IT - Capitolo Due

IT – Capitolo Due: Si galleggia o si affonda? | Recensione

IT – Capitolo Due è stato uno degli appuntamenti che più ho aspettato negli ultimi anni, sin da quando avevamo lasciato il Club dei Perdenti alla loro promessa circa due anni fa. L’attesa è finalmente finita ieri sera quando mi sono seduto in sala per assistere al ritorno di Pennywise. Non avendo mai letto il libro – né avendo mai visto la mini-serie – ero genuinamente ignaro di come la storia potesse evolversi dopo l’ottima prima parte, salvo qualche piccolo dettaglio accumulato qua e là nel corso di questi due anni. Inoltre ero al corrente del fatto che, agli occhi di molti, la seconda parte della storia risultava meno riuscita rispetto alla prima. Proprio per questo, sapevo dal principio quanto in salita sarebbe stata la strada di Andy Muschietti, chiamato a concludere la sua opera con lo stesso standard di qualità della prima parte pur lavorando con un testo sorgente apparentemente più debole. Qual’è stato l’esito di questa battaglia?

IT - Capitolo Due

Una delle notizie che più hanno fatto parlare di IT – Capitolo Due nei mesi precedenti alla sua uscita è stata senza dubbio quella relativa alla sua lunghezza che, a conti fatti, sfiora le tre ore. Insomma, un film abbastanza imponente. Va detto che, seduto in sala, non ho davvero sentito il peso di queste tre ore, rendendomi conto del tempo passato solo dopo aver controllato il telefono arrivato ai titoli di coda. Eppure, riflettendo a caldo su quanto avevo appena visto, non riuscivo davvero a scrollarmi di dosso la sensazione che il film fosse un po’ troppo diluito, che si sarebbe potuta raccontare la stessa storia (probabilmente in maniera più efficace) in molto meno tempo. Questo perché, dopo un inizio assolutamente valido, il film si perde in un lunghissimo secondo atto che vede il Club dei Perdenti disperdersi in una lenta caccia al tesoro che spingerà ogni membro ad affrontare un proprio ricordo rimosso di IT. Ben presto sale la sensazione di ritrovarsi di fronte ad una casa degli orrori più che ad un film coerente: si scatena quindi una vagonata di jumpscare e situazioni paradossali che ricordano un po’ troppo quanto già visto nel corso della prima parte. Se però al primo giro era un piacere vedere i protagonisti alle prese con le loro paure prima di unirsi, qui si respira una pesante aria di dejà-vu. Per cercare di porre rimedio a ciò, si percepisce chiaramente come lo staff del film abbia provato ad innalzare l’asticella della follia fino allo sfinimento, causando tuttavia delle sequenze troppo assurde per essere prese seriamente, dove la CGI non funziona sempre a dovere e dove i personaggi non sembrano andare da nessuna parte.

IT - Capitolo Due

E questo problema apre la porta ad un secondo punto debole di IT – Capitolo Due: l’uso dei personaggi adulti. Si è parlato davvero tanto del cast legato alla pellicola, ed il risultato finale è strabiliante: il casting per i ruoli principali ha dell’incredibile, risultando praticamente perfetto in ogni aspetto. Proprio per questo fa male vedere quanto poco sia stata sfruttata la versione adulta del Club. Salvo la reunion iniziale ed il confronto finale con IT, ognuno è solo per buona parte del film. Per questo vengono a mancare le complesse ed interessanti dinamiche di gruppo viste nella prima parte, che tornano in maniera un po’ troppo improvvisa ed ingiustificata solo nel finale. Inoltre, nel corso del suo secondo atto, il film ricorre abbondantemente all’uso di flashback, riportando in scena le controparti giovani dei protagonisti. Il problema con questi flashback è che, nel 90% dei casi, vanno apertamente in contrasto con la timeline degli eventi stabilita nel primo film. In breve, la prima parte ci mostrava un chiarissimo e serrato percorso tra la scoperta di IT e la lotta nelle fogne, salvo per un singolo salto temporale. Tutte queste nuove sequenze introdotte nella seconda parte non trovano una chiara collocazione temporale, rendendo il tutto inutilmente disordinato. E fa particolarmente specie trovarsi di fronte ad un problema simile di fronte a ciò che ci è stato presentato come il “secondo tempo” di un unico, lungo film. Non ci troviamo di fronte ad un sequel uscito a distanza di trent’anni, ci troviamo di fronte al finale di una storia iniziata appena due anni fa, ed una dose così ingente di anacronismi rompe un po’ la magia, mostrando come la volontà di inserire quanto più horror possibile, per il puro gusto di far trasalire la gente con dei jumpscare che si vedono arrivare da molto lontano, sia andata ad intaccare la coerenza di una storia accattivante che meritava un secondo atto ben più focalizzato e preciso.

IT - Capitolo Due

Parlando di focalizzato e preciso, spendiamo due parole sul ritorno di Bill Skarsgard nel ruolo di Pennywise: l’attore torna a fare un ottimo lavoro, regalandoci una versione del personaggio in qualche modo più feroce di quella vista in precedenza. Se nella prima parte c’era una sorta di aura di mistero intorno alla figura del pagliaccio, stavolta tutte le carte sono in tavola. IT appare più frequentemente ed in maniera più violenta, ma il tutto con una sorta di serena quanto disturbante nonchalance, dimostrata a perfezione da uno Skarsgard in pieno controllo del suo personaggio. Degne di nota, in particolare, due sequenze che vedono il pagliaccio alle prese con delle vittime davvero molto giovani: nonostante l’esito dell’incontro possa essere chiaro fin da subito, il modo in cui effettivamente ci si arriva lascia lo spettatore in preda al disagio più totale. In questi momenti, IT – Capitolo Due riesce a fare brillantemente ciò che ogni buon horror dovrebbe saper fare: togliere il fiato, disturbare e lasciare un genuino senso di malessere nella mente dello spettatore, un sentimento che nemmeno decine su decine di jumpscare potrebbero mai eguagliare.

IT - Capitolo Due

Appare chiaro che per molti IT – Capitolo Due cadrà vittima del confronto con la prima parte, assai superiore sotto più o meno ogni aspetto. Ma, nonostante una lunghezza assolutamente ingiustificata ed uno scontro finale che non ha la stessa potenza di quello visto due anni fa, il film rimane una visione essenziale per chi ha apprezzato il primo capitolo. Volendo considerarlo effettivamente come parte di un’unica grande opera, IT – Capitolo Due fa un discreto lavoro per concludere la narrazione ed esplorarne più a fondo la mitologia, seppur con una buona dose di disattenzioni ed incongruenze che non avrebbero dovuto superare i test-screening. E’ davvero un peccato vedere tanto potenziale sminuito da una serie di cattive scelte che sarebbe stato fin troppo semplice evitare. Viene da chiedersi se, con un po’ di attenzione ed amore in più, il film avrebbe potuto davvero brillare. Di fatto, ora come ora, di brillante c’è molto meno di quello che si vorrebbe.

Mite ragazzo di classe ‘96, appassionato di lunga data di gaming, si dimostra un precursore quando, nel lontano 2000, viene trovato a strisciare le carte di credito dei genitori sulla PsOne per comprare un migliaio di gemme su Spyro 2. A questo incontrastato e patologico amore per le microtransazioni, si affianca l’amore per il cinema d’autore. In nome di questa passione, si imbarca in un viaggio mistico fra India, Nilo e Miami alla ricerca della vera essenza dei Cinepanettoni: è qui che, ispirato dalle note di Scatman, decide che la missione della sua vita sarà quella di scrivere il film che riunirà Boldi e De Sica. Fino ad allora, l’entusiasmo del lavoro in Fr4med sarà solo la maschera che nasconde il profondo trauma per questa atroce separazione. AGGIORNAMENTO: Dopo la spontanea riappacificazione di Boldi e De Sica, vive una profonda crisi mistico-spirituale. Arriva quindi a definirsi “profeta”, abbracciando lo stile di vita da eremita. Se lo cercate, lo troverete in una remota grotta, mentre si nutre solo di muschio e condensa ed estorcendo la modica cifra di 500€ ad ogni visitatore per delle infondate e truffaldine previsioni del Superenalotto.