El Camino: il film di Breaking Bad che non aggiunge niente | Recensione

A sei anni dalla fine della quinta e ultima stagione, Breaking Bad torna a far parlare di sé con il film El Camino: A Breaking Bad Movie. Scritto e diretto da Vince Gilligan, la pellicola si pone come diretto sequel del prodotto televisivo riprendendo gli eventi dove li avevamo lasciati: Walter White morente e Jesse Pinkman finalmente libero e alla guida di una El Camino

Per molti farà male, ma questo film sembra più un dovere che un piacere. Aaron Paul riprende i panni di un Jesse oramai cresciuto e indipendente, finalmente lontano dalla schiavitù e dittature che lo hanno tenuto al guinzaglio per cinque lunghi anni. Il suo personaggio si è evoluto e qui raggiunge l’apice della realizzazione in diverse occasioni, rappresentando la parte migliore di El Camino. Personalmente ritengo sia un film piuttosto soggettivo, poichè in particolare modo non può non basarsi su un fattore tanto fondamentale quanto autodistruttivo: l’aspettativa. Diventa inevitabile visto il passato della serie, il suo successo e il tanto idolatrato sequel. Quindi rieccoci qui, dove tutto è finito e ora ricomincia per accompagnarci ancora una volta tra le strade di Albuquerque

Una sensazione che ho percepito dopo la prima mezz’ora circa, è quella di trovarmi di fronte a un classico film Netflix, di poco superiore alla media. Purtroppo, questa impressione mi è rimasta impressa fino alla fine. Se El Camino vuole evidentemente fare leva sui feels dei fan con flashback e comparsate di alcuni dei personaggio visti nella serie, a tratti riesce anche un po’ a estraniarsi allontanarsi da quell’universo e rimanendo fine a se stesso. Gilligan è presente, impossibile non notarlo. Mescola il western con le lande desolate del Messico, presente e passato come ci ha abituato, per confezionare un prodotto privo di qualsiasi elemento innovativo o degno di nota. El Camino è semplicemente la conferma che non si ha più nulla da dire sul panorama metanfetaminico di Gilligan che sceglie un finale piuttosto deludente per l’idea che avrebbe dovuto rappresentare. 

Un gran peccato, quindi, poiché Aaron Paul offre una performance decisamente convincente, come se non avesse abbandonato i panni di un Jesse Pinkman mai più secondo a nessuno. 

 

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.