HOT SHOTS S1E05: Libido, Strizzacervelli e Mala Sorte

Quante volte capita di uscire dal cinema e voler parlare assolutamente di quel film con qualcuno? Stesso discorso per le serie tv. Tutti noi abbiamo delle sensazioni a caldo da voler esprimere non appena terminiamo la visione di un prodotto. La rubrica HOT SHOTS vuole proprio raccogliere queste impressioni (in questo caso del sottoscritto), fornendovi un feedback ancora più immediato. Vista la difficoltà di star dietro a tutto il materiale che quotidianamente ci viene messo davanti agli occhi e la mancanza di tempo che non ci concede di leggerci una di quelle bellissime e lunghe recensioni, HOT SHOTS vuole essere una soluzione per una copertura più completa (non per questo più superficiale) del nostro catalogo cinematografico e televisivo. Per cui, ogni qualvolta ne avrò occasione, sfornerò i miei commenti su un determinato film o serie tv recentemente visti. Così, tanto per farsi una chiacchierata. Io mi divertirò a fornire una rapidissima e leggera analisi del prodotto, voi potrete scegliere se seguire i miei consigli o meno. 

Negli episodi precedenti: ATYPICAL; Droga, Pupù e Frozen Yogurt; Calci rotanti, Identità segrete e Anni ’50, Il Miglior Film: Speciale Oscar.

 

HOMECOMING (1 STAGIONE). 10 episodi. Durata: 24-37 min. Genere: Drammatico/Thriller

Avete mai dimenticato qualcosa di molto importante?

Julia Roberts torna in tv per Prime Video nella serie HOMECOMING e finalmente ci fa tornare voglia di vederla in un prodotto un po’ più serio rispetto alle pubblicità della Lavazza.

HOMECOMING è una serie che in pochi episodi riesce a tessere una trama intelligente ed inquietante, permettendoci un focus su una realtà che abbiamo avuto visto anche in Black Mirror, il disturbo da stress post traumatico dei veterani di guerra.

Si tratta di una serie che unisce passato e presente attraverso un’inquadratura a tutto schermo per i flashback,  tornando ai giorni attuali con un campo Molto più stretto. Homecoming è un gioco con lo spettatore, fatto a ritroso, stuzzicando sempre più la sua curiosità con episodi brevi ma molto concentrati. La Roberts è Heidi Bergman, psicoterapeuta con il compito di riabilitare i soggetti usciti dalle zone di guerra per reintegrarli nel mondo. Peccato che dopo qualche anno lei non ricordi più nulla di quello che abbia fatto. Ha cambiato vita, è diventata una cameriera. Ora però il passato torna a perseguitarla e prende le fattezze di un impiegato del ministro della Difesa in cerca di spiegazioni sugli avvenimenti in quel centro. 

I dialoghi netti e schietti, insieme ad una colonna sonora lenta e dai tratti inquietanti, donano quell’aria da strizzacervelli quanto basta a far puzzare di bruciato ogni mossa che vediamo. In più, l’interpretazione della Roberts regala perfettamente l’idea di trovarsi di fronte a una persona completamente spaesata ed inconsapevole degli eventi… ma sarà davvero così? O è semplicemente un’irresistibile bugiarda? Sta di fatto che qualcosa è successo e il mistero vi catturerà, grazie anche alla breve durata degli episodi in grado di far vedere lo stretto indispensabile ai fini di portarvi avanti nella visione. 

 

 

SEX EDUCATION (1 STAGIONE). 8 episodi. Durata: 47-53 min. Genere: Dramedy

Sesso. Quanto ci piace e quanto amiamo parlarne. Sicuramente mai come in questa scuola in cui l’ormone viaggia più veloce della luce. Per fortuna c’è Otis ad aiutarci. Insieme a Maeve, apre un vero e proprio consultorio per tutti gli studenti con problematiche legate al mondo della libido. Come se la caverà però il nostro terapeuta quando i suoi sentimenti per la ribelle e solitaria Maeve inizieranno a farsi avanti?

SEX EDUCATION è un teen drama con una trama facilmente intuibile ma riesce a spiccare grazie a un roaster di personaggi unici, capaci di regalarci lacrime e sorrisi. Insomma quel genere di atmosfera di cui é facile innamorarsi. Ma la strada é lunga e con la seconda stagione già annunciata avremo modo di scoprire le vere potenzialità di questa serie. Il prodotto, infatti, non si accontenta di fornirci solo qualche battuta di sin troppo facile immaginazione, ma si concede un’analisi lineare e schietta del processo complesso che è l’adolescenza, portandosi dietro tutte le problematiche legate alla ricerca di un’identità, non solo sociale ma anche sessuale. 

Sporca, volgare e rozza,  la prima stagione non teme nulla e fa capire subito l’andazzo, grazie anche ad una Gillian Anderson definitiva che veste alla perfezione i panni di una sessuologa senza peli sulla lingua. Nella serie è la mamma di Otis, non mancheranno dunque scambi accesi, così imbarazzanti da essere assurdi, facendoci adorare il personaggio. 

Emma Mackey ci ha già conquistato.

 

 

UNA SERIE DI SFORTUNATI EVENTI (3 STAGIONI). 25 episodi. Durata: 47-53 min. Genere: Dramedy

L’avventura firmata Lemony Snicket giunge al termine e diciamocelo… era anche ora.

Se la prima stagione ci ha incuriosito, la seconda ci ha divertito ma la terza… uff che fatica. La lunga e lenta agonia dei Baudelaire trova la sua soluzione in un finale ancora più surreale rispetto a tutto ció che abbiamo visto finora, spingendosi Ancora oltre… forse troppo. Almeno il sottoscritto ci ha messo un po’ a digerire episodio per episodio, vuoi perché già consapevole di cosa sarebbe successo, vuoi per la ripetizione dello stesso schema narrativo che, per quanto fedele ai libri, rimane comunque stucchevole. 

Neil Patrick Harris ed il resto del cast ci hanno fatto stare in pena per i Baudelaire a sufficienza, facendoci appigliare sempre a quel sottile filo di speranza che veniva appositamente reciso all’ultimo minuto. Una serie di sfortunati eventi è sicuramente coinvolgente per la ricchezza dei costumi, delle bizzarrie e per un’avventura sempre più pittoresca e intricata, come una matrioska. Un prodotto perfetto da poter vedere in famiglia, magari coprendo un piovoso pomeriggio domenicale. I personaggi sono tutti sempre diversi. Ognuno con un suo elemento distintivo ed una sua personalità. Buoni e cattivi. Un’organizzazione mondiale da un lato, una compagnia di attori dall’altro. Combattono per le sorti del mondo in un continuo prendi e fuggi. La trama, episodio dopo episodio, sin dall’inizio è caratterizzata da una irritante monotonia ciclica che non garantisce l’efficacia dell’opzione ‘maratona’. Consideriamo anche che i romanzi sono usciti a distanza di qualche mese (se non anno) l’uno dall’altro, fornendo un momento di respiro ai lettori tanto catturati da una vicenda così terribile.

Salutiamo così i Baudelaire e gli auguri tanto (s)fortuna! 

 

THE KOMINSKY METHOD (1 STAGIONE). 8 episodi. Durata: 23-34 min. Genere: Dramedy

Che cos’è The Kominsky Method? Me lo sto ancora chiedendo. O meglio… cosa vuole essere? Quattro chiacchiere su una panchina tra due pilastri del cinema? Una cinica (ma neanche troppo) lente di ingrandimento su quanto la vita prima o poi arrivi per tutti? O una tragicommedia romantica?

Michael Douglas e Alan Arkin sono rispettivamente Sandy Kominksy e Norman Newlander. Entrambi lavorano nel mondo del cinema. Il primo è un attore decaduto che ha aperto una scuola di recitazione, mentre il secondo è un grosso produttore. Sono due amici di quelli che insieme ne hanno viste di cotte e di crude, che nonostante gli anni si vogliono ancora bene… a modo loro. La vita è stata generosa con loro, ma in un momento di grande sconforto l’amicizia torna alla ribalta, pronta ad affrontare il peggiore dei mali: la vecchiaia. 

In teoria il detto vuole che più si diventa vecchio, più si alza il tasso di saggezza. Ecco, The Kominsky Method ce lo dice a chiare lettere: NO. I due protagonisti sono tanto incasinati quanto una coppia di teenager, semplicemente si portano sulle spalle più casini di quanti ne possano sopportare. Douglas e Arkin sono divertenti da vedere, specialmente nei loro battibecchi, ma non riescono a dare una direzione precisa ad una serie di cui francamente ignoro il possibile seguito. Gli episodi scorrono si, ma già dopo averne visti un paio comprendi che è una serie che rimarrà per lo più piatta. E così sarà. 

Credo sia un peccato sprecare due attori del genere dal tratto un po’ insulso. Una serie che, almeno al sottoscritto, rimane totalmente indifferente. 

 

 

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.