (Mamma, ho Perso l’Aereo, Quei Bravi Ragazzi) nei ruoli principali. Nel cast troviamo anche Harvey Keitel (Le Iene, Lezioni di Piano), Bobby Cannavale (Fast Food Nation) e Anna Paquin (X-Men, True Blood).
Vi ricordiamo che, se volete vedere anche voi The Irishman, lo potete trovare su Netflix.

FONTE: The Guardian

Classe 1989, Simone ha sempre cercato il mezzo d'espressione perfetto: forse il fumetto (come quell'"House of M" targato Marvel), o magari il cinema (con "Jurassic Park" come primo film di cui ha memoria), oppure il videogioco (la prima epica sessione, 5 ore davanti alla PlayStation)? Quando non pensa a questa insensata gara, si diverte a scrivere racconti e poesie. E i suoi studi umanistici riflettono un po' il suo animo, fra una tesi sul rapporto fra storia degli Stati Uniti e fumetti di supereroi, e un glossario della lingua videoludica (che è riuscito anche a pubblicare).