È difficile spiegare cosa provassi all’idea di un sequel di Zombieland. Stiamo parlando di un film importante, scoperto quasi per caso dieci anni fa. Ai tempi, il film non riuscì nemmeno ad arrivare sul grande schermo qui in Italia, e si trattò di uno dei primi casi in cui attesi con trepidazione l’uscita di qualcosa in home video. Il trailer mi aveva incuriosito troppo, ed il film non deluse affatto, diventando immediatamente una delle mie commedie preferite, plasmando il mio gusto per il genere, nonché buona parte del mio senso dell’umorismo. Dopo anni, avevo anche smesso di credere che un secondo capitolo potesse effettivamente uscire, un po’ per il gap temporale ed un po’ per la strepitosa strada che ogni membro del cast aveva percorso in seguito a quel film, per certi versi così piccolo rispetto a ciò che li stava attendendo. Eppure, la fan-base c’era, e c’era anche lo status di film di culto: è probabilmente proprio grazie a questi due fattori che il mondo ha ricevuto, a distanza di dieci anni dal primo capitolo, Zombieland – Doppio Colpo. Smaltita l’adrenalina iniziale dell’annuncio, ben presto mi sono ritrovato in apprensione. Il trailer di questo secondo capitolo non aiutò affatto, mettendo in evidenza le novità che ci attendevano. E, porcaccia la miseria, erano proprio il genere di novità che di solito finiscono per affondare un sequel. È per questo che mi sono seduto in sala con una certa preoccupazione, sperando nel profondo che il film potesse arrivare ai titoli di coda in maniera dignitosa. È stato così?

Zombieland - Doppio Colpo

Sono passati dieci anni dagli eventi del primo capitolo, e ritroviamo il quartetto di protagonisti esattamente come lo avevamo lasciato: impegnato a sopravvivere e prosperare in un mondo andato al diavolo, il tutto mantenendo il morale piuttosto alto grazie allo spirito di famiglia che si è instaurato nel tempo. Eppure, non tutto è fatto per durare, e la routine giocherà brutti scherzi sul gruppo, che si ritroverà ben presto a doversi spaccare in due. Dopo un periodo di distanza, l’improvvisa fuga della giovane Little Rock costringerà i restanti protagonisti ad imbarcarsi in una nuova avventura on the road per ritrovare la loro pecorella smarrita. Come se ciò non bastasse, nel corso dei dieci anni passati dall’infezione, i non morti hanno cominciato ad evolversi, ed una nuova, pericolosa super-categoria renderà l’impresa ancora più ardua. La domanda principale entrando in sala era: riuscirà questo nuovo capitolo di Zombieland a proporci la stessa formula vincente che ha dettato il successo del primo capitolo?

Beh, !

Però, in un certo senso, no.

Lasciatemi spiegare.

Fin dai primi trailer, era chiaro che Zombieland – Doppio Colpo avrebbe ampliato il cast con alcune new entries. E come spesso accade, aggiungere dei nuovi personaggi all’interno di un gruppo già diventato iconico è pericoloso. MOLTO pericoloso. Si tratta di qualcosa che ha distrutto i sogni di gloria di molti sequel prima di Doppio Colpo e, puntualmente, stiamo parlando dell’aspetto più debole del film. Nessuno, durante la produzione, sembra essersene reso conto tuttavia, e Doppio Colpo da un po’ troppo spazio a Madison, la bionda idiota sopravvissuta per qualche dannatissimo miracolo a dieci anni di apocalisse zombie, e Berkeley, l’hippie pacifista sopravvissuto per qualche dannatissimo miracolo a dieci anni di apocalisse zombie. Come potete vedere, abbiamo due personaggi che non hanno motivo di trovarsi lì dove sono. Ma, maledizione, eccoli lì!

Gran parte della forza del primo Zombieland stava nei suoi protagonisti. Per quanto fossero largamente stereotipati, essendo esattamente ciò che ci si aspetta da un qualsiasi film di zombie, erano personaggi a tutto tondo, scritti ed interpretati con amore ed onestà. L’idea che si ha, arrivati alla fine del primo capitolo, è quella di ritrovarsi con un gruppo di amici che si conosce da tempo. Ridiamo con loro perché li conosciamo, ci interessiamo alle loro vicende perché potrebbero essere tranquillamente le nostre e tifiamo per loro perché in quell’oretta e mezza siamo finiti per affezionarci a loro. Grazie al cielo Zombieland – Doppio Colpo non sbaglia in questo ambito. I personaggi che vediamo qui sono gli stessi di dieci anni fa, o perlomeno la loro logica evoluzione: era chiaro che un duro dal cuore tenero ed un passato da padre come Tallahassee sarebbe finito col vedere una figlia surrogata in Little Rock, era chiaro che Columbus sarebbe finito con l’acquisire un po’ più di confidenza dopo anni di sopravvivenza ed era chiaro che una tosta come Wichita avrebbe presto o tardi temuto la stabilità derivata da una relazione a lungo termine. Saranno anche passati dieci anni, ma quando lavori con personaggi così forti è difficile sbagliare. E per buona parte del film, perlomeno quella più prettamente relativa al gruppo originale, la comicità di Zombieland non sembra essere invecchiata nemmeno di un giorno. Ma poi dobbiamo ascoltare Madison urlare istericamente o sbagliare parole con più di tre sillabe, oppure dobbiamo vedere Berkeley imbracciare la chitarra o fumare erba. In questi nuovi “personaggi” non esiste la componente veritiera che fa splendere il cast originale, ed il risultato è un umorismo superato e fuori posto, che il più delle volte fa storcere il naso dall’imbarazzo. Un umorismo che sarebbe stato fin troppo semplice lasciare fuori dal film ma che, per qualche misteriosa ragione, è riuscito ad arrivare sullo schermo. Un vero peccato, poiché fa male avvertire che il film avrebbe facilmente potuto dare di più, molto di più.

Insomma, avevo ragione a temere per la buona riuscita di Zombieland – Doppio Colpo, ma non fino in fondo. Parliamo di una commedia assolutamente buona, certamente molto al di sopra di molte altre produzioni. Questo perché l’identità ben definita del primo film ritorna alla grande, portando ad un buon numero di sequenze capaci di farvi piegare sul sediletto. Allo stesso tempo, però, bisogna tenere conto della presenza di alcuni errori a dir poco grossolani che non ci sarebbero dovuti essere. Parliamo di quei tipici, odiosi errori da sequel, dettati dalla voglia di rivoluzionare qualcosa senza la capacità (o la voglia) di partorire idee abbastanza buone.