Discesa all’Inferno è l’horror che non ti aspetti. O meglio, è l’horror che sei sicuro di aver già visto milioni e milioni di volte, presentato però in una veste tutta particolare che lo eleva al di sopra della media. In breve, dopo aver spulciato le prime pagine con curiosità, il volume mi ha subito stupito per la sua violenza che, accompagnata dalla premessa intrigante, mi ha spinto a finire il primo capitolo dell’opera di Garth Ennis e Goran Sudžuka in poco più di un’ora. Com’è andata la lettura?

Discesa all'Inferno

Come dicevo, Discesa all’Inferno non ha la più originale delle premesse: due agenti dell’F.B.I. rispondono ad una chiamata di routine quando due loro colleghi svaniscono all’interno di un magazzino, scoprendo ben presto che la situazione ha dei risvolti ben più sinistri di quanto preventivato. In fatto di incipit, qui ci troviamo di fronte all’ABC dell’horror. Come dicevo, ciò che distingue questo volume è la dose di violenza che, tavola dopo tavola, ci trascina sempre più a fondo in questo incubo senza apparente via di fuga. Non stiamo parlando del gore al quale parecchi di noi potrebbero essere abituati (nel 90% dei casi, perlomeno), ma di una violenza subdola, sgradevole e presentata nelle tavole di Sudžuka con una freddezza disarmante. Si tratta di prendere una situazione apparentemente normale, inserire dei piccoli elementi di disturbo e ben presto colpire il lettore con qualcosa di scioccante come una pistolettata diretta al volto di un neonato. E nel caso di questa pistolettata, siamo solo a pagina 2. Da lì in poi la situazione non si fa affatto più accogliente, nemmeno un po’.

Discesa all'Inferno

La narrazione procede scorrevole: dopo un breve incipit, veniamo catapultati piuttosto velocemente nel magazzino. Arrivati nei bui corridoi di questo luogo maledetto, passato e presente cominciano ad accavallarsi in una serie di flashback che fanno luce sui due protagonisti, sul loro rapporto, sul mostruoso caso al quale hanno lavorato di recente e sul perché potrebbero meritare la situazione in cui si trovano. Shaw e McGregor sono due personaggi funzionali, ma non ho ancora avuto modo di affezionarmi davvero a loro. Probabilmente si tratterà del sapore di già visto che entrambi emanano: lei è una tipa tosta e carica di rabbia, lui un inguaribile idealista che si trova a dover fronteggiare un mondo che non sembra volere gente come lui. Ciò passa in secondo piano rispetto alla storia, tuttavia, e la sensazione di dejà-vù non disturba troppo il procedere della narrazione.

Questo primo volume sembra solo scalfire la superficie di ciò che dovrà accadere poi, rivelando pian piano un inquietante antagonista senza però palesarne ancora i motivi. Allo stesso modo, l’infernale magazzino non ha ancora una spiegazione chiara, che potrebbe arrivare (sempre ammesso che arrivi) nei volumi successivi. Inoltre, Ennis spende un buon numero di tavole per accennare al mondo in cui l’azione ha luogo: ci troviamo nella Los Angeles contemporanea, mentre l’ascesa di un presidente divisivo e dalle visioni piuttosto estreme turba gran parte dei nostri protagonisti. Suona qualche campanella? La critica di Ennis all’amministrazione Trump è senza dubbio un elemento attuale, ma finora non troppo pertinente alla storia che si vuole raccontare. Che si intenda esplorare approfonditamente questa sotto-trama in futuro? Fatto sta che, almeno in questo volume, sembra un’idea accennata poco e male, come una sorta di aggiunta dell’ultimo secondo. Nulla di grave, e decisamente qualcosa sul quale trovo difficile farmi un’idea solamente dal primo volume di un’opera in corso.

Discesa all'Inferno

Discesa all’Inferno mi ha stupito. Nonostante lo stampo tipico da horror, l’albo riesce a trasportare il lettore in una versione dell’inferno fredda e priva di fronzoli. Non ci troviamo di fronte agli elaborati gironi danteschi, ma siamo più di fronte ad una macchina che ingoia ciò che può e lo consuma senza rimorsi, senza emozioni, senza nemmeno un briciolo di umanità. Non so cosa ci aspetterà nei volumi che seguiranno, ma so di volerlo scoprire.