Poche produzioni cinematografiche sanno far parlare il pubblico tanto quanto ogni nuovo capitolo dell’universo di Star WarsSolo: A Star Wars Story non ha fatto eccezione, riuscendo a far chiacchierare molto in questi mesi che hanno preceduto la sua uscita nelle sale. Dopo i malumori dovuti a Gli Ultimi Jedi, diversi fan hanno arcuato le sopracciglia di fronte a questo progetto, vuoi per gli ambiziosi (vedi: aggressivi) piani che mamma Disney ha per la mungitura dello storico franchise, vuoi per la turbolenta produzione di questo film, culminata in un cambio di guardia alla regia quando il duo di registi Lord e Miller hanno dovuto abbandonare i lavori in corso, lasciando il timone a Ron Howard.

Ora che finalmente il film è sugli schermi si potrà rispondere alla fatidica domanda: com’è il risultato finale?

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Togliamoci immediatamente il sassolino dalla scarpa: Solo è ben lontano dall’essere un disastro e, considerata la brutta aria che vi aleggiava intorno, è già un ottimo risultato. Tuttavia, non si tratta nemmeno di un capolavoro, rimanendo sospeso in un limbo di pressoché totale indifferenza. Solo è ben lontano dall’essere un disastro e, considerata la brutta aria che vi aleggiava intorno, è già un ottimo risultato. Tuttavia, non si tratta nemmeno di un capolavoro, rimanendo sospeso in un limbo di pressoché totale indifferenza E si parla di indifferenza perché è difficile provare altro uscendo dalla sala. Non ci sono stati grandi pro né grandi contro, i due poli hanno finito per annullarsi costantemente a vicenda. Per molti versi ci troviamo di fronte ad un film pieno di “ma”. Da un lato, il cambio di regia non ha avuto effetti catastrofici e non ha creato un film schizofrenico, ma la regia stessa non ha quasi nulla da dire ed è impoverita dalla discutibile scelta di presentare un film visivamente piatto, che si esprime esclusivamente in pesanti grigi o sbiaditi toni seppiaNon che questo sia un problema così tragico, in fondo alcune delle migliori storie del cinema sono state girate in bianco e nero, eppure finisce inevitabilmente per annoiare l’occhio dello spettatore, togliendo vitalità ai personaggi più vivaci e colorati di tutto il franchise. Per non parlare inoltre del montaggio che, in disparate occasioni, ha fin troppa fretta di finire una scena, portando a cambi di situazioni e location che sembrano avvenire a metà battuta.

Alden Ehrenreich non ha recitato la parte nel modo penoso temuto dagli scettici, ma risulterebbe difficile vedere Han Solo nella sua interpretazione se non si ritrovasse al fianco di Chewbacca (la loro relazione è uno dei punti di forza del film) ed alla guida del Millennium Falcon. Purtroppo questa versione finisce per perdersi nella marea di antieroi dalla faccia da schiaffi che si sono ispirati proprio all’Han Solo di Harrison Ford, finendo per non lasciare alcun ricordo indelebile. Purtroppo a non essere indimenticabile non è solamente il buon vecchio Han, quasi tutto il cast di personaggi secondari che lo circonda (in particolare un droide che proprio non convince) segue la stessa scia. Primo fra tutti, un pacatissimo e sommesso Woody Harrelson, lontano anni luce dalle sue interpretazioni più memorabili e carismatiche, tenuto saldamente per le redini da una caratterizzazione incapace di sfruttarne il potenziale, anche solo in parte. Ciò è sintomo di una trama che, pur portando l’universo di Star Wars in un territorio inesplorato, fa ciò appoggiandosi ad ogni possibile cliché del genere risultando banale, prevedibile e fin troppo lunga: le 2 ore e 10 minuti di questo film si sentono eccome, specialmente nel letargico ultimo atto.

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Ma non ci sono solamente lati negativi, molte cose funzionano alla grande. Primo fra tutti, un Lando carismatico ed interessante, portato su schermo da un Donald Glover in gran forma. Secondo, un antagonista sorprendentemente magnetico, penalizzato solo da una minima presenza su schermo: qualche incontro in più con il Dryden Vos di Paul Bettany non avrebbe affatto stonato. Inoltre, nonostante i vari momenti morti, nulla può mettere in discussione quanto divertenti risultino le parti di pura azione, con fughe ben gestite ed originali, oltre ad  una sequenza a bordo di un treno merci degna di nota. I molteplici rimandi alla trilogia originale (ed un inaspettato ritorno dai prequel che lascia presagire il prossimo film “non episodico” del franchise) sono ben presentati allo spettatore e riescono a strappare più di un sorriso.

In definitiva, se vi eravate preparati ad entrare in sala con torce e forconi, pronti a tirare i pop corn allo schermo per lo sdegno, rimarrete delusi. Il film non brillerà, ma di certo è un buon risultato arrivato a destinazione, nonostante un viaggio a dir poco burrascoso, senza perdersi per strada.