Il cuore dimenticato di Stephen King: Perché le trasposizioni dei suoi libri spesso non funzionano

Siamo onesti, da un po’ di tempo a questa parte il cinema è stato invaso da due tipi di film: i figli del magnate Topolino – che da poco si è comprato anche la 20th Century Fox, così da portare X-Men e compagnia con i loro amichetti Avengers – e quelli che nel trailer recitano “Tratto dal terrificante romanzo di Stephen King”.

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Non è una novità che lo scrittore del Maine sia uno dei più prolifici ed amati di sempre – già annunciata per settembre la sua ultima fatica, “The Institute”, dopo i recentissimi “Elevation” e “The Outsider” – nonché uno degli autori più trasposti su grande e piccolo schermo. Numerosi, infatti, sono i titoli in arrivo nel 2019, basti pensare al remake di “Pet Semetary” di Mary Lambert  – definito dallo stesso Kinguno dei suoi romanzi più cupi”, in uscita in Italia questo 9 Maggio – o la tanto attesa seconda parte del fortunato It” del 2017 o ancora Doctor Sleep”, sequel del famosissimo “Shining” di Stanley Kubrick. E se anche il grande schermo la fa da padrone, il nostro caro Re non ha certo avuto difficoltà ad adattarsi all’avvento delle piattaforme streaming come Netflix – si vedano “Gerald’s Game” o “1922” – o Hulu. “22.11.63” con James Franco, infatti, ha segnato un ottimo inizio per la collaborazione dell’autore con il regista J.J.Abrams proseguita poi con “Castle Rock”, che è stata da poco rinnovata per una seconda stagione, ed ancora con la recentemente annunciata trasposizione di “Lisey’s Story” con Julianne Moore.

Viene allora da chiedersi perché la maggior parte delle sue trasposizioni, tolti rari casi, lasci con l’amaro in bocca i suoi appassionati lettori e non solo. Tra gli ultimi flop, “La torre nera” del 2017 ha paralizzato l’idea di un universo condiviso delle opere di King ed è stata trasformata in una serie Tv in arrivo per Amazon.

Quando si parla di Stephen King, il pensiero dei più corre subito a pagliacci assassini, cani assassini, macchine assassine… (“Non ci provi neanche più, vero?” – cit. “I Griffin”).
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Sono poche le persone che riescono ad accostare il nome dello scrittore a film come “Il Miglio Verde”, “Stand By Me”, titoli che più di tutti incarnano la grande componente umana nelle sue opere. O ancora al famoso “The Shawshank Redemption: Le ali della libertà” del 1994, candidato a 7 premi Oscar e 2 Golden Globe ed ancora alla prima posizone nella “Top Rated Movies” di IMDb.

Ed è forse proprio questa la parte che si tende a dimenticare: la parte umana, il cuore pulsante dietro ogni storia del Re. Uno dei punti forti di King, infatti, è uno storytelling che non spiega i fatti, ma li mostra con immagini che, in una caratteristica molto cinematografica, fanno arrivare l’emozione forte e profonda, permettendo ai suoi personaggi di uscire dalle pagine ed accompagnarti durante la storia. Personaggi umani, mai stereotipati e ai quali non si riesce a non affezionarsi. Ed è solo così che ci si emoziona!

 

Nessuno legge 1315 pagine per un pagliaccio mutaforma che mangia i bambini. Le 1315 pagine di “It” scorrono leggere sotto lo sguardo vorace del lettore perché ci si lega al Club dei Perdenti, al loro legame descritto con immagini talmente potenti, nella loro semplicità, da farti ricordare quell’amico con cui giocavi da bambino e che non avresti mai voluto perdere. E più di ogni altra cosa, forse, “It” parla di innocenza, di capacità di immaginare, di sognare e di amare. Quelle capacità che gli adulti hanno dimenticato e che non gli permettono di vedere il Male, il pagliaccio mutaforma che si impossessa di loro e alle volte li porta a compiere massacri. Leggendo il mastodontico libro si torna ad essere bambini, ad emozionarsi in un abbraccio vero, a piangere di fronte alla scomparsa di un amico e, sì, anche ad avere paura del mostro sotto al letto.

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Tutto questo si perde nelle trasposizioni cinematografiche, dove anche l’ultimo remake di Andy Muschietti forse pecca, portando sul grande schermo un prodotto più commerciale in cui i jumpscare ed il terrore non lasciano lo spazio necessario alla componente umana – seppur presente, grazie anche alle ottime performance dei giovani attori.

Ed è questo il motivo per cui anche un mostro sacro come Stanley Kubrick fu criticato da King nella trasposizone del suo “Shining” – ora un cult, ma al tempo fu candidato ai Razzie Awards, premi per i peggior film. In un’intervista a Rolling Stone del 2014, infatti, lo scrittore del Maine spiegava:

 

“Il libro è caldo, il film è freddo. Il libro finisce nel fuoco, il film nel ghiaccio. Nel libro c’è un vero e proprio arco narrativo nel quale Jack Torrance è una brava persona e solo poi, lentamente, si muove in questo posto nel quale perde il senno. Per quanto mi riguarda, quando ho visto il film, ho trovato Jack completamente pazzo dalla prima scena.”

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E così, dimenticando lo spessore dei personaggi, ci si dimentica che King ci parla di identità e violenze in “Gerald’s Game” o “Dolores Claiborne”, con protagoniste femminili alla ricerca di se stesse, ci parla di restare umani in “Under The Dome” o nel racconto “The Mist” e ci parla di fiducia nell’ultimo “Elevation”.

Risulta chiaro, quindi, come sia semplicistico parlare di Stephen King comemaestro dell’horror. Riusciranno “Pet Semetary” ed i prossimi film a rendere giustizia alle pagine dello scrittore? Riusciranno a far trasparire questo cuore umano così tanto dimenticato? Allora forse sarà chiara la magia nelle parole dello scrittore nella prefazione di “It”:

 

Ragazzi, il romanzo è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste.”

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Avete presente la scena in cui uno sfigatissimo Peter Parker corre dietro all'autobus all'inizio di Spiderman e poi, quello stesso giorno, viene morso da un ragno radioattivo che lo fa diventare uno dei supereroi più forti, cool ed amati del mondo? Ecco, Lorenzo Cuzzucoli, classe '93, è esattamente quello che corre dietro l'autobus. Non avendo ancora trovato un ragno radioattivo (nonostante i numerosi tentativi) ha deciso di svolgere la sua attività di supereroe intraprendendo l'oscura via della Medicina. Un Don Chisciotte dei fumetti, vive la sua vita accecato da fantasie di bambino e tra libri, film e serie tv, lotta a fianco del suo fido scudiero Sancho (la chitarra), cantando le nobili gesta all'amata Dulcinea (la musica)! Finora i mulini a vento hanno avuto la meglio, ma chissà, oggi quei giganti non sembrano poi così grandi...