babylonLa Vertigo Comics pubblica Sheriff of Babylon #1, la nuova promessa di Tom King e Mitch Gerads. Promessa che viene ampiamente mantenuta e soddisfatta per altri ben undici numeri, quando si conclude il primo ciclo quasi un anno dopo, il 2 Novembre 2016. Il successo della serie è mondiale e viaggia presto oltreoceano sino ad arrivare nella nostra bella penisola.

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RW Edizioni publica il primo volume di Sheriff of Babylon, raccogliendone tutti e dodici i numeri. L’edizione con copertina rigida è impeccabile e viene esaurita in pochissimo tempo.

Sheriff of Babylon è la crime story più appassionante ed intrigante che abbia letto nel 2017. Degna di una trasposizione cinematografica, magari diretta dal Clint Eastwood di American Sniper, la vicenda abbraccia una tematica decisamente molto calda e delicata: il conflitto bellico tra America ed Iraq. Ne abbiamo sentito parlare per anni, non c’era giorno senza che qualsiasi telegiornale non trasmettesse notizia di morti, esplosioni e traffici politici tra i due stati. Dopo l’11 Settembre 2001, tutto cambiò. Una nuova forma di terrorismo si mostrò al mondo. Ma fu realmente una novità? Più che altro oserei dire che, come tutte le minacce, inizialmente non venne presa sul serio. Per uscire dall’indifferenza e anonimato, aveva bisogno di mostrarsi in tutta la sua possenza e crudeltà. Così fece. E cosi ci riuscì. Il panico venne seminato e tutti corsero ai ripari, nascondesi dietro ulteriore violenza e principi xenofobi. I media impazzirono ed iniziarono a bombardarci H24 favorendo un processo di ‘agenda setting‘ impressionante e disgustosamente maniacale. Non c’era più distinzione tra bene e male. Niente mezze misure. Il grigio non esisteva più, solo bianco o nero.

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Tom King, dall’alto della sua diretta esperienza con i servizi segreti, pensa bene di farci vivere il tutto catapultandoci direttamente sul terreno di guerra. Prende un poliziotto tipo, Chris Henry, e lo fa volare dalla Florida sino a Baghdad per svolgere la funzione di addestratore della futura generazione di poliziotti iracheni. L’omicidio di una delle sue reclute è il perno attorno cui ruotano gli eventi narrati, ricchi di intrighi, tradimenti e doppi giochi (se non addirittura tripli!). King calibra perfettamente la narrazione. Rapida ed essenziale durante le scene d’azione, lenta e più approfondita durante i momenti di pausa e presentazione della situazione storico-politica. La vena documentaristica con cui approccia ogni singola pagina appaga il lettore donandogli una visione chiara e completa dei differenti punti di vista. Non è facile riuscirci con un evento del genere, così intricato e confusionario. Ogni personaggio, anche il più secondario, con un rapido scambio di battute è in grado di donare al lettore gli elementi essenziali per instaurare un processo empatico con esso.

Il graphic novel è un po’ il diario di bordo di King. Il ricordo di un’esperienza che ha segnato ogni singolo soldato dell’esercito americano e non. Un promemoria di uno scenario dai tratti post-apocalittici, che ha donato non pochi PTSD ai veterani e alla popolazione locale. Uno specchio di una realtà che potremmo anche sentire lontana, ma non per questo va evitata. Non vuole essere un elogio dell’America, ma delle persone. Non ci sono eroi. Sono individui che cercano di cavarsela con quello che hanno a disposizione. Direi che la parola chiave del novel possa essere “confronto“. Che siano opinioni politiche, culturali o riguardino semplicemente il modo in cui ci alziamo dal letto ogni giorno, siamo tutti uguali di fronte ad una bottiglia di vodka.

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Ad accompagnare King in questa missione, troviamo i disegni ed i colori di Mitch Gerads. L’alternanza di gabbie 3x3  e quelle composte da un numero maggiore di vignette (più larghe) danno un taglio cinematografico ed incalzante alle sequenze di dialogo e azione, permettendo a Gerads di concentrarsi sui dettagli dei primi piani e sulla caratterizzazione del personaggio in ogni suo aspetto. I colori selezionati contribuiscono all’immersione totale in un ambiente che, di giorno riserva temperature elevatissime, afose e sofferenti, di notte si trasforma in un luogo silenzioso e riflessivo, quasi fiabescho. Gerads, dunque, riesce a trasmettere tutto il suo entusiasmo e l’enorme lavoro di preparazione culturale che ha dovuto compiere per essere il più fedele possibile ad una realtà a lui sconosciuta. Non c’è gesto, costume o sguardo che non sia frutto di una partnership vincente quale si è rivelata essere quella di King/Gerads. Insieme sono una macchina da presa perfetta per uno scenario di morte, distruzione e flebile speranza.

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Per quanto un volume di questo calibro sia, a mio avviso, più che sufficiente per raccontare quanto detto, si tratta solo dell’inizio. La serie, infatti, proseguirà. Leggendo queste storie, così elegantemente articolate, mi viene sempre in mente se effettivamente servano da lezione. Se riescano, nel loro piccolo, a farsi spazio tra l’ottusità e la mediocrità del popolo. Il mondo come è ora, e come lo è da molto tempo, non fa ben sperare. Certo possiamo elogiare quanto vogliamo la bravura dello sceneggiatore e/o del disegnatore, ma rimane importante il messaggio. Come viene trasmesso lo è forse di più. Attirare l’attenzione non è facile, ancor meno farla mantenere ben salda. Quello che lavori come questo si prefiggono fin dall’inizio, forse, è proprio quello di scardinare anni e anni di credenze, tensioni e vane lotte in favore di principi primitivi e per niente benigni. Si capisce come, quindi, questa missione possa considerarsi in svantaggio già da subito. Non fallita.

Shukran!

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