Kraken – Il naufragio dell’uomo

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Le figure mitologiche affascinano l’immaginario collettivo oramai da secoli. Che siano poeti, eroi o creature mostruose, le loro gesta, leggendarie o meno, attirano la nostra attenzione. Ci catturano mentre vengono raccontate e ci mantengono con gli occhi puntati verso il narratore, libro o grande schermo che sia. Perché? Forse per via di quello che rappresentano, del loro significato nascosto. Magari per i valori che incarnano, nobili e non, così da indicarci il cammino retto da intraprendere nelle nostre vite. O, più semplicemente, perché da sempre amiamo due grandi figure retoriche: la metafora e la personificazione. Quanto ci piace usarle, ovunque. Negli scritti e nel linguaggio quotidiano. Effettivamente hanno il compito di rafforzare quello di cui stiamo parlando per garantire una corretta e più chiara trasmissione del messaggio.
Ecco, dunque. Ogni singolo mito (greco, romano, norreno ecc…) è una metafora o personificazione perfetta della vita o di quello che siamo. Convogliare caratteristiche maligne e non in un unico essere ci permette di avere un riferimento fisico su cui appoggiarsi e magari giustificarsi. A noi piace riempirci la bocca di tali racconti concedendoci magari anche qualche licenza poetica… ma quanto abbiamo effettivamente imparato da questi? Quanto sono servite queste storie per evolverci?

Kraken, di Emiliano Pagani e Bruno Cannucciari, è più che felice di rispondere a questa domanda. Si tratta di un graphic novel che svolge il ruolo di resoconto della nostra evoluzione. Parte prendendo spunto da una figura chiave della mitologia, il Kraken. Una creatura mostruosa simile ad una piovra gigante che dal 1250 d.C. in poi ha visto una escalation di notorietà non indifferente nella cultura popolare. Non potendo ancora sfruttare la scienza per categorizzare alcuni abitanti marini, la superstizione fa da padrona trasformando il Kraken in una creatura talmente impressionante da risultare come una massa isolana in avvicinamento.

Visto come un concentrato di aggressività, la creatura assume diversi scopi: punizione nei confronti dell navi condotte da marinai corrotti e di cattiva fama; destinata a riemergere alla fine del mondo per spazzare via tutto, come vuole la poesia di Alfred Tennyson; incarnazione della forza aggressiva della natura come risultato degli eccessi scientifici ed esplorativi dell’uomo. Non è sicuramente la prima volta che si usa l’espediente di una creatura del genere per mettere a confronto l’uomo con i suoi peccati. Di esempi in letteratura ce ne sono a bizzeffe, basti vedere il Moby Dick di Herman Melville o le Ventimila leghe sotto i mari di Jules Verne.

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Kraken è un racconto potente, purtroppo. Dico ‘purtroppo’ perché ci rappresenta appieno per quello che in fondo siamo: primitivi. Lo fa attraverso una storia apparentemente semplice se non fosse che sin dalla prima pagina, probabilmente influenzati dal titolo, lo cerchiamo. Il mostro. Lo vogliamo vedere, è più forte di noi. E con esso ricerchiamo il significato di un’opera del genere. Crediamo di capirlo ma poi veniamo sbattuti con violenza da un’altra parte non appena voltiamo pagina, quasi se il lettore stesso fosse in balia dei tentacoli del Kraken. La narrazione è paragonabile all’andamento del mare in una giornata dal clima mutevole. Inizia calma, prendendosi il suo tempo nel presentare i personaggi, finché non inizia a diventare mossa, scuotendoci qui e lì, dandoci quella sensazione di inquietudine che ci assale quando vediamo le nuvole poggiarsi sull’orizzonte del mare, finché non raggiunge l’apice in un tempestoso e scioccante finale.

Kraken è una sveglia, una delle tante che circolano ma non per questo va ignorata, che fa luce su una realtà troppo vera per essere lasciata lì ad espandersi. Un aspetto della nostra esistenza che, seppur apparentemente sopito dal lume della ragione il cui uso è un lusso concesso a pochi, domina il nostro inconscio. Non c’è alcuna estremizzazione. Il graphic novel parte da una semplice cittadina portuale per sfruttarne il bigottismo ed il compulsivo tradizionalismo, mettendo su la vicenda di un uomo finito che si tufferà nel mare sconfinato dell’ignoranza per uscirne ancora più devastato. La storia di un mistero agghiacciante, che svela la natura dura e cruda dell’uomo. 

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Il lavoro di Cannucciari è impressionante. Ricordando molto l’impronta Turneriana, si fa largo tavola dopo tavola, dando il suo massimo contributo nelle splash page. Riesce ad infondere ogni pagina del giusto alone di mistero attraverso l’uso di grigi e verdastri che trasmettono al lettore un’ansia incessante. Il climax che crea risucchia in un vortice di tenebre e nebbia che affascina ed incuriosice sin dall’inizio. Facilita moltissimo la lettura, già di per sè scorrevole, alternando la vicenda ad improvvise rappresentazioni iconiche della creatura profondamente suggestive. Kraken può vantare di avere un team creativo decisamente molto in sintonia e con le idee bene in mente per la sua realizzazione.

Far, far beneath in the abysmal sea, (Molto, molto al disotto nel mare abissale)
His ancient, dreamless, uninvaded sleep, (il suo antico, indisturbato, sonno senza sogni)
The Kraken sleepeth […] » (dormiva il Kraken)

   Lord Alfred Tennyson, The Kraken, vv. 2-4

 

 

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Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.