Il nome di Robert Kirkman è diventata una vera e propria garanzia nel mondo del fumetto. Se si dovessero citare alcuni tra i prodotti seriali più belli ed interessanti degli ultimi anni sarebbe difficile escludere The Walking Dead ed Invincible, ai quali va riconosciuto anche il merito di aver avvicinato nuovo pubblico al mondo del fumetto. pblivion

The Walking Dead, con la serie televisiva ma non solo, è stato un vero e proprio evento mediatico dalla portata gigantesca. Tali titoli hanno contribuito ad ampliare in maniera smodata sia la responsabilità (fondare una casa editrice, vero e proprio partner studio della Image Comics, non è cosa da poco) che le aspettative nei confronti di Kirkman. È ovvio, quindi, come un lavoro dell’autore di Richmond pubblicato oggi, quando la fama e l’affermazione è ormai internazionale, porti con sé un’attesa senza eguali, sia da parte di pubblico che critica. Inutile specificare come ci si ritrovi a camminare su un sottile strato di ghiaccio con così tanti riflettori puntati contro. Eppure sembra che Kirkman su quel ghiaccio sia in grado di proiettare come un novello Pljuščenko. Oblivion Song è la nuova fatica dell’autore americano che per noi italiani ha un peso specifico ancora maggiore, vista la presenza di Lorenzo De Felici ai disegni e Annalisa Leoni ai colori.

Quindi cerchiamo di essere onesti e diretti: Oblivion Song si è rivelato meritevole di tutta l’attesa nata nei mesi successivi? No.

L’ha superata ampiamente.

oblivionAnnunciare un ennesimo titolo post apocalittico e sci-fi rappresentava di per sé un grosso scoglio da arginare, vista la vastità di proposte a tale tema. Ma è qui che si vede la differenza tra Robert Kirkman ed il resto degli autori. Come abbiamo potuto vedere in TWD (ma anche in Invincible) ciò che Kirkman fa è caratterizzare in maniera eccezionale, piuttosto che enfatizzarne il contesto che li circonda, veicolando messaggi profondi attraverso rapporti interpersonali estremamente umani. Con Oblivion Song l’autore mette in scena il quotidiano di Nathan Cole, scienziato americano che in seguito ad un’inspiegabile evento ha visto perire 20.000 concittadini e sparirne altre 300.000, inghiottiti in una differente realtà popolata da terribili e pericolose creature. 

Il concept di base è molto semplice, la narrazione inizia dieci anni dopo gli avvenimenti appena citati. La Trasposizione, questo il termine utilizzato per indicare il contatto tra le due realtà e la successiva sparizione del centro di Philadelphia, è un evento tragico che ha segnato le vite della gente, la quale tuttavia, sta lentamente cercando di tornare alle proprie vite. L’unico a non riuscire a darsi per vinto è Cole, il quale ha sviluppato una tecnologia in grado di riallineare le molecole tra i diversi piani, avendo così modo di viaggiare tra le realtà. Cole non riesce ad arrendersi all’idea che tutte le persone scomparse siano impossibili da salvare e, giorno dopo giorno, torna nell’Oblivion (questo il nome del luogo), cercando di raddrizzare l’inspiegabile torto fatto all’umanità, salvando una vita alla volta. Tuttavia il dramma vissuto da Nathan ha natura ben più personale: dieci anni prima, tra i dispersi, era presente anche Edward, l’odiato/amato fratello.

Ovviamente Oblivion Song non è la classica survival story, con uccisioni di mostri e cavalieri senza macchia e senza paura. Come in ogni lavoro di Kirkman che si rispetti, sono le zone grigie a farla da padrone: non abbiamo un vero eroe, ma un personaggio fortemente ossessionato dalla perdita di un proprio caro, che non riesce ad accettarla né, tanto meno, metabolizzarla, ed una missione apparentemente impossibile da sovvenzionare che continua a scoprire una ferita ancora fresca. L’altra grande incognita è rappresentata dagli stessi dispersi, che, qualsiasi sia il caso, non riescono a trovare una dimensione adatta alla propria esistenza.

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L’autore riesce ad esporre il dramma, rendendo tangibile il terrore e l’instabilità dei dispersi, divisi tra due mondi che li trattano come un rigetto di trapianto. Troppo distanti dalle vecchie vite, che appaiono incomprensibili, non riescono a compiere un reinserimento completo nella società, segnati così profondamente dagli anni di isolamento nell’Oblivion. Inadatti, almeno idealmente, per continuare una vita in un luogo popolato da creature fameliche ed insidie ad ogni angolo, a cui, tuttavia, sono legati in modo malsano. Kirkman gioca sulla dicotomia delle due realtà per rendere ancora più drastica e netta la divisione tra tra i due diversi mondi, sottolineando implicitamente la fragilità delle figure che si muovono tra le pagine, senza nessuna esclusione. oblivion

È la costruzione il punto focale di tutta l’opera. Kirkman riesce a far immergere il lettore, trasportandolo in questo turbinio di avvenimenti ed emozioni poco alla volta, arricchendo ogni momento, rendendo ogni viaggio nell’Oblivion una nuova fonte di scoperte. Lo scrittore americano prende, nuovamente, delle idee mutuate da altre opere e media (da The Mist e Cloverfield) per rimodellarle in modo del tutto nuovo e personale, rendendo un racconto a tema survival una creatura personale, del tutto differente. 

L’ottima resa di Oblivion Song non potrebbe essere tale se non avesse dei disegni altrettanto all’altezza. Ed è qui che entrano in campo i talenti di De Felice e della Leoni: la costruzione del mondo in cui Nathan si aggira in solitaria è minuziosa, le idee di Kirkman prendono vita attraverso la matita di Lorenzo ed i colori di Annalisa, con un character design eccezionale dalle mostruose creature ai paesaggi decadenti di ciò che resta di Philadelphia. La collaborazione dei tre autori crea un paesaggio post apocalittico differente dalla più classica concezione di genere. Se l’Oblivion non fosse così pericoloso, come fa notare lo stesso Nathan, potrebbe avere del vero fascino. 

oblivionLa varietà di flora e creature presenti è impressionante, ed altrettanto impressionante risulta la contrapposizione tra figure spaventose e fameliche con ambientazioni areate, serene e quiete, accentuata ancor di più attraverso la palette di colori utilizzata da Annalisa Leoni, la quale propone una colorazione calda, in cui dominano giallo e verde, con una forte presenza di viola. Il tratto di De Felice è un vero e proprio elemento distintivo, che con il proprio tratto molto cartoon ed estremamente espressivo eccelle grazie a dei testi che mettono in evidenza tali tratti distintivi. Potremmo avere singoli primi piani dei personaggi e comprendere comunque tutte le dinamiche della storia, grazie alla loro espressività. Gli occhi delle creazioni di De Felice sono lo specchio della loro anima, attraverso cui si possono comprendere tutti i voluti silenzi di Kirkman.

Oblivion Song è un’insieme di soluzioni ed idee vincenti, un fumetto appassionante che smuove testa e cuore, portando con queste figure svuotate la cui vita sembra condannata. Kirkman riesce a rendere chiara l’incomunicabilità che affligge i protagonisti, che si trovino nella follia dell’Oblivion o sulla Terra. La pletora di protagonisti delle nuova opera dell’autore americano è formata da reietti e dimenticati, che  si sono spinti oltre, arrivando a vivere ai margini di una differente realtà, ma anche da uomini fallaci, che cercando di vivere questa vita un passo alla volta, cercando di non commettere troppi errori, tentando di rimediare a quelli ormai fatti. oblivion

Il nuovo titolo Skybound, portato in Italia dall’ineccepibile saldaPress, ha tutte le possibilità per essere la serie del futuro e, vista la recente, sontuosa, chiusura di Invincible non stentiamo davvero a crederlo. Kirkman coglie nel segno e, da artista qual è, sceglie un team artistico che possa valorizzare al meglio questo lavoro, volgendo lo sguardo verso la penisola italica e scegliendo due giovani nomi. Inutile dire che De Felice setta nuovi standard per la concezione stessa di sci-fi/post apocalittico/survival, con una prova da artista già affermato.

Mai come oggi Oblivion Songnon è la solita canzone“.