Reputo la lettura e la musica due elementi imprescindibili per la sopravvivenza dell’uomo, due facce di una stessa medaglia fondamentali per una sana esistenza. L’una, nel mio caso, non sopravvive senza l’altra, in quanto danno vita ad un’equilibrio che appaga in senso totale. Difficilmente durante la lettura di un fumetto o un libro mi ritrovo ad ascoltare musica, e viceversa: facendolo non farei altro che spostare il focus da un elemento all’altro senza riuscire a prestare la giusta attenzione a nessuno dei due. Essendo per me equiparati, non è concepibile che uno faccia da sottofondo all’altro.

Tuttavia, a posteriori, trovo sempre interessante cercare colonne sonore che si sposino perfettamente con la lettura appena conclusa o libri/fumetti che possano essere un’estensione del testo presente nel brano, riprendendo tematiche ed atmosfere, magari suscitate anche solo dalle strumentali. copperhead

Dopo aver letto il secondo volume di Copperhead il primo brano che mi è venuto in mente per associazione, è stato No One Knows, dei Queens Of The Stone Age. Le motivazioni sono ben precise: questo secondo brossurato di una delle serie action più interessanti sul mercato d’oltreoceano riprende lo spacewestern di grandi nomi e lo modernizza, rendendolo appetibile per i lettori di oggi con una narrazione semplice ma pregna, dall’incidere martellante, proprio come il riff portante del brano sopracitato.

Le ambientazioni desertiche che seguono ovviamente, la migliore tradizione di questo genere, asciugano le fauci del lettore come un buon pezzo stoner (stoner rock n.d.a) dovrebbe fare. Per questo, nell’analisi sarà possibile trovare parti del testo di questo brano scritto a sei mani da Josh Homme, Alfredo Hernandez e John McBain. Secondo la mia personalissima visione delle cose, funge da descrizione perfetta per alcuni momenti focali presenti all’interno della narrazione.

Non ci resta altro che iniziare.

We get these pills to swallow
How they stick
In your throat
Tastes like gold

Abbiamo queste pastiglie da ingoiare
Quando si fermano
In gola
Il sapore sembra quello dell’oro

La musica è stupenda proprio perché libera di essere interpretata nelle maniere più disparate, ed oggi questi versi si sposano perfettamente con le prime battute di Copperhead. La narrazione riprende ed immediatamente Jay Faerber, l’autore della serie, ci ricorda come nelle Badlands la diffidenza sia la prima arma di difesa. Benjamin Hickory, creato sulla base del Boss Hogg di Hazzard, si palesa come già fatto sul chiudere dello scorso volume, mostrando chiaramente le proprie intenzioni: distruggere lo sceriffo Bronson che, dato il temperamento aggressivo e integerrimo, sembrerebbe un ostacolo complicato da arginare. copperhead

Ovviamente Hickory ricorre ad ogni mezzo necessario per portare a compimento i propri scopi e si rivolge a Budroxifinicus, vicesceriffo di Copperhead. Nel giro di poche pagine, dopo un’adrenalinica sequenza d’apertura, Faerber ricomincia a lavorare sui personaggi, giocando sul malcontento che serpeggia, sfruttandolo a favore di trama. Questa sequenza si ricollega perfettamente con il testo del brano; come già visto Budrixifinicus serba rancore sia verso il nuovo sceriffo Clara, che verso la razza umana, di fronte a cui la sua specie ha dovuto capitolare. Nonostante si parli per tutta la narrazione di integrazione, comprendiamo immediatamente l’ipocrisia che affligge questo mondo, in quanto la divisione tra razze e classi è ancora ben presente e “Boo” la percepisce tutta sulle proprie spalle, da vero emarginato quale è.

In tal modo Budroxifinicus è costretto ad ingoiare l’ennesimo rospo, di fronte all’arrivo di uno sceriffo umano, ma il tutto potrebbe trasformarsi in oro in seguito ad una determinata offerta di Hickory.

We get some rules to follow
That and this
These and those
No one knows

Abbiamo alcune regole da seguire
Questa e quella
Quelle e queste
Nessuno lo sa

copperheadIl volume, nonostante gli interessanti approfondimenti dei personaggi, è quasi interamente votato all’azione, come possiamo vedere dalla costruzione dei diversi numeri. L’espediente, anche in  questo caso, è semplice. Un’aggressione ai danni di una prostituta prontamente sventata dallo sceriffo Bronson funge da abbrivio per la parte corposa della narrazione che ci introduce una serie di nuovi personaggi, una banda capeggiata da Nestor, criminale sfregiato, anch’essa decisa a chiudere in maniera definitiva i conti con lo sceriffo.

Ancora una volta i versi di cui sopra descrivono alla perfezione il pensiero di queste figure borderline, che ripudiano le regole, agendo al di sopra della legge.

I journey through the desert
Of the mind
With no hope
I found low

Viaggio nel deserto
Della mente
Senza speranza
Ho trovato il fondo

copperhead
Gran parte del secondo volume è dedicato proprio ad un più tangibile inseguimento nel deserto, che vede lo sceriffo Bronson insieme ad un gruppo di fortuna, formato dai due Artie personali di Hickory, Ishmael e Cletus dare la caccia alla banda di Nestor, fino all’estremo punto delle Badlands, un luogo dove nessuno ha giurisdizione. Si tratta del Bastione, rifugio per ogni criminale: il capolinea della civiltà per queste terre, il fondo per coloro che vi alloggiano. Ciò che gli autori creano è un ibrido che unisce i classici inseguimenti western, fatti di appostamenti a distanza, ritirate e nascondigli strategici, alla cruda violenza di Mad Max. Il risultato è eccellente ed intrattiene grazie anche ad un comparto tecnico maiuscolo che riconferma Scott Godlewski come disegnatore eccezionale. 

Il suo tratto spigoloso, pulito ed allo stesso tempo dinamico confeziona un volume di grande qualità dal punto di vista grafico. Lo storytelling è chiaro e diretto. Fornisce un ritmo spedito alla narrazione che non accenna mai momenti di stanca. Anche in questo caso i colori di Ron Riley sono fondamentali, con una palette che varia dal giallo all’arancione per le sequenze diurne, al fucsia e blu per quelle notturne. Farber e Godlewski sembrano una coppia già ampiamente rodata e l’interpretazione della sceneggiatura del primo nelle tavole del secondo è ottima. Si riesce realmente a percepire la sinergia tra i due autori, elemento che si riflette sulla resa finale.

And I realize you’re mine
Indeed a fool of mine

Ho realizzato che sei mia
Che stupido che sono

In questo volume, nonostante l’azione incalzi e vi sia meno approfondimento rispetto al precedente, si inizia a scavare nel passato dei rispettivi personaggi. Faerber, poco alla volta, ci fa addentrare in quello di Clara la cui impenetrabile corazza viene dismessa giusto per qualche minuto, più per un fattore fisico che personale. Si concede ma solamente perché è lei a scegliere di farlo, indipendente in ogni frangente. Il passato della donna a tratti sembra essere pronto a dipanarsi per poi infittirsi nella sequenza successiva. Lo sceriffo di Copperhead sembra essere il più grande mistero che la cittadina possa avere. copperhead

Viene anche approfondita la vita di Budroxifinicus ed i suoi trascorsi nelle guerre con gli umani, da cui emerge un elemento straniante ma perfettamente in linea con la serie. Il vicesceriffo, come ogni soldato, soffre di DPTS, con visioni ed incubi riguardanti gli scontri che lo perseguitano in ogni momento. Da qui possiamo evincere come, nonostante Copperhead si proponga come una serie dai toni scanzonati, spesso divertenti, sia sempre ammantata da un velo di amara consapevolezza davvero molto vicina a quella del mondo reale. Tutti tentano di recitare la propria parte, mascherando le tragedie e sommergendole con dosi massicce di lavoro, sesso e alcool. Copperhead è quella risata amara che nasce dallo scherzo, ricordandoti come la realtà sia tragica e troppo spesso immutabile.

Infine, appare inutile parlare della vena pop, vero fiore all’occhiello per la serie. I rimandi a pellicole ed elementi cult, entrati di diritto nella cultura di massa, sono molteplici e costanti ma mai invadenti.

Copperhead si classifica nuovamente come una lettura obbligatoria nel panorama della major indipendente Image Comics. Divertente, cruda ed estremamente scorrevole… e con una colonna sonora propria. Detto ciò, nonostante un marzo anomalo, armatevi di una birra ghiacciata, prendete questo titolo e immergetevi nella lettura, magari con un bel riff stoner stampato in mente.