Prendete della carta stampata e mettetela da parte.
Ora con estrema delicatezza mescolate insieme psichedelia, dello spiccato gusto pop, l’alienazione adolescenziale,  il liceo ed il bullismo, il disagio giovanile ed una punta di quella poetica esistenzialista che tanto si inizia ad apprezzare durante le superiori.
Lasciate riposare il composto. Una volta fatto aggiungete un pizzico dello Shade di Peter Milligan e Chris Bachalo. Unite il tutto con la carta stampata precedentemente preparata ed ecco a voi Shade: La ragazza Cangiante.

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Seguendo questi veloci passaggi otterrete anche voi un fumetto dall’immenso potenziale, che attesta, ancora una volta, l’alto livello della linea Young Animal. Per i più pigri c’è anche la possibilità di trovare Shade in una comoda versione preconfezionata per gentile concessione della RW Lion, disponibile nelle migliori fumetterie.

Oggi partiamo, quindi, a ritroso, dal punto d’arrivo, che vista la natura singolare del titolo trattato, fungerà da abbrivio: Shade è un titolo ottimo, in ogni sua parte. Non vi è qualcosa che fa storcere il naso o che andrebbe cambiato, la storia compie uno svolgimento lineare, risolvendosi in modo altrettanto semplice, ma sono l’analisi, la costruzione e l’evoluzione il suo punto forte.

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La nostra protagonista è Loma, un’Avian proveniente dal pianeta Meta, grande appassionata di Rac Shade, poeta che, come visto nella visionaria run targata Milligan/Bachalo, arrivò sulla Terra con la Veste della Follia. Loma è una creatura particolare, si lascia affascinare da una vecchia serie televisiva terrestre anni ’50, che finisce per darle un’idea distorta del pianeta stesso, di chi la popola e delle emozioni che i suoi abitanti provano.  Non sembra avere reali legami che la tengano ancorata al proprio pianeta natale, vuole anzi sperimentare nuove sensazioni, abbandonandosi completamente a questo mondo sconosciuto.

Ed è proprio questo che accadrà, come Rac Shade anche Loma troverà un ospite umano in cui insidiarsi per iniziare la propria vita sul pianeta. Il caso (o la follia) vuole che la scelta ricada sulla comatosa Megan Boyle, incarnazione di tutti i peggiori aspetti adolescenziali che si possano incontrare. Ed è qui che parte il reale lavoro di Cecil Castellucci, una geniale viaggio nella vita fin troppo (ma allo stesso tempo molto poco) comune di una teenager; un viaggio nell’età adolescenziale, nell’alienazione che questa genera e che ha coinvolto tutti almeno una volta nella vita.

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Loma si ritrova a fare i conti con una figura che non conosce, Megan, questa ragazza che tutti temono e nessuno ama, di cui, sopratutto, non sembrava essere percepita la mancanza. Da qui in poi sarà un continuo tuffo nelle dinamiche succitate, le quali paiono essere universali: con una velocità disarmante la Castellucci rende al lettore un’affresco dettagliato della pubertà. La sensazione di star vivendo in un corpo estraneo ha una doppia valenza, funziona in senso narrativo per raccontare lo stato di Loma, ma viene utilizzato anche per esprimere la condizione di tutti i giovani che si ritrovano ad affrontare simili cambiamenti, fatti di corpi che mutano ed idee che si evolvono.

Ci viene mostrato il percorso che l’aliena deve compiere per rimettere insieme i frammenti della mente di Megan, imparando a conoscere il corpo in cui è ospite e chi lo abitava precedentemente. Loma deve resistere, oltretutto, alla follia scatenata dalla Veste, che amplia le sue percezioni. Castellucci passa quindi ad analizzare l’altra grande problematica che accompagna questi momenti della vita di un giovane: il bullismo. In Shade il bullismo è tema portante ed importante, in quanto perpetrato dalla stessa protagonista. L’autrice ne pone sotto la lente d’ingrandimento le conseguenze,  spiegando quanto possa essere tossico, segnando intere vite in uno dei momenti più delicati della crescita. La sensibilizzazione compiuta in tal senso è totale.

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La narrazione procede mettendo Shade di fronte alla verità riguardo la Terra: questa non è poi così differente da Meta, e, come a casa, crescere, inserendosi in un contesto sociale, cercando di rapportarsi in un posto folle come il liceo, è molto più complicato di quanto possa apparire. Loma vive una seconda adolescenza, con tutte le difficoltà del caso, che la portano a teorizzare sulla vita, destinata, in un modo o nell’altro, a fare male a chi la vive e a chi la subisce. Il pessimismo, condito con i monologhi interiori ed i poetici intermezzi delle opere di Ric Shade scandiscono la narrazione e si inseriscono sinuosamente negli eventi, di cui diventano descrizione ed analisi.

Vi è una perenne dicotomia, che attraversa trasversalmente tutta la produzione, più o meno esplicita. La doppia vita su i due pianeti, la doppia personalità Loma/Megan sono fattori che indicano una ferrea divisione, come quella tra sanità e follia. Quest’ultima dettata dalla Veste che, come già detto, amplia le visioni di chi la calza, in questo caso declinate in psichedelia, figlia di un chiaro trip da acidi. L’espressione perfetta, nonché summa delle idee presentate, è rintracciabile nei folli disegni di Marley Zarcone che regala tavole tremendamente pop, dove realtà e irrealtà si fondono in un unicum indistinto ed indistinguibile, viaggiando su una sottile linea che le mescola puntualmente. Fasi oniriche ci trasportano nello spazio e ci riportano violentemente sulla terra in un tripudio d’espressione.

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I disegni assolvono perfettamente il loro compito diventando espressione stessa delle sensazioni della protagonista, il cui approccio con la follia è travolgente. La componente psichedelica, sapientemente inserita in relazione all’idealizzazione del pianeta, è sempre centrata, non risultando mai stucchevole. Uno stile che sembra uscito direttamente dagli anni sessanta si sposa perfettamente con un tratto moderno come quello della Zarcone, arricchito dal sapiente (e frequente) uso di retini. Altra grande porzione di merito va a Kelly Fitzpatrick, la cui colorazione suggella l’espressione artistica di questa serie.

Graficamente Shade si pone come ibrido eccellente, un mash-up di influenze disparate, passando dal manga al surrealismo, fino ad arrivare alla pop-art. Pubblicato per un major come la DC questo titolo vanta la veste grafica di un’indie della miglior categoria,tanto risulta ricercato ed innovativo .

Shade è un fumetto ottimo, che sa narrare, e lo fa su più registri e con approcci molteplici e differenti. Si passa da momenti di forte riflessione personale ad altri di analisi semplicistiche, rispecchiando perfettamente quella fase adolescenziale di cui la serie si fa portavoce. Shade: La ragazza Cangiante è sinonimo di questa fase, della difficoltà che i giovani trovano nell’affrontare una simile transizione, del rifiuto e di tutta quella sfera emotiva che ha tormentato ogni essere umano (e non). Pur essendone espressione il titolo non sfocia mai nel teen drama, analizza un dramma generazionale sviscerandolo in ogni sua parte.

Un prodotto da assaporare lasciandosi condurre dall’acido flusso della Follia che, dietro ad una facciata multicolore, racconta una storia di formazione nel modo più psichedelico possibile.

Un semplice passo attraverso la porta di una mente per liberare ciò che si nasconde dall’altra parte.

Rac Shade.