È la fine. La fine del sentiero che vi avevo indicato. (Tony Stark in Age of Ultron, 2015)

Qualche anno fa, ci fu un’idea. Quella di mettere insieme un gruppo di persone straordinarie, per vedere se potevano diventare qualcosa di più. Così quando sarebbe servito, avrebbero combattutto battaglie per noi impossibili. Gli Avengers nascono con questo scopo, proteggerci o se non questo vendicarci.

Era il 2008 quando nella sala debuttava Iron Man, il primo cinecomic dei Marvel Studios. A prestare il volto al genio, miliardario, playboy, filantropo, c’è Robert Downey Jr. (meglio noto come Tony Stark in persona). Irresistibilmente egocentrico e prepotente quanto basta da ostentare un fascino accattivante, viene subito amato dal pubblico garantendo un pilastro solido su cui poter contare. Da lì partirà poi L’Incredibile Hulk, Capitan America: il primo Vendicatore, poi Thor ed infine… Avengers nel 2012. Un esperimento che, nonostante alcune mancanze ora piuttosto evidenti, affascina. Per la prima volta, tutti gli eroi insieme in un unico film. Li tifiamo e ci emozioniamo in preda a raptus come neanche le cheerleader per i loro giocatori di football.

Poi comincia la Fase 2 che introduce i Guardiani della Galassia e il mondo quantico di Ant-Man. Nella Fase 3 fa il suo esordio Spider-Man e il nemico che tutti stavamo aspettando… Thanos. Avengers: Infinity War è stato un punto di non ritorno ed un giro di boa netto, che ci ha scaraventato addosso una nuova idea di cinecomic e di narrazione su grande schermo. Se prima, infatti, siamo stati abituati a film più o meno standalone in cui il focus centrale della vicenda era il classico scontro eroe e nemico di quartiere, qui assistiamo a un evento di proporzioni cosmiche. Qui non si tratta più di New York ma dell’intero universo. L’America non è il centro del mondo e questo film annienta totalmente lo spettatore, lasciandolo con un vuoto enorme e tanti interrogativi. Thanos, dopo aver raccolto le gemme, ha schioccato le dita con il guanto dell’Infinito ed il suo *snap* ha causato l’estinzione di metà degli esseri viventi, tra cui diversi eroi da noi conosciuti molto bene. Gli Avengers perdono, cadono e con loro la speranza di un lieto fine. Ma come è possibile? Sono gli eroi più potenti della Terra, non posso perd… si. Lo fanno, rovinosamente. Ed eccoci arrivati a Endgame.

Avengers: Endgame è la summa di un percorso lungo 11 anni, per carità con tutti gli alti e bassi che volete, ma è comunque la fine di un decennio fondamentale per la cinematografia del genere. Il film dura 3 ore e, come il precedente, scorre a meraviglia. La pellicola, in realtà, terminerebbe gia dopo un’ora e mezza ma no… per il capitolo conclusivo ci vuole decisamente “qualcosa di più”. La vendetta che aspettavamo tutti. Ed ecco che inizia come un secondo film, dove impazza il combattimento… ma che dico, lo spettacolo più estasiante a cui mai abbiamo assistito in questi anni. La cavalleria non é mai stata più bella. I fratelli Russo possiamo solo che ringraziarli. Imbarcarsi in un’impresa del genere sarebbe potuto rivelarsi un fallimento senza precedenti ma loro hanno calcolato tutto, al millesimo di secondo. E intendo proprio tutto, non c’è una cosa fuori posto che non faccia intendere come il big picture fosse già nato nel 2008. A cosa assistiamo? Semplice, alla verità. I supereroi sono tanto super quanto umani. Questo film, e il precedente sul finale, li pone sul nostro stesso livello. Sono disperati, smarriti e noi possiamo solo che assistere alla loro ultima e principale missione: salvare il mondo. Quando il Dr. Strange citava “Siamo a fine partita”, era vero. Non hanno più nulla da perdere e partecipano inermi al compimento dellla volontà di un folle titano. Ecco, dunque, che l’elemento super passa in secondo piano, virando verso una concezione più famigliare dell’intera continuity finora propinataci. I nostri protagonisti li sentiamo vicini, più che mai. Non è un caso che la sala sia rimasta (incredibile di questi tempi) totalmente in silenzio, aspettando di vedere il dispiegarsi degli eventi. Massimo silenzio e concentrazione per una missione che non può (non deve!) fallire.

Si potrebbe stilare un intero trattato sulla concezione del Superuomo e sul suo inserimento nella società contemporanea ma non è questo lo scopo di questo articolo. Sono qui per dirvi che piangerete, soffrirete, vi divertirete ma soprattutto vedrete quello che stavate aspettando per tutto questo tempo, con qualche sorpresa annessa. Non ha senso parlare di film ‘perfetto’. Si tratta di un qualunquismo molto inflazionato che altro non fa che alimentare la categoria del grazie al casco. Andate con i vostri amici o insomma qualcuno che capisca quello che state passando. NON SPOILERATE, mannaggia. Avengers: Endgame è il requiem per un’era di eroismo come non era mai stata vista finora nella storia del cinema, carica di gag evitabili si, ma cavolo se colpisce dritto al cuore. Ogni personaggio avrà il suo momento, fino allo scontro finale epico e assolutamente mozzafiato. Preparatevi dunque a trattenere il respiro perchè una volta saliti su questa giostra, per l’ultima volta, verrete sbattuti da una parte all’altra dell’universo, con gli occhi che rimbalzeranno come palline di un flipper per seguire il marasma di materiale che è stato messo in piedi.

avengers

Non sappiamo ancora cosa aspettarci in futuro, tantomeno se saremo effettivamente interessati a volerne sapere di più sulle future pellicole dei Marvel Studios. Al momento possiamo solo ringraziare, tutti. Quindi preparatevi al round finale di un’epopea in grado di fornirci dei simboli a cui poter aspirare, facendoci sognare quanto basta da renderli raggiungibili, almeno a livello umano. Perciò, non preoccupatevi. Andate. Vi sentirete persi, ma va bene così.

Di strada ne è stata fatta tanta. Finisce come è giusto che debba finire. Uniti.