Il nuovo film horror sbarcato ieri su Netflix si intitola Eli, prodotto dalla Paramount. Ma la domanda a cui rispondere è: si tratta di un buon horror da guardare? Attenzione! La recensione contiene numerosi spoiler, compreso il finale del film!

Eli
Banner pubblicitario del nuovo film Netflix Eli

È mezzanotte passata ormai da qualche minuto. Fuori fischia il vento tra le cime degli alberi e le nuvole dense minacciano un temporale da fare invidia ai migliori incipit della letteratura gotica. Preparo le mie cuffie preferite, ottime per isolarsi completamente da qualsiasi interferenza esterna, spengo ogni luce e mi mettono comodo. Quello che sto per guardare sembra essere un film promettente, degno di essere chiamato horror, ed è ormai da troppi anni che scarseggiano titoli di questo tipo.

Ogni persona guarda un film horror per ragioni differenti. Chi per esorcizzare una paura atavica, chi per amore di un sentire squisitamente gore. Altri invece semplicemente per rivivere l’attimo in cui il respiro ti si mozza in gola, il cuore perde un battito e lo stomaco si attorciglia. Io li guardo per assaporare la tensione crescente, per sentire il sistema nervoso urlare ai muscoli di tenersi pronti a scattare, per il gusto di una scarica di adrenalina talmente fredda da far gelare il sangue e per l’appagamento finale regalato dall’essere sopravvissuti al termine della visione.

La nuova produzione Paramount sembra avere le carte in regola in questo senso e, mentre carico il film sulla piattaforma Netflix, spero ardentemente che non sia il classico jumpscare da due soldi creato per strappare un urlo ai ragazzini. Vi prego basta, non ne possiamo veramente più! Dateci più Shining e Profondo Rosso e bruciate i vari Blair Witch Project e Paranormal Activity!

Il film inizia in maniera abbastanza classica. Facciamo la conoscenza con Eli (interpretato dal poco talentuoso Charlie Shotwell) un ragazzino affetto da una gravissima forma di immunodeficienza. Qualsiasi allergene o elemento inquinante è potenzialmente in grado di uccidere all’istante il giovane, che è quindi costretto a vivere in uno stato di quarantena perenne grazie ad una tuta e ad una tenda ermetiche e perfettamente sterili.

Ed è proprio dentro ad una tenda che troviamo il ragazzino, nella camera di un motel di passaggio verso la dottoressa Isabella Horn (interpretata da Lili Taylor). La donna è una luminare in campo di difese immunitarie e sembra promettere una speranza di guarigione per Eli. Speranza che i due genitori sono pronti a cogliere al volo, costi quel che costi.

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Eli, protetto dalla sua tuta

Dopo qualche scena intima volta ad accentuare il rapporto dolce e fiducioso tra madre (interpretata da Kelly Reilly) e figlio, la ripresa si sposa in esterna, dove il ragazzo, blindato nella tuta, verrà preso di mira da un gruppo di bulli sfaccendati. Per quanto il tragitto dalla porta della camera ai sedili della macchina parcheggiata lì fuori sia veramente breve, Eli viene bersagliato di insulti, al punto da cadere in uno stato di panico nero. Nella caduta la tuta isolante si squarcia su un ginocchio e, in maniera quasi subitanea, la pelle del viso del giovane inizia ad arrossarsi, costellandosi di piccole pustole purulente che si moltiplicano e peggiorarono di secondo in secondo.

Solo grazie all’intervento della madre Rose che obbliga Eli a concentrarsi ed a respirare, mentre il padre Paul (interpretato da Max Martini) sistema lo strappo con del nastro adesivo (ahh, America, terra in cui il nastro adesivo potrebbe mutare l’acqua in vino!), scongiurerà il peggio, facendo rientrare l’emergenza con la stessa rapidità con cui si era manifestata.

Il viaggio continua a bordo di uno sgangherato pick-up attraverso distese piatte e campi coltivati sterminati. L’arrivo alla magione adibita ad ospedale privato avviene all’imbrunire, sotto un velo di nebbia appena accennato che rende ancora più spettrale la vecchia casa colonica dall’architettura tipica del sud degli States. Perché senza una casa degli spettri, che horror sarebbe in fondo? Ed invece a sorpresa, la casa cela un’ospedale privato all’avanguardia nella cura dell’immunodeficienza.

Vetri blindati, sistema a doppia porta di sicurezza e sterilizzazione, impianto di riciclo dell’aria e depurazione dell’acqua, rendono la magione una moderna mecca per il trattamento di queste patologie. Ad accogliere Eli e famiglia c’è la dottoressa Isabella Horn in persona, coadiuvata da due infermiere calzate in una ridicola tenuta medica rosa. Tra le mura sterili e sigillate dell’abitazione, Eli potrà finalmente liberarsi della barriera in plastica trasparente che lo sperava dal resto del mondo, riunendosi ai genitori in un toccante abbraccio ben costruito.

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L’arrivo alla clinica. In primo piano Eli e la dottoressa Horn, sullo sfondo I genitori Rose e Paul.

Nella giornata seguente Eli viene sottoposto alla prima delle tre fasi di trattamento medico che prevede l’iniezione di un virus modificato geneticamente in grado di agire sulle cellule staminali danneggiate del midollo osseo del ragazzo. Lo scopo è quello di produrre un nuovo ed efficiente sistema immunitario in grado di far fronte al mondo esterno. L’equipe medica formata dalla due infermiere, è guidata dalla glaciale dottoressa Horn che, con movimenti saldi ed il distacco tipico di chi ha inciso carne umana per una vita, opera il giovane senza indugio.

Ma il farmaco ha delle pesanti controindicazioni che inducono uno stato di vaneggiamento acuto, caratterizzato da allucinazioni paranoiche violente. Eli si sente osservato da entità ultraterrene spaventose che si manifesteranno ai bordi del campo visivo, tormentandolo e privandolo del sonno. Il pathos creato in questa fase è veramente buono, anche grazie ad una computer grafica appena accennata che lascia spazio ad attori in carne ed ossa e ad uno sapiente utilizzo delle luci. Ammirevole veramente!

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Fase 1 del trattamento

In questa ambientazione fa il suo ingresso Haley (interpretata dalla brava Sadie Sink), una ragazzina dalla chioma rossa e dalla pelle diafana. La giovane attira l’attenzione di Eli lanciando dei sassi alla sua finestra e, She-Hulk spostati proprio, incrinandone ad ogni colpi il vetro blindato!! I due giovani si conosceranno attraverso i vetri della serra dell’ospedale ed Haley insinuerà i primi dubbi nella mente del ragazzo. Nei giorni successivi, seguirà una fase di delirio crescente in cui sarà sempre più difficile per Eli separare ciò che è reale dalle allucinazioni farmacologiche.

Fino a questo punto il film è filato a meraviglia. Il ritmo non troppo lento è arricchito da una tensione crescente veramente ottima. Gli attori di questa pellicola non brillano certo per la loro interpretazione, in particolare modo Charlie Shotwell che risulta abbastanza piatto e monotono. Ma nell’insieme il tutto regge discretamente. Almeno fin qui.

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La misteriosa Haley

Da questo punto in avanti la produzione scivola nei cliché più beceri del genere horror, rovinando tutta la preparazione portata avanti fino a questo punto. Improvvisamente si scopre che la cara dottoressa Horn adora passare il tempo ad ammazzare i propri pazienti. Spuntano culti para-cristiani volti agli esorcismi. Ma soprattutto, meraviglia delle meraviglie, la malattia di Eli si rivela essere soltanto un inganno ordito della madre Rose!

Ora, vediamo di capirci. Non comprendo il perché, ma di punto in bianco ecco apparire una computer grafica di scarso livello. Tra levitazioni, fiamme e pelle rossiccia, riesce soltanto a strappare un sorriso di compassione. L’idea centrale del film viene stravolta passando da horror a carattere medico a film cultista. Viene scomodato perfino il diavolo stesso che, a quanto pare, non aveva nulla di meglio da fare che andare in giro ad ingravidare giovani ragazze. Probabilmente il piano malefico prevede di seminare sulla terra una schiatta di figli e figlie.

Ma attenzione, perché per fortuna abbiamo la clinica/monastero gestita dalla dottoressa/priora Isabella Horn che si occupa di esorcismi new generation. E questa signori è una perla del trash, il trattamento prevede l’iniezione di acqua benedetta e l’impianto di radici sante nel corpo degli indemoniati. Vi prego, prendetevi il tempo di rileggere ancora una volta l’ultima frase perché è qualcosa di meravigliosamente insensato.

Come ogni buon film che si rispetti si arriva quindi allo scontro finale in cui un Eli dotato di poteri psichici da paura (ma che due minuti prima non riusciva a scappare da una celletta da quattro soldi) fa volare coltelli, corpi a guisa di crocifissi rovesciati In fiamme. E occhio a questa perché è splendida, fa implodere la faccia del padre. Il padre che è l’unico personaggio a rimanere fedele al suo ruolo, viene tolto di mezzo facendogli implodere la faccia. Un colpo da vero genio dell’horror.

Ma vuoi veramente che tutto finisca tra sangue lacrime e fuoco? Non vogliamo salvare almeno il rapporto madre-figlio? Ma certo che lo salviamo! Al punto che, nella scena conclusiva in cui Haley si rivela in qualità di figlia del demonio a sua volta (questa ragazzina vive ad uno sputo dal monastero più sacro d’America ma è la figlia del demonio, non aggiungo altro), Rose non sa pensare a nulla di meglio che ad offrigli una giacca. Ad Eli che un secondo prima ha sparso orme di piedini infuocati per tutto il corridoio.

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Eli “risvegliato”

Un gran peccato che il regista Ciarán Foy (Sinister 2 tra gli altri) abbia deciso di intraprendere questa strada, perché la prima parte del film è veramente ben costruita. Ma un finale di questo tipo rende inutile qualsiasi sforzo artistico.

In sintesi, se avete un’ora e mezza da immolare sull’altare dei film horror partiti bene ma finiti allo sfracello, o se volete farvi quattro risate con gli amici di sempre senza andare su uno Scary Movie, scegliete senza indugio Eli, non ne resterete certamente delusi!