7 Sconosciuti a El Royale è una bestia decisamente anomala: dopo aver sorpreso un bel po’ di gente oltreoceano, questo film ha attraversato l’Atlantico e si è fatto strada nelle nostre sale. Le (poche) voci che giravano sono bastate ad incuriosirmi, spingendomi a dare un’occhiata a questo film. Seduto in sala, aspettando l’inizio, non avevo una chiara idea di cosa aspettarmi: l’unica indicazione era il frammento di trailer che avevo visto, stoppato quasi subito poiché mi diede l’idea di spoilerare un po’ troppo. Ebbene, una volta iniziato, il film mi ha preso all’amo, tenendomi incollato allo schermo per le due ore e mezza di durata. Andiamo a vedere perché!

Il film è l’ultima fatica di Drew Goddard, alla sua seconda regia. Magari il nome non vi dirà molto, ma sappiate che Goddard è lo sceneggiatore di alcuni dei film più riusciti degli ultimi anni, come il controverso Cloverfield ed il sorprendente Sopravvissuto – The Martian (per il quale è stato nominato all’Oscar). La prima regia di Goddard ci ha portato uno degli horror più interessanti e curiosi di questo decennio: Quella casa nel bosco, un’irriverente omaggio al cinema horror, ma anche una dissacrante analisi dei cliché tipici del genere. In 7 Sconosciuti a El Royale, Goddard opta per qualcosa di completamente diverso, seppur ugualmente unico. Sin dalle prime battute, il film fa di tutto per non nascondere la sua ispirazione principale: Quentin Tarantino. Stile, dialoghi, colonna sonora… è difficile non notare il desiderio di una riproduzione quanto più fedele dello stile Tarantiniano. Un omaggio in piena regola, quindi, ma che riesce a non far troppo rumore, dando allo spettatore il modo di concentrarsi a pieno sulla trama e sui suoi protagonisti.

El Royale

A questo punto, due parole sulla trama sono d’obbligo. Ad ogni modo, cercherò di mantenermi sul vago, in modo da non rovinarvi troppo la sorpresa. Dopo un incisivo incipit che riesce, in appena due minuti, a dare una buona idea della direzione che il film ha intenzione di prendere da lì in poi, veniamo portati al check-in dei protagonisti. Questo secondo prologo ci da il modo di assaggiare velocemente i protagonisti della storia, stuzzicando il nostro appetito per ciò che verrà. Stabiliti i personaggi, comincia la storia vera e propria. Da qui il film procede a capitoli (altra scelta riconducibile al buon vecchio Quentin), concentrandosi su ognuno degli ospiti dell’El Royale in un continuo gioco di rivelazioni, nuovi misteri, flashback e punti di vista differenti per lo stesso evento. Lo spettatore ha tutto il tempo di conoscere i personaggi a fondo, una scelta che non fa che aumentare la suspance quando una reazione a catena di eventi mette le vite di ognuno di loro a repentaglio. Come se ciò non bastasse, un’ombra piuttosto ingombrante incombe sul motel, un’ombra del quale parleremo più tardi per evitare troppi spoiler.

El Royale

 

Il cast principale domina lo schermo, con ciascun attore intento ad offrirci un personaggio intrigante, magnetico e dalle molteplici sfaccettature. D’altro canto, quasi nulla è come inizialmente sembra, e scoprire di volta in volta qualcosa di nuovo di ogni personaggio ci offre una varietà impressionante di chiavi di lettura, portandoci ora a fare il tifo per un personaggio questionabile ed ora a comprendere un comportamento apparentemente fuori posto o estremo. Ma non sono solo le performance ed i personaggi a mantenere alto l’interesse dello spettatore. 7 Sconosciuti a El Royale è una gioia per gli occhi: l’estetica anni ’60, che non manca mai di affascinare, viene presentata su schermo in un trionfo di toni caldi, delicati colori pastello ed invasivi neon che aiutano a sottolineare ed esaltare il setting alberghiero. Le molte vicende che accadono durante l’impressionante durata ci vengono presentate con un montaggio divertente e molto spesso sorprendente, capace in alcuni momenti di divertirsi ad interagire con la colonna sonora. E qui arriviamo ad un altro punto di forza del film: le musiche. In primis, l’azzeccata scelta di alcuni dei più famosi successi dei sixties americani crea momenti esaltanti e pieni di stile. In secundis, eccellente il lavoro svolto da Michael Giacchino, che crea un tappeto niente male sul quale ambientare le vicende del film, dalle scene più rilassate fino ai picchi di massima tensione. Insomma, un ottimo lavoro svolto nel lato tecnico.

El Royale

E qui arriviamo a quello che magari potrebbe essere l’unico lieve neo del film. Per discuterne, dovrò entrare in territorio SPOILER, pertanto vi esorto a saltare questo paragrafo fino a quando non avrete visto il film. Avete saltato? Bene! Come accennavo prima, da un determinato momento nella trama, sul motel comincia un silenzioso conto alla rovescia fino all’arrivo di Billy Lee, il personaggio interpretato da Chris Hemsworth. Sin dai primi minuti, intuiamo la presenza di qualcosa di pericoloso e violento e, quando questo qualcosa viene messo sulla strada per l’El Royale, da spettatori ci attendiamo qualcosa di distruttivo ed unico. Ed in parte lo otteniamo. Solo in parte però. L’arrivo di Billy è ben studiato, risultando a primo impatto il più grande tra i tanti punti di svolta del film. Da qui, siamo portati in un interessante flashback che ci presenta questo simil-Charles Manson e la sua disturbante forma di contro-cultura. Tornati ad El Royale, tuttavia, la minaccia del personaggio si spegne un po’ in una sequenza che, nonostante l’indubbia tensione, offre poco di originale (a differenza dell’intero film finora). Veniamo messi di fronte ad una blanda tortura psicologica che finisce per essere oscurata totalmente dal climax finale, dal quale Billy Lee è quasi totalmente assente. Un vero peccato, considerato l’entusiasmo e la follia di Hemsworth nel ruolo. Ed il caso di Billy Lee non è l’unico: anche il personaggio di Jon Hamm, protagonista del primo grande twist del film, viene successivamente sprecato in un momento che, nonostante sia assolutamente inaspettato, lascia un sapore amaro in bocca, il sapore del potenziale sprecato. Entrambi i casi di certo non smontano il film, ma risultano essere due belle ditate su un vetro altrimenti limpido.

In definitiva: 7 Sconosciuti a El Royale mi ha sorpreso, e non poco. Ho lasciato la sala contento di aver visto il film e desideroso di invitare quanta più gente a dargli una chance. Vi ritroverete davanti ad un film divertente, bello da vedere e da ascoltare e senz’altro capace di tenere lo spettatore sulle spine. Le stupende performance del cast (Bridges e Hemsworth in primis) vi trascineranno sempre più a fondo in questa trama intricata e piena di risvolti inaspettati. Decisamente una bella sorpresa!

El Royale