Confession Tapes: Faith Erin Hicks – La città senza nome… ma con un Eisner

Grazie a Edizioni BD abbiamo avuto modo di incontrare, a Lucca Comics & Games 2018, Faith Erin Hicks, autrice de La Città senza Nome e vincitrice nel 2014 di un Eisner Award.

la città senza nome

Ciao Faith! Grazie per questa chiacchierata. Come sta andando qui a Lucca?

La mia Lucca sta andando alla grande. Qui è cosi diverso rispetto al San Diego Comicon e non ci sono paragoni. Queta è una bellissima fiera. Si tratta della mia prima volta qui e sono stati tutti gentili con me, adoro il cibo!

Quali considereresti essere le maggiori influenze nel tuo lavoro? 

Allora per quanto riguarda la Città senza Nome nello specifico sono stata ispirata dall’incredibile lavoro fantasy di tre storie specifiche: Bone che ho letto intorno ai 20 anni ed è un lavoro pazzesco, poi FullMetal Alchemist di Hiromu Arakawa, adoro il suo lavoro e come gestisce le scene d’azione. Per ultimo una serie che non credo sia troppo famosa qui in Italia. Si intitola Avatar the last Airbender, tv show americano con dei personaggi e ambientazioni fantastiche. Quindi si, direi queste tre per la Città senza Nome ma anche in generale per il tipo di lavoro che faccio. Un’altra che non ho ancora mai citato, Arisawa, con la sua suspense. Il suo stile è molto diverso dal mio ma adoro il modo che ha di raccontare le storie.

Per quanto riguarda la Città senza Nome, dalle pagine si vede chiaramente quanto lavoro di ricerca abbia fatto…

Si assolutamente. Nonostante il nome della città sia fittizio l’ambientazione risale alla Cina del XIII secolo. Ero molto interessata alla dinastia Yuan che era una dinastia della Mongolia. Fondata da Kublai Khan, nipote di Gengis Khan che massacrò milioni di persone occupando la Cina. Dopodiché appunto suo nipote si stabilì al potere con questa dinastia che fortunatamente non durò molto. Quindi si, ho fatto un lavoro di ricerca nelle librerie molto accurato e dettagliato. Devo ammettere che è stato molto divertente immergermi nela storia di un Paese che non era il mio.

Kaidu e Ratto sono protagonisti appartenenti a due mondi diversi. Come ti sei approcciata al tema della differenza sociale? 

Si tratta di una tematica a cui tengo molto perché da donna bianca quale sono in Canada cerco sempre di arrivare ai miei amici che possono essere anche di una razza diversa ma proprio per questo mi interessa il loro punto di vista. Quindi cerco sempre di ascoltare le loro difficoltà ed opinioni e di riportare quel livello di sensibilizzazione nella Città senza Nome. Come hai detto tu prima, i protagonisti appartengono a due realtà differenti. Kaidu ha una famiglia molto ricca e potente alle spalle, appartiene dunque alla classe dominante.Ratto è semplicemente un’orfana che vive in strada, i cui genitori sono stati uccisi poichè considerati uno scarto della società. Quindi si volevo mettere in evidenza come potesse essere un male vivere in un governo in cui il privilegio è al di sopra di tutto. Ho sempre pensato alla storia come composta di 3 llibri. Molti mi chiedono cosa abbia in serbo adesso ma non ho nulla al momento. Sono lieta di essere risucita a realizzare ben tre libri per questa storia.

Nel 2014 vinci l’Eisner Award per The Adventures of Superhero Girl. Che impatto ha avuto su di te? 

Oh è stato bellissimo! Mi sono arrivate circa cinque offerte di lavoro dopo quel premio [ride, n.d.r.]. Un grandissimo onore per un fumetto che inizialmente era pensato per essere un webcomic. Mi sono approcciata alla storia con l’idea che non esistessero molti fumetti di supereroi per ragazze, specialmente per me come lettrice. Da lì poi Dark Horse Comics l’ha visto e ha deciso di pubblicarlo. Sicuramente una delle esperienze più strane che mi siano capitate visto che avevo iniziato quel lavoro solo per divertimento. Non riesco ancora a credere di aver ricevuto quell’Eisner alla prima nomination.

la città senza nome

Nella tua vita da cartoonist, c’è stato un momento che ti ha fatto poi prendere la direzione del fumetto? 

In realtà non avrei mai pensato di fare fumetti. Sono andata a scuola di animazione e per un po’ ci ho lavorato in questa industria. Quindi all’inziio mi stava bene lavorare per questo studio e per compensare lavorare ai fumetti di sera. Sorprendentemente ora sono una fumettista, ho iniziato a farlo nel 2008. I fumetti sono sempre stati qualcosa che amavo ma non sapevo come ci si potesse guadagnare. Alcuni anni ero molto povera, e lo sono ancora! L’ho sempre amato e ora lo faccio come lavoro!

Ultima domanda. In base alla tua esperienza, cosa consiglieresti a chi volesse intraprendere questa carriera? 

Il mio consiglio è semplicemente quello di fare fumetti. Non aspettate che si facciano sentire gli editori per dirvi che siete bravi. Continuate a raccontare le vostre storie. Più ne fatte e meglio è. Se pensate a me, prima di pubblicare ho realizzato un migliaio di pagine e non erano neanche un granchè. Quindi andate e fate fumetti, se non saranno graditi non importa. Migliorete.

la città senza nome

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.