12 Strong (in Italia portato con il titolo 12 Soldiers per non si sa qual motivo) arriva in un periodo un po’ fiacco per le nostre sale cinematografiche. Con un trailer promettente e l’etichetta di ‘tratto da una storia vera’ ci fa venir voglia di ritornare al cinema e sederci per 130 minuti. Direi che sono tornato a casa piuttosto soddisfatto. Vediamo perchè.

Va detto che di war movies ce ne sono a bizeffe, a volte riusciti altre un po’ meno. 12 Strong non credo possa rientrare tra i must watch del 2018 ma è sicuramente una pellicola molto piacevole che fa il suo dovere. Come già accennato, è tratta da una storia vera ed è l’adattamento cinematografico del libro Horse Soldiers, scritto dal giornalista Doug Stanton in memoria dei dodici soldati che, in seguito agli eventi dell’11 Settembre 2001, per primi si insediarono nell’Afghanistan nel tentativo di contrattaccare Al Qaeda. Capeggiati dall’agente delle forze speciali Mark Nutsch (qui interpretato da Chris Hemsworth) vennero spediti in pieno territorio nemico senza alcuna idea di cosa aspettarsi. Questa è la storia della squadra ODA 595 e di cosa hanno trovato.

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Una possibile e ritrita occasione di riscatto americano che riesce a non diventare una pellicola in cui a dominare è il superuomo dello zio Sam. Lontana dalla politica e dall’esaltazione degli ideali di una nazione, 12 Strong diventa un film di grande umanità in cui lo spettatore si immerge osservando due fazioni avversarie convergere, sia da un punto di vista bellico che ideologico. Un manipolo di soldati si offre volontario in una missione potenzialmente suicida, venendo catapultati dal mondo tecnologico ed estremamente avanzato dell’Occidente, in un’area in cui le baracche faticano a rimanere in piedi. Che la guerra in Afghanistan sia stata paragonata più volte ad un secondo Vietnam è plausibile visto come il territorio montuoso, e dunque estremamente ostico, su cui muoversi sia il primo ostacolo da tenere in considerazione. Specialmente se non si vuole esser colti di sorpresa. Gli americani, infatti, entrano in contatto con la loro guida Adbul Rashid Dostum, generale autoctono dell’Alleanza del Nord. Da qui si assiste ad un necessario quanto a tratti severo confronto tra le due culture. L’imperante movente divino si scaglia contro gli ideali ben più umani e terreni di Mitch Nelson (il nome del protagonista) e della sua squadra.

12 Strong diventa dunque un solido terreno su cui presentare una realtà devastata e molto lontana dall’immaginario della stessa milizia statunitense, come sottolineato anche nel film. Non passa molto tempo perchè Mitch ed i suoi si ritrovino in sella a dei cavalli, unico mezzo possibile di spostamento visti i sentieri irti e scoscesi e la strategia di rimanere quanto più invisibili e silenziosi agli occhi del nemico. Insomma una battaglia molto differente dalle altre attende i nostri protagonisti che, tra imminenti tradimenti e cacciatori di taglie, dovranno completare la loro missione in fretta e completamente isolati dal resto del mondo.

Buona la prova di Hemsworth che tutto sommato non fatica molto nell’interpretazione di un personaggio piuttosto in linea con le sue capacità attoriali. Strana e curiosa la scelta di personaggi come Michael Shannon e Michael Peña che vengono poco sfruttati, svolgendo purtroppo cosi la funzione di riempitivo. Una regia ben riuscita che accompagna bene la carica a cavallo regalando scontri chiari senza mai entrare troppo in confusione. Complici le location mozzafiato che permettono allo spettatore di godere di un paesaggio vastissimo, presto teatro di guerra.

Grazie al cielo una proposta americana in cui l’America si percepisce veramente molto poco, permettendo l’esaltazione del singolo, amico o nemico.