Confession Tapes: Aaron Costain – Oltre il bosco e le mitologie

Dopo aver recensito la serie Entropy, riproposta da Secret Acres in un volume integrale nel 2018, abbiamo avuto la possibilità di intervistare l’autore, Aaron Costain. Abbiamo parlato della scena fumettistica canadese, di religione, di natura, con qualche piccola anticipazione sui prossimi lavori. 

Ciao Aaron, grazie per la disponibilità! Come sai, le tue opera non sono ancora state tradotte in italiano,  perciò, se dovessi presentarti ai lettori, cosa scriveresti?

Sono un fumettista e un architetto di Toronto. Sono l’autore di Good Neighbours e Calamity Coach, entrambi nominati agli Expozine Award e sono anche un membro del malfamato collettivo Team Society League; il nostro ultimo libro, the Big Team Society League Book of Answers, è stato pubblicato da Koyama Press. La mia pubblicazione più recente è la raccolta della mia serie minicomic Entropy, pubblicata da Secret Acres nel 2018. Entropy è stata nominata ai Doug Wright Award nella categoria Best Emerging Talent nel 2011 e ai Doug Wright Spotlight Award nel 2015.

Puoi racontarci qualcosa di più sulla vita di un fumettista di Toronto? Esiste una comunità artistica coesa?

La comunità fumettistica di Toronto è abbastanza ampia e diversificata, quindi è facile trovare un gruppo adatto a te, non importa quale sia il tuo stile. Alcuni dei miglioi fumettisti in circolazione oggi vivono qui, come ad esempio Chester Brown, Michael Deforge, o Jillian Tamaki, o anche Margaret Atwood! Il mio gruppo di amici fumettisti è abbastanza circoscritto (I ragazzi della Team Society League), e abbiamo anche alcuni amici stretti che vivono in città vicine come Jesse Jacobs a London o Matt Forsythe a Montreal.  Qui a Toronto siamo fortunati anche ad avere Peter Birkemoe e il suo negozio di fumetti, The Beguiling. È il centro nevralgico della città, si possono trovare ottimi fumetti tutto l’anno e c’è un flusso costante di artisti che presentano il loro ultimo libro o allestiscono mostre. Abbiamo anche il Toronto Comic Arts Festival, che è un grande sostegno per la diffusione della concezione del fumetto come forma d’arte letteraria, e si tiene nella Reference Library, in centro. È sicuramente uno dei migliori festival del Nord America e promuove un vero senso di comunità tra i fumettisti qui e all’estero.  

Entropy

Come hai accennato, fai parte della Team Society League con altri artisti di Toronto (John Martz, Steve Wolfhard, and Zach Worton). Com’è lavorare in un collettivo?

EntropyBeh, con la Team Society League è abbastanza semplice.  Siamo tutti amici e ogni tanto ci vediamo per bere una birra e disegnare. C’era una regola non scritta per la quale tutti I fumetti disegnati in quelle occasioni dovevano essere muti e con il tempo abbiamo tutti semplificato il nostro stile in modo da impostare un set di personaggi facili da disegnare in modo che nessuno potesse riconoscere chi disegnava cosa (per così dire). Di solito questi fumetti erano piuttosto grezzi, ma per pubblicare con Koyama Press abbiamo dovuto fare uno sforzo collettivo per disegnare meglio e per fare in modo che gli sketch rientrassero in una griglia da sei frame, in modo che si adattassero al formato del libro (per noi la striscia finiva al termine dello sketch, il numero di frame non era importante). La cosa migliore della Team Society League è che possiamo disegnare quindici o più pagine in una sola notte, mentre normalmente lavorare ai progetti personali (che di solitosono più preziosi) richiede molto più tempo. Qualche anno fa, purtroppo, Steve Wolfhard si è trasferito a Los Angeles per lavorare su Adventure Time, ma abbiamo acquisito Dakota McFadzean come nuovo membro.

Cosa pensi dello stato dell’industria editoriale canadese? È stato difficile pubblicare Entropy? Credi che gli artisti abbiano abbastanza possibilità di vedere un proprio lavoro dato alle stampe?

Ho disegnato il mini comic Entropy per un decennio prima di decidermi a cercare un editore. Ho partecipato regolarmente ai festival del fumetto di Toronto, Montreal e New York nel corso degli anni, quindi già conoscevo la maggior parte degli editori che pensavo sarebbero stati adatti per il libro. Avevo un ottimo rapport con Barry e Leon di Secret Acres, e tutto è andato liscio. Loro fanno esattamente il tipo di fumetto che amo leggere, quindi è stato natural. So bene che pubblicare fumetti indie è dura ma sono contento che là fuori ci siano persone che si prendono volentieri il rischio di pubblicare libri strani – non solo Drawn & Quarterly o Fantagraphics, ma anche editori minori come Secret Acres, Koyama Press, Conundrum, e Uncivilized.

Adesso parliamo più nel dettaglio di Entropy. La tua serie è stata pubblicata per la prima volta in un volume integrale nel 2018, dopo più di dieci anni dalla prima pubblicazione. In che modo guardi la tua opera oggi?

EntropyÈ quasi doloroso rigurdare il primo capitolo! All’epoca non sapevo ancora veramente come disegnare un fumetto e ci sono davvero trope linee sulle pagine (alcune le ho rimosse nell’edizione integrale). Avevo in mente di ridisegnre il primo capitol, ma Matt Forsythe mi ha convinto a lasciarlo com’era, come testimonianza della mia evoluzione come disegnatore. Durante il procsso di editing ho comunque ridisegnato alcune cose, ma per la maggior parte è rimasto tutto come al momento della prima uscita. Il cambiameno maggiore per me è stato modificare il formato da panoramico a ritratto: alla fine ho deciso di impaginare due tavole una sopra l’altra per ogni pagina dell’edizione collected, e questo significava rielaborare il lavoro in modo che fosse leggibile correttamente. In questa maniera si migliora la lettura prolungata e le pagine sono un po’ più dense. Sono abbastanza contento di come è venuto fuori.  

Hai sempre avuto un linea narrative solida in mente oppure a un certo momento hai avuto ripensamenti?

Avevo una vaga idea di dove volevo che il libro andasse a parare, ma per le prime due uscite per lo più improvvisavo, scrivendo un capitol alla volta. Col passare del tempo, mi sono reso conto che le cose scorrevano meglio quando le pianificavo, così ho iniziato a scrivere script e a disegnare schizzi con molto anticipo. Molto presto sono arrivato alla conclusione che volevo, ma stavo cercando di capire come arrivarci per rendere eccitante la scrittura del libro. Alla fine è risultato un lavoro un po’ episodico per via del modo in cui l’ho pubblicato, e anche per il fatto che mi sono ispirato al Pinocchio di Carlo Collodi – altrettanto episodico, forse perché anche quest’opera in origine era serializzata.

Oltre a essere un fumettista, ti occupi di design e architettura. Credi che la tua professione abbia influenzato il modo in cui hai elaborato le scenografie di Entropy? In particolare, ha avuto risonanza sul modo in cui hai rappresentato i paesaggi e gli elementi naturali?

EntropyL’architettura è principalmente una professione di gruppo. Disegnare fumetti per me era un modo di creare qualcosa di personale e far lavorare i miei muscoli creative in una maniera che non necessitava dell’approvazione di un cliente o di un’applicazione pratica. Ho il pieno controllo di ogni aspetto del libro, nel bene e nel male. Oltretutto, ambientare Entropy nella natura mi ha permesso di disegnare organicamente, senza righello. Questo è interessante: ho disegnato la prima uscita (che corrisponde al primo capitolo) interamente con le penne tecniche che avevo dai tempi della scuola di architettura, ma con la seconda uscita sono passato alla stilografica perché trovavo le penne tecniche troppo sterili. Ho iniziato il libro usando strategie di peso della linea che usiamo tipicamente in architettura, ma alla fine sono ad un metodo più organico ottenuto con pennini e pennelli. Ci sono alcuni edifici in Entropy e non ho potuto fare a meno di progettare ogni aspetto di essi – anche le aree che non possono essere viste.

“You musn’t mix and match mythologies” (non bisogna mescolare e abbinare le mitologie) è una sorta di mantra per il protagonista di Entropy. Perchè è così pericoloso? Puoi darci una tua interpretazione di questa frase?

L’ho scritto all’inizio e poi non ho fatto altro che mischiare e abbinare mitologie per tutto il reso del libro! Ci sono antagonisti imbroglioni (il corvo, la volpe, il gatto), diluvi universali (quello biblico, Hindu e Haida), portatori di cambiamento (l’angelo, Prometeo, Mahakala), e così via. Questo libro è un mash-up culturale, il che mi permette di esaminare le verità che ogni cultura ritiene ovvia e manifesta, ma che sono in conflitto con le verità delle altre. Ci viene chiesto di credere a ciò che ci viene detto, ma non il perché sia vero o cos’altro potrebbe essere considerate vero altrove. Entropy chiede al lettore di esaminare le nostre credenze in relazione a quelle degli altri.

Entropy

È abbastanza evidente come in Entropy gli animali siano detentori di una conoscenza ben più profonda di quella degli uomini (o dei golem). Qual è il motivo?

In Entropy, ogni animale incarna un diverso sistema di credenze al quale sono obbligati. Sono tutti convinti che le proprie credenze siano corrette e che gli altri abbiano torto. Il protagonista deve analizzare quello che professano e decidere da sé ciò che è vero e ciò che non lo è. Inoltre, favole e fiabe in molte culture tendono ad antropomorfizzare gli animali e a conferire loro caratteristiche umane (volpi furbe, formiche industriose, ecc.). Questo ci permette di esaminare la condizione umana senza fare riferimento direttamente a particolari persone o culture. In questo modo sono in grado di parlare di religione in termini generali, invece di nominare la “chiesa cattolica” o il “buddhismo tibetano” o l’”ebraismo ortodosso”. 

Come descriveresti il rapporto tra il protagonista e la natura? E invece la tua connessione con gli elementi naturali?

Vivo in Canada e la natura qui può essere vasta e travolgente. Essere sublimati dall’ambiente è parte della nostra identità nazionale, e i nostri artisti più celebrati sono stati tradizionalmente paesaggisti espressionisti come Emily Carr o il Gruppo dei Sette [noto anche come come scuola di Algonquin n.d.t.]. Questi artisti sembrano incarnare l’ideale romantico del Canada.

Attualmente vivo in una grande città con poco accesso alla natura, ma sono cresciuto in una piccola città su una vasta isola al largo della costa occidentale del Canada. Vivendo lì, sembrava davvero che fossimo la punta settentrionale di un agglomerato urbano che iniziava giù in California, e che a nord di noi ci fosse una vasta e indomita natura selvaggia che si estendeva fino allo Yukon e nell’Artico. Quel concetto di vivere alla frontiera non è del tutto vero, ma è così che mi sono sentito allora. Quando ero uno studente universitario, durante le estati ho lavorato in luoghi estremamente remoti all’interno e intorno alle Montagne Rocciose e questi sono i luoghi che hanno ispirato l’ambientazione di Entropy. Quell’isolamento portò naturalmente all’introspezione e persino all’esistenzialismo, ma ci volle un decennio prima che iniziassi a tradurlo in un libro. Quell’esperienza mi ha mostrato quanto siano insignificanti gli umani rispetto alle montagne o agli alberi, ma allo stesso tempo mi ha anche aiutato a riconoscere quale enorme impatto stiamo avendo sul pianeta. Il protagonista di Entropy è una parte della natura (è letteralmente fatto di terra), ma è anche separato dalla natura – tanto quanto lo siamo noi umani.

Stai lavorando a qualcosa di nuovo? Sono appena all’inizio di qualcosa di nuovo, sì – ma così nuovo che non ho ancora disegnato nulla! Tendo a lasciare che le idee mi passino per la testa per un tempo molto lungo prima di iniziare a scrivere, il che è in parte il motivo per cui Entropy ha richiesto così tanto tempo. Per il mio prossimo progetto, che sarà un fumetto horror ambientato ancora una volta in montagna, quel momento è quasi arrivato. C’è un certo terrore sublime nell’essere soli nel profondo della foresta a cui non posso fare a meno di tornare. Non dovrei dire troppo perché probabilmente cambierà dieci volte prima di iniziare a disegnarlo.

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Spero che possiate trovare una copia di Entropy in inglese, ma se non potete, spero che venga pubblicato anche in italiano in futuro! Buona lettura.

Leggi la recensione di Entropy.

Classe '92, redattrice. Si avvicina al giornalismo a quindici anni perché è la professione prediletta dei supereroi, o almeno di quei pochi che hanno bisogno di lavorare. Dopo gli studi in Lettere e Linguistica, però, comincia a lavorare nel marketing e diventa un temibile villain. Ironia della sorte. Nel tempo libero ascolta prog e gioca a D&D. Ha scritto per: VelletriLife, Civonline, La Provincia, International Tour Film Festival, Geek Area, With Style, Investor Visa Italy