Ci siamo quasi. Siamo al rush finale ormai. E “rush” è forse il termine più adatto per descrivere questo penultimo numero di Caput Mundi. Una vera e propria corsa contro il tempo, talmente frenetica ed adrenalinica da farci domandare perchè Tom Cruise non sia stato invitato (anche se vista l’ambientazione e le sequenze, sarebbe più giusto citare il Daniel Craig di Spectre).  Tra gomme che stridono, esplosioni alla Michael Bay, stunt acrobatici con moto e macchine e una dose infinita di pallottole, Roma si trasforma in un teatro di guerra con un inseguimento all’ultimo sangue che occupa quasi tutto l’albo. Niente più chiacchiere e doppi giochi, è tempo della resa dei conti. La Mummia scende in campo.

Giovanni Masi e Dario Sicchio ci accompagnano nella lettura tessendo un episodio action dal taglio molto cinematografico, forse troppo. Per quanto ogni sequenza sia stata pensata ed articolata nei minimi dettagli, l’eccesso rappresentato nel numero risente molto del limite della vignetta. Sicuramente è un’idea ambiziosa che ha permesso agli sceneggiatori di sbizzarrirsi molto creando un inseguimento esplorativo della capitale. Di dialoghi, come già detto, c’è poco, come è giusto che sia in questo caso. Trovano spazio soprattutto nella parte finale, quando finalmente la Mummia si rivela. Un momento che aspettavamo sin dal primo numero, creando un’aspettativa crescente sempre più intensa.

I nostri mostri vengono dunque sbattuti da una parte all’altra della città. ‘Le vie del Signore sono infinite‘, ma quella che hanno intrapreso loro sembra avere un epilogo già segnato ed una mèta ben evidente. La luce del Signore è pronta ad accoglierli e a perdonare i loro peccati, anche se qualcosa ci dice che la penitenza non sarà il classico Padre Nostro o Ave Maria. D’altronde si sa ‘il Signore opera in modi misteriosi‘.

Se, dunque, si è accantonata in molte occasioni la scelta del dialogo, è solo per far spazio ai disegni di Fabiana Mascolo che, insieme al lettering di Maria Letizia Mirabella, esprimono più di quanto ogni altra parola possa essere in grado. Il dinamismo di cui si caratterizza la storia fa pensare a quanto la disegnatrice possa essersi divertita ad affondare la china in alcune tavole folli e visivamente spettacolari. Notevole, inoltre, la ricostruzione di alcune aree e quartieri della Capitale che, durante l’inseguimento, faranno venir voglia al lettore romano di ripercorrere mentalmente il tragitto.

Caput Mundi – I Mostri di Roma, nato da un’idea di Roberto Recchioni, è cambiato molto nel corso dei numeri. Dopo una partenza scoppiettante e ricca di potenziale, sembra essersi adagiato su uno sviluppo un po’ più tradizionale. Ogni personaggio, preso da solo, funziona molto bene. Il problema, però, secondo me sorge quando i mostri vengono fatti interagire tra loro andando a creare un’idea di fondo chiassosa e confusionaria. Probabilmente con qualche numero in più ci sarebbe stata maggiore occasione per uno sviluppo più solido e compatto di questo aspetto. Un problema analogo vi era, per fare un paragone cinematografico, in Suicide Squad. Personaggi individualmente interessanti, ma poco strutturati e giustificati insieme.

In ogni caso, la serie ha comunque avuto un roster di autori variegato, fungendo da esperimento per la seconda stagione già annunciata, per la quale abbiamo molta curiosità. Nel frattempo non vediamo l’ora di leggere il gran finale che si prospetta essere forse ancor più crudo di quanto abbiamo visto finora.