L’Anime de li Meglio #2 – Steins;Gate tra 2011 e 2018

Steins;Gate è una serie anime tratta da una visual novel, uno di quei videogiochi in cui i personaggi parlano su fondo statico e tu devi scegliere alcune opzioni di dialogo per guidare la storia attraverso varie route.

Solitamente giochi del genere sono a sfondo erotico/sentimentale, e ogni route da seguire corrisponde ad una ragazza (o ragazzo) da conquistare.

Steins;Gate no. Steins;Gate è tutto.

Questa settimana, a distanza di sette anni dalla prima, è cominciata la seconda stagione, Steins;Gate 0. Colgo quindi l’occasione per consigliare la visione di forse una delle migliori serie mai andate in onda.

Considerando il tema, offrirò il mio punto di vista alla prima visione di allora (2011) e al rewatch che ho appena concluso (2018).

Operation Verdandi: Start.

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Steins;Gate – serie anime
Genere: Fantascienza, thriller, commedia
Produzione: White Fox – 2011
Prima stagione: 24 episodi
Vista prima su Megavideo in lingua originale sottotitolata in Estate 2011 e rivista su Netflix con doppiaggio italiano in Primavera 2018.

DI COSA PARLA?

2011: Un gruppo di ricercatori poco più che adolescenti si ritrova casualmente fra le mani una macchina del tempo.

2018: Un gruppo di ricercatori poco più che adolescenti si ritrova casualmente fra le mani una macchina del tempo. Solo che col senno di poi sapevo bene che c’era ben poco di casuale.

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PERCHE’ L’HO COMINCIATO?

2011: Ultimamente provo a vedere un po’ tutte le serie della stagione in corso e così vidi il primo episodio. Non mi piacque. Un po’ di confusione e personaggi un po’ troppo sopra le righe. Inoltre la presentazione risultava parecchio insipida. Fu solo grazie a una mia amica che settimane dopo mi convinse a dargli una seconda possibilità, dandomi del folle se non l’avessi fatto. 

2018: Ultimamente, per mancanza di tempo libero, seleziono con cura le serie da vedere. Tuttavia la nuova stagione di S;G era alle porte e volevo rinfrescarmi la memoria. Quindi, complice un doppiaggio italiano davvero ben realizzato, decisi di lasciarmela scorrere di sottofondo su Netflix mentre lavoravo.

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PERCHE’ L’HO CONTINUATO?

2011: Dal terzo episodio lo sviluppo si fa interessante. Molto interessante. Le fastidiose particolarità che attribuivano ai personaggi le caratteristiche degli stereotipi giapponesi (la ragazzina sbadata, il nerd pervertito, la ragazza occhialuta e silenziosa) diventano il punto di svolta fondamentale a far avanzare la trama, passando per l’ analisi profonda di ognuno di loro. Nulla è per caso. Una puntata dopo l’altra, la trama assume toni sempre più sinistri e intriganti, fino ad arrivare a un climax, più o meno a metà stagione, che stravolge totalmente le regole del gioco.
Sono fortunato ad aver accumulato quelle settimane arretrate in cui lo snobbavo, altrimenti non so come avrei potuto aspettare un episodio a settimana.

2018: Netflix è una benedizione. Gli episodi mi sono scivolati via uno dopo l’altro e mi sono risciroppato la serie nel giro di una settimana.

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E ORA CHE L’HO FINITO?

2011: Mi ha lasciato entusiasta. Probabilmente la migliore storia sui viaggi nel tempo, se non la migliore in assoluto, per quanto mi riguarda. Ogni cosa torna perfettamente al suo posto, in un’opera di coerenza certosina, a mio avviso uno degli elementi fondamentali e difficili della fiction sui viaggi nel tempo.

2018: Mi ha lasciato entusiasta. Di nuovo. Ovviamente, complice il tempo passato dalla prima visione, mi aspettavo che all’epoca qualche piccola incoerenza mi fosse sfuggita. Mentre invece si riconferma una delle opere sui viaggi nel tempo meglio riuscita fra quelle che conosco.


E QUINDI INSOMMA:

10 – Nel 2011 come nel 2018. Ovviamente il giudizio è personalissimo. La serie non è esente da difetti. Dal punto di vista tecnico, spesso i personaggi vanno fuori modello o ci sono aberrazioni notevoli nell’anatomia. Inoltre alcuni episodi sono un po’ lenti e mi rendo conto che il binge watching è stato fondamentale per godermelo. Ma la storia è talmente ben costruita e i personaggi, in primis i protagonisti Okabe e Kurisu, sono talmente originali nel loro modo di affrontare gli spietati sviluppi della trama, che qualsiasi sbavatura tecnica diventa assolutamente trascurabile.

Lorenzo Magalotti, nasce a Roma nel 1991. Fumettista e illustratore, Fa parte del collettivo Skeleton Monster e pubblica graphic novel con Tunué e Magic Press. Su Fr4med scrive prevalentemente di cartoni animati giapponesi perché gli piacciono tanto e se ne vede molti, anche troppi.