Non sempre il termine “nuovo” è sinonimo di “migliore”. Questo era il caso dei New52, reboot della DC Comics che diede (l’ennesimo) colpo di spugna alla continuità del suo universo, aggiungendoci alla mischia anche i personaggi della Wildstorm. Purtroppo furono proprio alcuni di loro a pagare lo scotto più pesante, diventando sbiadite copie di loro stessi, perdendo la loro celebre caratterizzazione ambigua e amorale in favore di una personalità più politicamente corretta e in linea con gli altri eroi DC. Fortuna che, in occasione del rilancio seguito dei Nuovi 52 (il DC You) Steve Orlando decide di rimettere le cose a posto, almeno per Midnighter.

La serie in questione – in America, durata solo tredici numeri – è da considerarsi uno spin-off della serie Grayson, testata personale del pupillo preferito di Batman, Dick Grayson, all’epoca dato per morto dopo esser stato smascherato e vituperato nel crossover Forever Evil. La serie vedeva come comprimario ricorrente Midnighter e gli autori – proprio in occasione del DC You – decisero dar lui una chance con una testata solita. La scelta appare ardua già di suo, non per l’atto di creare una solo series, quanto più per l’atto di darla a Midnighter: personaggio che – come meglio detto nella recensione della Deluxe Edition di The Authority – vive in una sorta di bolla temporale, come, sostanzialmente, un po’ tutti i personaggi che arrivano dalla scuola di Authority.

Il loro problema principale è che sdoganarono nel mondo della narrativa uno stile che si impose in molte tipologie di narrazione, passando grazie ad Authority da novità a consuetudine (anzi, spesso a imprescindibile legge dello storytelling); quando poi quella consuetudine passa al livello successivo, è chiaro che i promotori di questa tipologia di narrazione – come Authority – non rappresentano più lo straordinario, ma la forma più primordiale di ordinario. Tuttavia, chiamato a tessere le fila soliste dello scopiazzo dichiarato del Cavaliere Oscuro, Steve Orlando riesce a creare una saga che tiene banco per sei numeri, confezionando una narrazione interessante, godibile e che appassiona.

Partendo da un plot molto semplice, Orlando imbastisce si una trama molto e prettamente action, ma tale operazione è solo un escamotage per restituire a Midnighter quello che i New52 gli avevano tolto: la caratterizzazione infusagli da Warren Ellis, che si presentava come una sorta di Batman più smaliziato, onesto e deviato. Nel rivedere il supereroe uccidere i criminali con il suo fare saccente e psicotico, ritroviamo infatti l’originale ragion d’essere del personaggio, facendo passare in secondo piano il fatto che interagisca con altri eroi DC Comics o il fatto che la sua introduzione del DC Universe gli abbia fatto perdere la strada maestra, ora ritrovata in una storia dal buon ritmo e con la capacità di essere audace e violenta quando serve. L’autore riesce anche a trovare un espediente per risolvere un’altra “potenziale” problematica del personaggio: i suoi poteri, che rendono il protagonista in grado di prevedere ogni mossa. Non è infatti semplice scrivere una storia su un personaggio che riesce a prevedere ogni mossa, ma Steve Orlando trova la giusta strada che risulta godibile e dà anche modo di riflettere riguardo il rapporto tra un potere così pesante e scomodo rapportato alla vita (lavorativa e privata) di tutti i giorni.

A proposito di vita privata, forse l’unico errore – a livello di storytelling – che Orlando fa è ostentare continuamente l’omosessualità di Midnighter. L’eroe è stato uno dei primi supereroi dichiaratamente omosessuali e a mostrare la cosa come la più naturale del mondo, rappresentandola con disinvoltura e senza troppi crismi o tramutandola in un bieco colpo di scena.

La cosa non era studiata per essere vista il meno possibile, ma per percepire Midnighter come una persona e non come “una persona gay” la cui sua unica particolarità narrativa è solo quella di essere omosessuale. In questa serie invece succede proprio il contrario, visto che la sua omosessualità ci viene ricordata in ogni episodio, spesso anche in modo vanitoso, quasi per attirare l’attenzione. Il problema è che, facendo così, non si promuove una integrazione di sorta ma, anzi, si attua una discriminazione che suona un po’ come una zappata sui piedi per l’obiettivo di ristrutturazione di Midnighter.

Sul lato grafico, ci troviamo un in formissima ACO che sfoggia uno stile decisamente dinamico, moderno, coinvolgente e versatile, in quanto il disegnatore si dimostra in grado di essere sia ordinario che sperimentatore nel tratto e disposizione delle tavole: tutto dipende dalla scena che deve realizzare ma, sostanzialmente, ACO si dimostra abile nel sfoggiare stile/disposizione semplice magari nelle sequenze più tranquille, sia abile nel mostrare quelle più particolareggiate e che rompono gli schemi in momenti che vanno sottolineati per la loro drammaticità, o per scene dall’alto tasso di sangue e violenza. Forse a livello di character design risultano esserci più problemi nel disegnare delle pose fluide o rilassate, così come le espressioni facciali che a volte somigliano alla espressioni pre-impostate e limitate dei videogiochi, ma poi ACO recupera tutto ciò che perde su questo versante con l’azione. Stesso discorso vale per Steven Mooney e Alec Morgan – sostituti che subentrano ad ACO nei numeri di riposo – anche loro molto in forma e schierati con la linea artistica del volume. Loro due, rispetto ad ACO, quanto meno mostrano più espressività, ma peccano in originalità e sperimentazione.

Midnighter, Vol. 1 è un ottimo volume, pieno di azione e disincantata violenza con l’obbiettivo principale di ridare giustizia ad un vecchio nome del fumetto supereroistico statunitense. Leggero e appassionante, Fuori riesce nella maggior parte dei suoi compiti, a volte capitombolando qua e là, ma riuscendo nel complesso a confezionare un opera piacevole.