Netflix: Klaus – Uno dei migliori film natalizi di sempre | Recensione

Con KlausI segreti del Natale, Netflix porta in anticipo il Natale nelle nostre case e lo fa nel migliore dei modi, con un film che dovrebbe essere destinato a diventare un classico immediato e che da oggi in poi dovremmo aggiungere obbligatoriamente nella nostra lista di film natalizi insieme a i Gremlins, S.O.S. Fantasmi, Una poltrona per due, Mamma ho perso l’aereo. Un film da vedere obbligatoriamente in famiglia sul divano, magari con un bel camino acceso vicino, albero di Natale e Presepe. Netflix si fa quindi ampiamente perdonare dopo che l’anno scorso in questo stesso periodo, tirò fuori il film Qualcuno salvi il Natale, con Kurt Russell che aveva creato un certo tipo di aspettativa, salvo poi distruggerla totalmente durante la visione, lasciando un certo amaro in bocca.

Ma torniamo invece a questo gioiellino d’animazione.

La storia è quella di Babbo Natale, (doppiato da un azzeccatissimo Francesco Pannolfino), ma forse vista in un’ottica un po’ diversa rispetto a quanto ci hanno abituati nei vari film di questo genere. Una visione molto più terrena, ‘realistica’ e non fatta di solita magia condita da elfi, renne volanti. Infatti abbiamo un falegname misterioso e solitario residente nei boschi del villaggio di Smeerensburg, in uno sperduto isolotto del Circolo Polare Artico. Qui viene spedito il protagonista, ovvero il viziato e svogliato Jasper ( doppiato da un decisamente meno azzeccato Marco Mengoni ) che si sta facendo strada in questo nuovo mestiere con disastrosi risultati. Figlio del direttore supremo dell’istituzione, che per dargli una lezione decide di inviarlo a Nord in zone particolarmente ostiche, con il compito di affrancare 6000 lettere prima di tornare a casa. Arrivato a Smeerensburg il ragazzo farà inizialmente molta fatica ad adattarsi in un paese tetro e folle, dove si ritroverà in mezzo ad una faida tra due famiglie locali, i Krum e gli Ellingboe che passano da anni le giornate a scannarsi sin dalle più antiche generazioni, tra disastrose battaglie, dispetti e violenze varie. E questa parte rappresenta forse proprio il cuore più divertente del film con personaggi del luogo caratterizzati in modo molto grottesco ed eccessivo. L’incontro tra Jasper e Klaus non solo cambierà le sorti del disastroso villaggio ma creerà le basi della leggenda di Babbo Natale che conosciamo.

Klaus

L’esordio alla regia dell’animatore Sergio Pablos (tra le menti di Cattivissimo Me), non poteva essere migliore. Inserisce nel film quei classici elementi come humor slapstick, buoni sentimenti e ovviamente atmosfere festive che ci si aspetta da un film del genere. Questa aspetto pesa leggermente di più nel secondo tempo del film che prende per forza di cose una piega più prevedibile e che forse ricalca troppo uno svolgimento di trama già abusato in passato. Nonostante questa piccola pecca, le lacrime e le emozioni a fine film non mancheranno, grazie anche alla crescita dei protagonisti che seppur non originalissima, è realizzata con molta perizia. Compresi i personaggi di contorno. Colpisce infatti la figura della maestrina disillusa e demoralizzata, Alva anch’essa protagonista di un’evoluzione ben costruita del personaggio, oltre che un character decismente accattivante, nonostante il suo scarso minutaggio all’interno del film.

Ma il vero punto forte sta nella straordinaria animazione, nello studio dei character dei personaggi, dei fondali, dei colori. Il comparto visivo di Klaus è davvero incredibile in quanto si rifà all’animazione tradizionale (quella interamente a mano per intenderci) Disney unita alle tecnologie di oggi, amalgamando questi due aspetti in modo davvero armonioso e ispirato. Merito di questa meraviglia visiva che nulla ha da invidiare alle più grosse produzioni Disney e Pixar, è dello studio d’animazione spagnolo SPA Studios che realizza un vero e proprio miracolo visivo, in un momento dove le grandi case appena citate mostrano da qualche anno una certa pigrizia, poggiandosi un po’ troppo sui propri allori. C’è infatti una caratterizzazione e cura nei particolari degli ambienti dove i personaggi si muovono, non indifferente. Provando a mettere pausa in qualsiasi momento durante la visione, ogni fotogramma risulterà così nitido, ricco di dettagli da sembrare un Graphic Novel.

L’importanza di Klaus è dovuta anche dall’essere il primo lungometraggio d’animazione Netflix (senza contare chiaramente la stupenda raccolta di corti animati di quel capolavoro chiamato Love, Death & Robots), un esordio col botto che va a compensare i vari film discutibili prodotti dalla piattaforma. Altro merito è aver creato un nuovo classico natalizio, con le atmosfere giuste, con il giusto calore, la giusta dose di ironia e sentimento e un giusto (inevitabile) messaggio ma soprattutto la giusta ispirazione dovuta a una creatività altissima.

Klaus

Nato nel lontano 1984 a Torino, la sua esistenza è stata da sempre stata caratterizzata da 4 elementi fondamentali: disegno, fumetti, cinema e musica. In una crescita fondamentalmente caratterizzata dal disagio, riesce comunque a trasformare queste passioni in qualche specie di lavoro. Ha disegnato per Manfont e Leviathan Labs, la rivista di cinema 8 ½ ,oltre a varie collaborazioni con diverse realtà del fumetto e della grafica. Scrive di film per il sito Lloud, e disegna ovunque sia possibile. Si dice non abbia un carattere facile, ma potrebbero essere solo voci di corridoio.