X-Men: Dark Phoenix mette la parola fine alla saga dei mutanti iniziata con la 20th Century Fox nel 2000, quando uscì X-Men. Ringrazio dunque la divisione italiana della casa di produzione che ci ha concesso di assistere in anteprima alla visione del film.

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X-Men fu quello che può considerarsi il primo debutto cinematografico di un cinecomic e riscosse un gran successo di pubblico, grazie anche ai seguiti X-Men 2 e X-Men: The Last Stand (per quanto quest’ultimo sia stato detestato). X-Men Le Origini Wolverine aprì la strada ai film standalone, dopodichè arrivò l’universo mutante giovane con X-Men: L’inizio. Insomma di strada se ne è fatta e sicuramente ci prende un po’ di malinconia quando ci sediamo in sala per goderci l’ultimo capitolo X. Nonostante X-Men: Apocalisse mi sia scivolato sopra come l’acqua (non è un complimento), gli studios e la crew sono stati bravi a farmi salire una certa aspettativa per vedere cosa avrebbe combinato la tanto temuta Fenice Nera sullo schermo. Ad interpretarla c’è Sophie Turner che, aiutata da una CGI abbastanza solida, riesce a dare un bel tocco al personaggio, almeno nella prima parte del film. La accompagnano alcuni nuovi eroi, new entry della scorsa avventura come Tempesta e NightCrawler.

Insomma, la pellicola fa il suo compitino, come al solito. Ed il problema è proprio qui. X-Men: Dark Phoenix è un vero e proprio Endgame, o almeno dovrebbe esserlo, eppure non riesco a togliermi la sensazione che sia stato solo un altro progetto di passaggio di un franchise che non è mai riuscito ad avere il rispetto e la considerazione che merita. Questo perchè?

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Possiamo fare un confronto con il Marvel Cinematic Universe e accorgerci subito come lo spessore e l’approfondimento dei suoi eroi decisamente diverso. Negli X-Men, più in quelli giovani che adulti, si è sempre osservata una superficialità piuttosto seccante, ricevendo sempre l’impressione che la maggior parte dei personaggi sia lì più come un riempitivo forzato. Come se ogni volta, affezionarsi veramente ai protagonisti e personaggi secondari, sia stato reso più difficile da un ostacolo non meglio specificato. Credo sia proprio questo che manchi. Allo spettatore vengono messi sul piatto i nomi, ma dietro questi non c’è molto. Forse è per questo che, almeno io, non riuscivo ad essere veramente interessato a nessuno di loro. Che cadessero o sopravvivessero, poco importava.

Dark Phoenix vorrebbe essere un film basato interamente sulla tensione che la forza cosmica ha portato sulla Terra. Ci riesce all’inizio ma dopo si perde nella solita avventurella da X-Men senza infamia e senza lode. Con uno svolgimento piuttosto indifferente e poco coinvolgente che si tuffa in un finale frettoloso e troppo presuntuoso, Dark Phoenix risulta più guardabile di X-Men: Apocalisse, ma lasciando comunque una bella sensaziona amara in bocca. Pretendere di chiudere 19 anni di storia in cinque minuti è una cosa che mi ha fatto parecchio storcere il naso, soprattutto perchè non si percepisce nessuna vera e propria eredità lasciata. Gli eventi procedono uno dopo l’altro, piuttosto piatti e sciatti riuscendo a rendere inconsistente perfino la presenza di un villain come Magneto.

La colonna sonora è sicuramente un punto forte. In realtà lo è sempre stata nei film della saga ed essenzialmente dobbiamo solo a lei l’apprezzamento di alcuni momenti di confronto. Sono uscito dalla sala piuttosto dispiaciuto perchè gli X-Men dei fumetti sono ritratti come una, avrebberp un gran potenziale da sfruttare, ma è come se in queste occasioni, mancasse sempre quel quid in più. Dark Phoenix poteva essere un prodotto potentissimo, se non addirittura sconvolgente, ma si è accontentato di non aggiungere nulla di nuovo, mancando di affrontare tematiche realmente consistenti.