Oramai Netflix è una scheggia impazzita che mese dopo mese, sembra non avere fine alla quantità di materiale originale in grado di sfornare. Spesso quantità non necessariamente è sinonimo di qualità, eppure la piattaforma streaming sembra riuscire soprendemente ad equiparare i due termini. Ne è un esempio lampante il nuovo prodotto in arrivo il 2 Febbraio 2018: Altered Carbon. Tratta dal romanzo cyberpunk ‘Bay City‘ (Altered Carbon in originale) di Richard K. Morgan, la serie è composta da 10 episodi della durata di circa un’ora ciascuno. Già questo dovrebbe farci intendere che quella che ci accingiamo a vedere è una serie che sembra aver molto da dire (o almeno si spera!). Tranquilli, posso anticiparvi che non è il solito “mappazzone“.

In più, semplicemente dando uno sguardo ai nomi dei tecnici che sono dietro la sua lavorazione, possiamo farci un’idea dell’elevata competenza, impegno e investimento economico che l’emittente ha richiesto per tale prodotto. La showrunner è Laeta Kalogridis (autrice di script come Shutter Island e Alexander), accompagnata dagli sceneggiatori Steve Blackman (Fargo), David H.Goodman (Fringe) e Brian Nelson (22.11.63). La regia degli episodi, invece, è stata affidata ad un team di esperti quali Alex Graves e Miguel Sapochnik (Game of Thrones), Peter Hoar (Daredevil), Andy Goddard (The Punisher), Nick Hurran (Sherlock), Uta Briesewitz (Orange Is The New Black). Della fotografia, invece, si sono occupati Martin Ahlgren (Daredevil, House of Cards) e Neville Kidd (Sherlock). Per completare il quadro aggiungiamo la colonna sonora di Jeff Russo (Legion) e gli stunt nientemeno che di Larnell Stovall (Captain America: Civil War).

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Bene. Con queste premesse, direi che sia giunto il momento di parlare di Altered Carbon. Un concentrato di adrenalina e di conoscenze fantascientifiche. Come se tutto quello su cui hanno lavorato diversi registi e sceneggiatori in passato fosse stato condensato in un’unica pellicola lunga dieci ore. Altered Carbon è dunque espressione di divertimento e gioco dei contenuti futuristici insieme ad una buonissima e ricca dose di azione. C’è veramente tanto materiale. Ogni episodio è riempito fino all’inverosimile di eventi, giustificando così i sessanta minuti della puntata. Proprio per questa ragione, potrebbe risultare scomoda e un po’ pesante l’idea di una maratona, anche se vista la quantità di informazioni e personaggi da tenere a mente, potrebbe essere una tattica vincente per stare al passo. A voi la scelta!

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Come avrete, forse, dedotto, la serie è ambientata nel futuro. Siamo nel 2384, in una società distopica in cui il divario tra ceto alto e basso non è mai stato più netto. Il privilegio più ambito, l’immortalità. In questo mondo, infatti, una scienziata è riuscita a far si che, morto un corpo, si potesse trasferire la coscienza della persona in un altro “sleeve“(questo il nome dato ai corpi ‘host’) attraverso un dispositivo corticale. E così via. Ma tutto ha un prezzo ed un punto debole. Il protagonista Takeshi Kovacs (Joel Kinnaman), ricordando per certi versi il Demolition Man badass di Stallone, è un eroe massiccio e spietato che, risvegliatosi da un sonno durato 250 anni, dovrà risolvere un caso non poco intricato per avere salva la vita e guadagnarsi la sua libertà. Il filone principale, si scoprirà più avanti, in realtà è solo un pretesto per far sì che emerga il vero motivo per cui Takeshi si ritrovi in quel tempo circondato da una realtà che non gli appartiene e a cui non avrebbe mai voluto assistere. L’intepretazione di Kinnaman rivela tutta la freddezza e la decisione di un personaggio il cui passato sembra ancora tormentarlo, il suo… e quello del suo sleeve. Le numerose e lunghe sequenze d’azione e combattimento cui è sottoposto sono un piacere da guardare, d’impatto e con un’alta dose di violenza. Mai gratuita. Soprattutto se si considera di vivere in un mondo in cui oramai l’eccesso e il sadismo hanno preso il posto degli antichi valori morali che una volta risiedevano negli uomini, quantomeno in alcuni di loro. La superbia e l’accidia imperano su un panorama oramai senza speranza, alla cui sommità troviamo l’entità istituzionale del ‘Protectorate‘.

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La possibilità di una vita eterna ha reso le persone insensibili di fronte alla morte, una volta tanto temuta. I corpi sono solo dei miseri contenitori, degli intermediari che possono facilmente essere distrutti e trattati come carcasse. L’elemento religioso è dunque un aspetto fondamentale della serie. A cosa serve un Dio se l’uomo ha il pieno controllo su se stesso, sulla vita e sulla morte? Appunto, non serve. Non esiste più. L’umanità se ne è liberata nel momento in cui la scienza si è elevata ad unica fonte di verità e possibilità. Quando il miracolo per eccellenza non è più imputabile ad un solo essere, è proprio qui che viene a mancare la figura di una presenza unica ed onnipotente. Non c’è più nulla di divino se non le abitazioni sontuose e monumentali in cui vive l’èlite nobiliare in grado di permettersi l’immortalità, i cosiddetti Meth.

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C’è molto Blade Runner, Ghost in The Shell, un pizzico di Matrix  e Black Mirror e, come già accennato prima, un’ingente quantità di elementi ripresi in numerosi altre pellicole che hanno preceduto la serie. Altered Carbon è dunque una detective story che si articola tra passato e presente alternando luci e scelte cromatiche che evidenziano bene il netto divario tra la limpida e solare ambientazione nobiliare, e quella sporca ed oscura del ghetto in cui vive il resto dei cittadini. Scontri a fuoco, combattimenti sfiancanti, fiumi di sangue sono solo alcuni degli elementi che vi aspettano. La serie è un trampolino di lancio per molte tematiche sociali e filosofiche che, tra un’uccisione ed un’altra, trovano il giusto tempo per essere affrontate. Proprio qui gioca un ruolo rilevante il personaggio di Kristing Ortega (Martha Higareda), detective della polizia locale che accompagnerà il nostro protagonista nella risoluzione del caso.

Un’iniezione di sci-fi che trasporterà lo spettatore tra i vicoli insidiosi e malfamati di una metropoli oramai allo sbando e alla stregua di fight clubs e locali lussuriosi in cui concedersi l’unico piacere della vita rimasto. La presenza di alcuni personaggi curiosi (tra cui Poe) alimenta il dark humour che ogni tanto sopraggiunge. Una serie, dunque, molto ambiziosa che sbatte in faccia le sue potenzialità sin dal primo episodio, trasformandosi esponenzialmente in un piacere visivo non da poco. Rarissimi i momenti morti. Si sviluppa con un andamento frenetico tale da richiedere molta attenzione tra una scena e l’altra, fino a giungere ad un finale che, per quanto forse un pochino piatto, apre bene le porte ad una seconda stagione. Lo spettatore, giunto alla fine, si sentirà appagato delle dieci ore passate a visionare la serie.

Per concludere, Altered  Carbon è la prima serie originale Netflix ad aprire in pompa magna il 2018. Una manifestazione di forza che si colloca prepotentemente tra le migliori del genere. Ottimo lavoro!

https://www.youtube.com/watch?v=dhFM8akm9a4&t=5s