Il web è un posto meraviglioso, davvero. Uno spazio per tutti e per qualunque idea, un luogo in cui le castronerie non sembrano avere risonanza, pronte ad essere dimenticate facilmente o prontamente sostituite dal video virale del giorno, dall’app della settimana o da una castroneria più recente. Nessun ambito è esente da meccaniche simili, nemmeno la nona arte. Molto più spesso di quanto si possa credere ci si imbatte in titoli clickbait, notizie riportate in maniera fuorviante e capziosa, dove le fonti non vengono nemmeno considerate.

Nelle scorse ore si è sparsa a macchia d’olio la notizia del ritiro di Alan Moore dal mondo del fumetto. Una notizia che, ovviamente, ha immediatamente preso piede, portando alle più varie reazioni sui social. Nulla di male, sia chiaro, stiamo pur sempre parlando di un mostro sacro come Moore, è più che giusto trattare un simile avvenimento… seppur con ben tre anni di ritardo.

Si, perché è di questo che stiamo parlando. Nell’ormai lontano -ma nemmeno tanto- 2016 Alan Moore fece un annuncio in merito al suo futuro nell’industria fumettistica. Un annuncio che, inoltre, non giungeva nemmeno così inaspettato visto le dichiarazioni del Bardo di Northampton riguardo il media, eppure nemmemo così lapidario.

Ma andiamo a fondo della questione ponendoci i giusti quesiti: perché la notizia torna ad emergere proprio ora e per quale motivo è stata ripresa in lungo ed in largo?

Alan Moore

Semplice, lo scorso mercoledì è arrivato nelle fumetterie d’oltreoceano il sesto e conclusivo numero di The League of Extraordinary Gentlemen: The Tempest. L’albo chiude definitivamente la serie, mettendo la parola fine anche all’ultimo lavoro di Moore, sancendo, di fatto il suo ritiro, come affermato dallo stesso autore nel 2016.

A pubblicare originariamente l’articolo fu il The Guardian; durante l’intervista con il giornale Moore affermò di avere ancora 250 pagine di fumetti da realizzare per poi spiegare cosa sarebbe accaduto successivamente:

Dopo di ciò potrei fare solo qualche piccolo fumetto in qualche imprecisato momento nel futuro, tuttavia credo di aver finito con i fumetti.

[…]

Credo di aver fatto abbastanza per il fumetto. Ho fatto tutto quello che potevo. Credo che se continuassi a lavorare nel mondo del fumetto, inevitabilmente, le idee ne soffrirebbero, inevitabilmente finireste col vedermi riciclare vecchio materiale e credo che sia io che voi meritiamo qualcosa di meglio.

In giornata, proprio in occasione della conclusione de La Lega degli Straordinari Gentleman, The Guardian ha riproposto l’articolo. A seguire tutti i maggiori siti d’informaziome geek d’oltreoceano -e non- hanno iniziato a riportare la notizia, titolandola nei modi più variegati, facendola passare per ciò che non era. Le motivazioni rimangono sempre le stesse, dai click facili allo scarso controllo delle fonti a disposizione.

In breve, Alan Moore non ha rilasciato nessuna altra dichiarazione in queste ore riguardo la conclusione della sua carrirera, salvo rimarcare quanto affermato nel 2016 in numero interviste rilasciate successivamente.

I primi accenni da parte di Moore riguardo un possibile ritiro risalgono al 2014, durante un’intervista con Lance Parkin. Ricordiamo che il Bardo è stato uno dei più importanti e prolifici autori della nona arte, avendo realizzato capolavori come Watchmen, V for Vendetta, From Hell, The Killing Joke, Promethea, Providence e molto altro.

Molto presto Moore compierà anche il proprio debutto nel mondo del cinema con The Show, pellicola scritta dall’autore che vedrà nel proprio cast Tom Burke, Siobhan Hewlett, Ellie Bamber, Sheila Atim, Richard Dillane e lo stesso Bardo.