Siamo stati alla 14esima edizione del Festival del Cinema di Roma e abbiamo visto in anteprima Motherless Brooklyn, film d’apertura della cerimonia, disponibile in tutte le sale italiane a partire dal 7 Novembre 2019.

Motherless Brookyn è una pellicola scritta, diretta e interpretata da Edward Norton che ha messo anima e corpo nell’adattamento dell’omonimo romanzo di Jonathan Lethem. Il film, a differenza del romanzo che riprende i giorni nostri, è ambientato negli Anni ’50 ed è un noir poliziesco dalle tinte hard boiled. Il progetto ha richiesto parecchio lavoro, sia per il budget limitato che per i continui arresti che ha subito la produzione per cui è evidente che l’attesa per il suo debutto sia stata molto sentita dallo stesso Norton.

La vicenda segue un detective privato affetto dalla sindrome di Tourette che, per vendicare il suo capo vittima di un omicidio, decide di indagare sui responsabili solo per poi scoprire che nulla è quello che sembra. Il caso affonderà le sue radici nei meandri della città, tra i vicoli stretti e ombre di un’oscurità incombente che puzza di politica e malavita. Nonostante i 144 minuti di riprese si facciano sentire in più di un’occasione, Norton regala una performance che ci mostra come sia perfettamente a suo agio nei panni del protagonista Lionel Essrog. Di sicuro la sua abilità nel giocarsi la carta Tourette evidenzia ancora di più quanto sia uno degli attori più potenti e preparati di questa generazione. Norton recita la parte dell’eroe buono e giusto che, nella sua sbadataggine e bizzarria, cerca di proteggere la donzella in pericolo.

motherless brooklyn

Cappello Fedora, mani nelle tasche dell’impermeabile, pistola nella fondina e musica jazz. In Motherless Brooklyn ci sono tutti gli elementi del “già visto” che, almeno al sottoscritto, non sono fonte di disturbo. Probabilmente sarà anche il fatto che in questo periodo mi sento particolarmente incline nel rewatch di vecchi film caratterizzati da questa ambientazione. Il film è dunque un rispolvero di una trama in grado di intricarsi sempre di più, minuto per minuto, forse troppo. Ci sono momenti, infatti, in cui lo spettatore potrebbe arrivare a sentirsi un po’ distante dalla trama principale, avendo bisogno di qualche secondo per riordinare le idee. Norton riprende praticamente in maniera accademica i topoi del genere aggiungendo un pizzico di originalità, senza sbilanciarsi troppo. 

Gugu Mbatha-Raw, interprete di Laura Rose, sostiene bene e con determinazione un ruolo che sarebbe potuto facilmente scomparire accanto a un attore protagonista così influente. Non si può dire lo stesso di un Bobby Cannavale ed Ethan Suplee che non sembrano emergere più di tanto. Willem Dafoe fa il suo con quello che gli viene dato, nulla più. La fotografia risulta un po’ ballerina, spesso e purtroppo ricordando le luci di una locandina uscita con il filtro sbagliato. Le musiche di Daniel Pemberton sono un protagonista piacevolissimo che trova spazio in una lunga sequenza in cui ci invoglia a chiudere gli occhi e a lasciarci trasportare. Si fa trasportatrice di insidie, rivelazioni e momenti adrenalinici tra i fumi dei tombini e una pioggia che rende ancora più complicato rialzarsi dopo un gancio in volto.

In sintesi, Motherless Brooklyn è sicuramente un progetto esemplare per la tenacia e il sacrificio richiesti dalla troupe. Nonostante una regia a tratti ingiustificatamente manieristica, la pellicola è una buona prova che accontenterà gli aficionados del genere e di un attore magistrale che continua a dare grande prova del suo talento. Non mi sorprenderebbe se, vista la selezione di film finora usciti, si aggiudicasse una nomination ai prossimi Oscar come Miglior Attore Protagonista. E quando arriva la musica, beh, chiudete gli occhi e godetene. Se ne consiglia la visione in lingua originale. 

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