Panini Comics: Quattro ragazzini entrano in una banca – Una torrida storia di crimine infantile | Recensione

Una folgorazione.

Questo è quello che vi attende una volta aperto il corposo volume Panini Comics che racchiude la “nuova” fatica -pubblicata nel 2017 oltreoceano- di Matthew Rosenberg, affiancato dall’esordiente Tyler Boss. Una folgorazione che si candida non solo come miglior titolo estero pubblicato da Panini nel 2019, ma anche come una delle più belle letture americane degli ultimi anni. Una folgorazione che arriva grazie allo scorso Free Comic Book Day, in cui Panini, tra i vari spillati gratuiti distribuiti ha scelto di proporre il primo capitolo di questa miniserie.

Eppure, ad una prima, rapida, occhiata “Quattro ragazzini entrano in una banca” non appare come l’innovativo e promettente lavoro che effettivamente è. Un titolo che sembra richiamare una pessima barzelletta e l’ennesimo setting “ottantiano” fanno apparire la miniserie originariamente pubblicata da Black Mask come un ulteriore opera legata ad un revival che, ad oggi, ha infettato ogni media, dalle serie televisive al cinema, passando, ovviamente, per i fumetti.

Quattro ragazzini entrano in una banca

È procedendo nella lettura che si realizza come non potrebbero esservi prime impressioni più fallaci. Rosenberg, lontano dal mondo supereroistico, da il meglio di sé, confezionando un lavoro che si rivela essere un vero goiello di composizione, dove storytelling, costruzione della tavola e dialoghi taglienti riescono a dar vita ad una realtà fatta di eventi roccamboleschi, popolata da giovani nerd e strampalati criminali finemente elaborati.

Ma andiamo con ordine.

Ciò che Rosenberg fa è prendere uno stilema classico per farlo proprio: al centro della storia abbiamo il tipico gruppo di nerd vessati e gettizzati delle produzioni tanto care agli anni ’80, figlie dei Goonies, Stand By Me e dei Perdenti di King. L’autore prende un incipit narrativo rodato e funzionale, salvo poi scomporlo e ricomporlo a proprio piacimento, con un taglio del tutto personale.

Abbiamo, quindi, un quartetto di adolescenti male assorti, che vanno dal timido al ribelle, dal grasso al magro, dallo spavaldo all’insicuro. Le azioni di questi dodicenni riflettono perfettamente l’innocenza e la spensieratezza di un’età in cui nessun ostacolo sembra insormontabile, per quanto assurdo ed incomprensibile possa apparire. Risulta, quindi, più che logico vedere un gruppo di ragazzini della periferia americana cercare di organizzare una rapina in banca nel tentativo di salvare il padre di uno di loro dal peggiore degli scenari.

Quattro ragazzini entrano in una banca

Con un espediente classico, quindi, viene creata una crime story di primo livello, con spunti da dark comedy, che finisce per stregare il lettore. Ed è proprio questo uno dei grandi pregi di “Quattro ragazzini entrano in una banca”: l’enorme lavoro fatto con la costruzione del plot, unito alla minuziosa caratterizzazione di personaggi profondamente tridimensionali, cattura e contribuisce a tenere sempre alta l’attenzione.

La sinergia nata tra Rosenberg e Boss da vita ad un lavoro sfaccettato che funziona perfettamente in ogni sequenza. Lunghi e fitti dialoghi scorrono velocemente grazie ad un egregio lavoro di inquadrature che fanno brillare Tyler Boss, alla sua prima prova come disegnatore regolare. Boss mostra tutte le proprie capacità, gioca con la gabbia, scardinandola, assoggettandola alle proprie necessità registiche. Tavole da 24, 12 e 9 vignette risultano essere la soluzione perfetta per sostenere l’incalzante ritmo narrativo di Rosenberg. Il sapiente storytelling, che eleva completamente il lavoro, è inframezzato da un altrettanto ottimo utilizzo di splash page, poste a conclusione di ogni capitolo, usate per creare degli efficenti cliffhanger. Altrettanti elogi vanno a Clare Delutti, il cui lavoro ai colori flat, dalla palette calda e a tratti acida, riesce a dare ancora più carattere alla serie.

Matthew Rosenberg tira i fili di un titolo magistrale, riuscendo ad illustrare un significativo percorso di crescita, spingendo i protagonisti verso scelte atipiche e mai scontate. In “Quattro ragazzini entrano in una banca” si ride, ma, allo stesso tempo, si riflette su realtà tangibili, dalla difficoltà di crescere un figlio in solitudine, senza alcuna sicurezza economica alla comprensione di come il mondo non si divida in bianco o nero ma in una più corposa scala di grigi.

Quattro ragazzini entrano in una banca

In breve, quello proposto da Panini Comics, in un corposo e curato cartonato, è un lavoro eccellente che riesce ad esaltare il media fumetto, come fa notare anche Ed Brubaker in quarta di copertina. Quanto fatto con questa miniserie, in maniera dinamica e sperimentale, sottolinea come la nona arte sia una materia viva ed in continua evoluzione. In tal senso si potrebbe dire molto, di come lo stile grafico curato da Boss ricordi vivamente il miglior David Aja o come la serratezza dei dialoghi rimandi al Brian Michael Bendis dei tempi d’oro, eppure risulterebbe sminuire un’opera minuziosa che vive di vita propria, di proprie soluzioni, limitandosi ad interiorizzare il meglio del fumetto underground e non degli ultimi 20 anni.

“Quattro ragazzini entrano in una banca” è la perfetta fotografia di un’epoca, con il suo citazionismo sfrenato alla cultura squisitamente pop, e di un’età, quella adolescenziale, quando, gli occhi di un bambino riescono ancora a trasformare ogni scenario in un possibile gioco, rendendo l’impossibilità certezza, trascendendo l’assurdo. Matthew Rosenberg e Tyler Boss confenzionano un titolo che, oggi come nel 2017, si impone sulla scena fumettistica guadagnandosi tutti gli onori del caso e rivelandosi come una lettura obbligata.

Quattro ragazzini entrano in una banca

Classe ’95, ternano. Fondatore e redattore di Fr4med. Finisce per incastrasi, sin da piccolissimo, in un vortice fatto di musica rock, fumetti, libri e film. Si immola per la patria intraprendendo il cammino degli studi classici da cui viene cambiato nella mente e nel corpo… almeno così dice. Saccente, indisponente e presuntuoso sembra abbia anche dei difetti, di cui, tuttavia, nessuno risulta essere a conoscenza. Ha scritto per Metallized e Geek Area.