Edizioni Inkiostro ha costruito la sua immagine armando i suoi scaffali di opere indubbiamente non consumabili da tutte le fasce di pubblico. La casa editrice di Teramo propone, infatti, fumetti decisamente non per tutti, dai contenuti che accompagnano tematiche difficilmente digeribili. Tuttavia, spesso l’etichetta “fumetto per pochi” è un abile facciata utile per mascherare una narrazione discreta avente come particolarità dei toni mediamente più sostenuti del normale. Questa descrizione è totalmente propria de I Figli del Silenzio.

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Andrea Garagiola e Cristian Di Clemente raccontano la storia di Alex, ex-militare ora affiliato ad un gruppo armato della chiesa cattolica italiana conosciuto come i Confessori che, come moderni crociati, debella il pericolo derivante dalle Bestemmie: mostri antropomorfi nascosti fra l’umanità.

La narrazione si rende subito di facile fruibilità al lettore grazie al linguaggio semplice e diretto di Garagiola, oltre che ad una attenta caratterizzazione del protagonista e all’utilizzo di flashback ambientati durante la militanza nell’arma, quest’ultimi utili non solo per spezzare il racconto presente e creare un po’ di varietà, ma anche per avere un quadro più approfondito dell’evoluzione psicologica e caratteriale di Alex. Flashback e caratterizzazione vanno infatti di pari passo ne I Figli del Silenzio, creando un climax crescente che esplode sulle battute finali; più Alex andrà a fondo del mistero che dietro l’esistenza delle Bestemmie, più anche i flashback si faranno crudi, scoperchiando i lati più bestiali e feroci della natura umana che cerca di giustificare i propri morbosi e brutali atti dietro istituzioni come famiglia, lavoro e religione: quest’ultima trattata nello specifico nel volume in questione.

Particolare e inaspettata (per il genere trattato) è la caratterizzazione di Alex che, in questo racconto in cui fuoriescono dalle pagine ispirazioni a Dylan Dog e Dympir in maniera prepotente, è tutto fuorché quella del tipico action hero.

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Alex è infatti un uomo debole e inetto, che cerca di fare la differenza gettandosi nella mischia come l’eroe che vorrebbe (o dovrebbe?) essere, senza mai riuscire nel suo intento e lasciandosi abbattere agli eventi. Inetto si, ma non sconfitto, in quanto – nonostante i colpi subito – Alex riesce comunque a sbrogliare la matassa e a trascinarsi verso la rivelazione del mistero.

Purtroppo, la delineazione del protagonista finisce per essere messa, in certi punti, in primo piano rispetto al resto: a volte anche troppo, lasciando in secondo piano lo sviluppo della trama orizzontale, anche quando essa dovrebbe fornire delle informazioni più corpose riguardo la storia. Sicuramente, parte della “colpa” va anche ripartita ad una limitazione di pagine che ha ulteriormente impedito agli autori di destreggiarsi al meglio e dosare in maniera più bilanciata l’esigenza di caratterizzare il protagonista e quella di creare una storia che affrontasse gli scomodi argomenti trattati, spesso in maniera un po’ superficiale e a tratti qualunquista. Infatti, anche se il linguaggio semplice e un protagonista accattivante per la sua diversità sono i punti che rendono accessibile I Figli del Silenzio, col progredire della narrazione perde spesso di mordente perché si ancora (diciamo insiste troppo) sulla caratterizzazione del protagonista, indugiando in più punti di rilasciare informazioni consistenti sulla trama, arrivando quasi ad annoiare, soprattutto assistendo a scene di violenza che – proprio in quei momenti- perdono il senso di denuncia per mutare in semplice gusto per il gore.

Sul versante grafico, Di Clemente offre uno stile decisamente funzionale ai testi, con un tratto deciso, giocando sul rapporto dei chiari e degli scuri, valorizzando soprattutto i tratti eseguiti con l’inchiostro, in modo da valorizzare la cupidigia della narrazione e dando l’idea di uno storytelling sporco; anche i suoi disegni, in molte occasioni, assumono dei tratti volutamente imprecisi o sporchi per sottolineare le tematiche veicolate dai testi. Lo stile deciso e ben definito si può anche constatare dalla struttura della griglia, quasi ordinaria o addirittura bonelliana, che però mostra soluzioni di più ampio respiro sulle battute finali, offrendo vignette private dei margini, che combinate alle onomatopee, riescono a enfatizzare diversi passaggi della storia.

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I Figli del Silenzio di Andrea Garagiola e Cristian Di Clemente è un opera tutto sommato sufficiente, una storia realizzata dai due autori con palese entusiasmo la cui resa finale risulta però passabile.