Finalmente anche noi abbiamo della trilogia diretta e sceneggiata da M. Night Shyamalan dopo aver visto al cinema GLASS. La pellicola è il terzo capitolo dell’avventura nata nel 2000 con Unbreakable, proseguita poi nel 2016 con Split.

Poco tempo dopo gli eventi di Split, ritroviamo i nostri tre superdotati fianco a fianco in un centro di salute mentale gestito dalla Dott.ssa Staple (interpretata da Sarah Paulson). Ognuno di loro ha la sua cella fatta su misura per contrastare i loro poteri, in attesa di essere curati. Ma da cosa? Semplicemente da loro stessi e dal loro delirio di onnipotenza che la dottoressa sembra intravedere in ognuno di loro,i quali grazie a un processo di autoconvicimento ritengono essere degli individui fuori dal normale. Ma quanto potranno resistere questi tre esseri nello stesso luogo? Separati sono imprevedibili, ma uniti sotto lo stesso tetto sono una bomba pronta ad esplodere, e lo spettatore lo sa bene. In più se ci aggiungiamo un’ambientazione come quella di un ospedale psichiatrico, rende l’atmosfera solo più inquietante e tesa.

glass

GLASS è una degna conclusione? Si. Riesce a completare l’analisi supereroistica di Shyamalan? Si. E allora perchè ha riscontrato un dissenso così elevato? Aspettative. Come già affermato in un’altra recensione (Thor: Ragnarok), l’aspettativa dello spettatore è quanto di più pericoloso ci possa essere, vuoi per un giudizio obiettivo vuoi per la realizzazione stessa di una pellicola. In un periodo storico in cui la libertà creativa è ridotta all’osso, con l’anno passato più privo che mai di originalità di contenuti, e con un’inversione dei ruoli preoccupanti, il mondo del cinema attraversa una crisi. Possiamo semplicemente citare la stessa candidatura agli Oscar 2019 di Black Panther nella categoria di Miglior Film. Se una volta si cercava di fare film per proprio gusto, ora il mercato dell’opinione pubblica è diventato talmente spietato da dirottare la semplice presa in considerazione di determinati progetti.

Ma torniamo a GLASS. Al di là di alcuni tempi morti e uno scontro finale forse un po’ deludente, la pellicola completa a tutto tondo la visione del Superuomo di Shyamalan. Si tratta di un approccio particolare, molto più accentuato e convincente in Unbreakable, in cui il mistero delle origini paradossalmente pone la vicenda su un piano più realistico rispetto a quello che può essere un fumetto. Unbreakable da solo, seppur accolto in maniera piuttosto fredda ed indifferente quando uscì nelle sale, riesce a far vacillare la nostra convinzione che il protagonista abbia effettivamente dei superpoteri fino all’ultimo. Si certo, ci sono numerose prove che dimostrano subito il contrario, ma se con Bruce Willis è iniziato uno studio tutto personale della concezione di supereroe, con la Dott.ssa Staple si conclude il cammino con parecchie incertezze e dubbi.

David Dunn, lei è convinto di essere incredibilmente forte, ma ci sono uomini forti quanto lei! Kevin Wendell Crumb, tu sei convinto che una ventina di anime coesistano nel tuo corpo. Elijah Price, lei ha un’intelligenza straordinaria, pensa di essere un superuomo. E se invece vi dicessi che vi sbagliate?!

Shyamalan ha sicuramente dato un contributo cinematografico molto originale all’industria del fumetto, confermando una filosofia ed un approccio ben studiato che potrebbe essere facilmente oggetto di saggi, se non lo è già. Ma, come detto in precedenza, più che prendere in considerazione Split bisognerebbe concentrarsi sul primo e l’ultimo capitolo, in cui l’esistenza di un James McAvoy è molto più giustificata e coinvolgente rispetto al suo debutto da standalone. I tre personaggi sono incredibilmente interconnessi. Il buono, il cattivo e l’anarchico trovano la piena espressione nello showdown che nell’ultima parte del film, attraverso un curioso ma forse troppo repentino plot twist, giungono alla fine della loro storia.

In sintesi, GLASS è l’epilogo di una visione autoriale tanto intima quanto condivisibile che potrà piacere e non, come tutte le cose. Alla fine, la sensazione che ho avuto è quella di essere uscito dalla sala appagato o quantomeno con l’idea di aver ricevuto un prodotto coerente con quello mostrato nel trailer, elemento sempre più sottovalutato da una buona fetta di pubblico. Per cui, fateci/vi un favore, andate più rilassati al cinema e soprattutto con più testa. Altrimenti Netflix offre un comodo range di lavori su cui potersi accanire comodamente da casa, spendete anche meno.