È tutta colpa di Bendis.

Young AvengersPrima che saltiate a conclusioni affrettate: no, non stiamo attaccando l’iconico autore che ha contribuito a dare un taglio tutto nuovo al fumetto moderno -almeno fino a qualche anno fa-, ciononostante se ad oggi ci ritroviamo a parlare di un volume dedicato agli Young Avengers inserito nella collana “Marvel History” è proprio Bendis che dobbiamo guardare come origine dello stesso.

È nell’idea dell’autore di Cleveland che Young Avengers trova le proprie radici, seppur non vi sia nessun tipo di legame tra la costruzione delle due storie. In seguito agli avvenimenti narrati in Vendicatori Divisi il gruppo di supereroi più potenti sulla Terra si era ufficialmente sciolto: il crollo psicologico di Scarlet era riuscito laddove ogni nemico, in tanti anni di storie, aveva fallito, portando al “disassemblaggio” del team.

Una New York senza Vendicatori, è su questo terreno che decide di muoversi Allan Heinberg, nome completamente sconosciuto al mondo del fumetto, il cui lavoro riguardava Hollywood e le serie televisive. Heinberg era infatti uno degli sceneggiatori di The O.C. nell’ormai lontano 2003, ed era riuscito ad inserire all’interno della serie, attraverso il personaggio di Seth Cohen, il suo amore per i fumetti. Tutto ciò venne, in maniera del tutto fortuita, notato da Mike Cotton di Wizard, che intervistò lo sceneggiatore. Da quest’intervista C.B. Celbuski -l’attuale editor-in-chief della Marvel- e Joe Quesada decisero di incontrare Heinberg con l’intenzione di parlare di un possibile titolo mensile da sviluppare.

Tra questo ed il successivo incontro verranno pronunciate le parole che daranno vita alla serie, dette dallo stesso Quesada, le quali si riveleranno folgoranti per Heinberg, ovvero “Young Avengers“. L’idea di realizzare una serie incentrata su personaggi adolescenti, a detta dello stesso autore, era alla base della sua volontà di lavorare con la Casa delle Idee, tuttavia fu proprio quella definizione a far scattare la scintilla.

Young AvengersLa creazione della serie si basa, quindi, sulla stessa domanda che viene posta all’inizio del volume  e da il via alla narrazione: chi sono gli Young Avengers?

Da qui si sviluppa simmetricamente sia la costruzione della storia nell’idea di Heinberg che la scoperta del lettore che si appresta ad approcciare dei personaggi totalmente nuovi, i quali, tuttavia, suscitano una voluta sensazione di deja vù, tenendo incollati al volume. Ed è proprio questo un elemento fondamentale di Young Avengers, che riassume la buona riuscita del lavoro, ovvero l’estrema fruibilità di un prodotto che puntava ad un ampia fascia di pubblico, con un target primario indirizzato agli adolescenti, ma tranquillamente apprezzabile anche dai lettori più navigati.

È la passione che lo sceneggiatore ha a rendere interessante un lavoro che, idealmente, sarebbe potuto trasformarsi in un gigantesco buco nell’acqua. Young Avengers cerca, in alcuni elementi, di emulare lo spirito di quei titoli che nella Silver Age cambiarono radicalmente il modo di intendere il fumetto, presentando una gruppo di giovani ragazzi -tra i 14 e 16 anni- dotati di poteri, che, nonostante l’inesperienza, decidono di gettarsi nella mischia e di combattere per difendere i più deboli. Il fattore età è, ovviamente, l’elemento che fa da padrone nel lavoro, essendo un punto di incontro/scontro fondamentale per quella che, a tutti gli effetti, è una nuova generazione di supereroi.

Lo scontro generazionale funge da motore per l’intera vicenda, inserendosi in uno dei momenti più delicati nella storia degli Avengers: dopo quanto accaduto con Scarlet -una ferita ancora fresca con cadaveri ancora caldi- i membri chiave dei Vendicatori, quali Capitan America e Iron Man, non intendono lasciare la possibilità a dei bambini di rischiare la propria vita, del tutto impreparati ad un compito come quello di cui si sono fatti carico. Ciò che in questo “processo alle intenzioni” mosso dai media, da Cap, Iron Man e Jessica Jones viene tralasciato è la ferrea forza di volontà di un gruppo di adolescenti, capace di piegare anche il più temibile dei nemici.

Young Avengers

Gli Young Avengers, così come li ha definiti la stampa vista la loro emulazione dei membri originali dei Vendicatori, non hanno intenzione di farsi da parte. Tutto inizia con l’arrivo di Iron Lad -una giovane versione del futuro Kang Il Conquistatore– che, sfuggito alla sua versione più adulta e rifugiatosi nel presente, decide di cercare i Vendicatori del domani, basandosi su un file di sistema del defunto Visione. Tutto, ovviamente, per far fronte alla futura minaccia che rappresenterà Kang una volta che lo avrà trovato. Da qui partirà un reclutamento che verrà raccontato a posteriori, visto l’inizio della storia in medias res. Faremo quindi la conoscenza dell’Asgardiando, futuro Wiccan, di Hulkling e Patriot, a cui si aggiungeranno la figlia di Scott Lang, Cassie, nei panni di Stature, ed un personaggio creato ex-novo, Kate Bishop futura Occhio di Falco.

Questo nuovo team incarna perfettamente la nuova generazione americana con tutte le sue molteplici sfaccettature, affrontando temi estremamente attuali come l’omosessualità, trattata con una capacità ed una dolcezza invidiabile, la dipendenza e la crescita, fatta di dolori e compromessi. Un po’ alla volta vediamo i nostri protagonisti fare i conti con le proprie realtà, che spesso sembrano essere fin troppo adulte per degli adolescenti, uscendone fortificati e, sopratutto, maturati.

Young AvengersIl percorso degli Young Avengers è scandito dalle eccezionali matite di Jim Cheung, che usa la serie come vero trampolino di lancio, dando alcune delle vesti più accattivanti del periodo a questi nuovi personaggi. Oltre alla bellezza dei disegni, con cui Cheung si scatena -come possiamo vedere nella resa dei conti con Kang o nella battaglia tra Kree e Skrull– ciò che colpisce è il minuzioso character design che da vita a costumi stupendi come l’armatura di Iron Land (uno dei più belli post 2000) il nuovo look di Visione o gli omaggi a Bucky presenti nel costume di Patriot. Unica nota dolente della run sono le matite di Andrea Di Vito presenti nei numeri centrali della serie, decisamente inadatte e figlie di uno stile statico ed ingessato che nulla c’entra con lo spirito del lavoro.

Young Avengers è una serie che si legge con gusto, un gusto che ricorda come il fumetto sia un media versatile e possa intrattenere ottimamente riuscendo comunque a farsi specchio di generazioni. La freschezza con cui queste storie scorrono è sinonimo di una scelta ben ponderata che conduce al confezionamento di un prodotto di consumo adatto ad un’ampia fascia di lettori, divertente e con un’ottimo mordente. Seguire le avventure dei Giovani Vendicatori -ristampate in questo curato cartonato della Panini- è un piacere, così come assistere ad una crescita tangibile dei personaggi che porta a puntuali stravolgimenti dello status quo. Ogni numero è ricco di avvenimenti e colpi di scena, per un totale di dodici numeri densi, tra rivelazioni riguardanti membri chiave del gruppo, come Hulkling, Wiccan ed l’ultimo arrivato, Speed, ed un futuro come nuovo importante gruppo dell’Universo Marvel.

Una lettura da fare, concedendosi all’aspetto più d’intrattenimento della nona arte, che riesce comunque a regalare storie di livello.

Young Avengers