Netflix: Il Re – Un fendente ben assestato | Recensione

Lo scorso 2 Novembre è stato aggiunto al catalogo Netflix il nuovo film storico Il Re che si ispira alle vicende shakespiriane del ribelle re Enrico V d’Inghilterra. Ecco cosa ne pensiamo.

 

Un’opera che vuole essere una fedele fotografia dell’epoca storica narrata dal Bardo inglese, e, seppur con luci ed ombre, la cosa gli riesce discretamente. Il film, piuttosto lungo ma non per questo noioso, ripercorre le vicende affrontate dall’Enrico V di Shakespeare che, guidato dal fedelissimo Falstaff, si troverà a scapito della propria volontà, a tenere le redini del regno d’Inghilterra dovendo fronteggiare minacce interne ed esterne. Infatti, oltre alla guerra con la Francia, il Re inglese, interpretato da Timothée Chalamet, dovrà fare in conti con le ambizioni dei suoi lord sottoposti, cercando di bilanciare il ruolo regale con tutte le restrizioni e gli obblighi conseguenti, con i propri desideri personali. 

Il Re, che denota una buona prova del regista Michôd ed un’aggiunta di valore in casa Netflix, ripudia i ritmi frenetici dei film attuali per prediligere un approccio più old school, i cui dialoghi stringati ed essenziali rendono, per contrappasso, le pause ed i silenzi ricchi di significato e pathos. Gli attori, in generale discreti, rendono in maniera abbastanza coinvolgente le ambientazioni storiche di riferimento. Tra tutti spicca sicuramente Joel Edgerton, in stato di grazia, che impressiona per la passione infusa nel personaggio del Conte Falstaff. Ogni sguardo, movenza e parola sono portati in scena con cura e rigore, restituendo un individuo vivido e verace a cui ci si affeziona velocemente. Un peccato che il suo ruolo sia leggermente marginale, al punto che per la prima ora e venti di film appaia sporadicamente sullo schermo e, di base, senza un peso drammatico di valore.

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Meno convincente la prova di Timothée Chalamet che appare limitato nelle espressioni ed assolutamente forzato nel ruolo del guerriero a causa anche del fisico gracile. Le emozioni stentano ad affiorare. Persino negli scoppi d’ira, nei momenti di sconforto o d’amore l’interpretazione risulta comunque tiepida e non convincente fino in fondo. Probabilmente non la migliore scelta per interpretare un ruolo tormentato come quello di Enrico V. Sorprende in positivo invece la performance di Robert Pattinson, nel ruolo del Delfino di Francia. La volontà di scrollarsi di dosso la porporina luccicante della serie Twilight era già da tempo manifesta, con prove anche di discreto spessore a cui si aggiunge a pieno titoli questa de Il Re. Si vede impegno profondo e studio del ruolo. Il portamento utilizzato è convincente ed anche il parlato, specialmente in lingua originale, ritrae inflessioni tipiche della lingua Franca. Nell’insieme il Delfino convince e, a dirla tutta, affascina chi guarda, facendosi odiare al punto giusto e formando una nemesi che sovrasta nettamente l’eroe della pellicola.

Nell’insieme quindi, Il Re si attesta sul livello dei film medio-buoni. Non brilla, ma nemmeno annoia. Chi scrive vorrebbe però aprire una parentesi di plauso riguardo all’impegno nella ricostruzione storica applicata. 

A chiunque abbia bazzicato il mondo della rievocazione storica, abbia studiato usi e costumi dell’epoca o l’evoluzione delle armate medievali non saranno sfuggiti i vari dettagli discordanti (a partire dalle armature per chiudere con gli arredi interni delle sale) ma, e questo ha un peso non da poco, il livello medio di accuratezza è davvero buono. Le comparse che formano gli eserciti si schierano in modo sensato, utilizzando poste di guardia realmente applicate nella scrima (l’arte della scherma storica occidentale) ed anche i duelli risultano verosimili. Finalmente non è il classico fendente hollywoodiano tirato sul piastrone toracico ad abbattere il nemico, bensì un colpo accurato e misurato assestato nel “debole” che si forma tra le congiunzioni delle diverse sezioni dell’armatura. Le spade flettono correttamente e non vengono brandite come spranghe da venti chili. I cavalieri in armatura si muovo agilmente, sfatando il luogo comune che li vorrebbe impacciati ed estremamente appesantiti. I corredi delle tavolate, gli abiti ed in generale tutto il materiale scenico di sfondo è estremamente curato e ricercato, cosa che invece, per assurdo, manca nelle figure centrali e di primo rilievo. 

In sintesi il film convince, forse non adatto al palato di tutti, su questo non si discute. Ma se avrete la pazienza di sottostare ai suoi ritmi inconsueti e sarete disposti a notare i piccoli dettagli di contorno, Il Re saprà sicuramente soddisfare lo sguardo. La fotografia è particolarmente ben riuscita, pur seguendo una regia molto classica e senza grosse sorprese. Un film adatto quindi agli amanti dell’epoca, a chi predilige un ritmo più lento che sappia valorizzare l’intimo ed il pensiero piuttosto che l’azione fine a sé stessa ed a chi ama osservare lo scenario che ospita l’azione principale. Sconsigliato a chi ricerca un blockbusterone hollywoodiano in salsa medieval.

il re

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.