Creed II: 32 anni dopo… | Recensione

Non interrompere l’incontro… qualsiasi cosa succeda. 

Poco dopo pronunciate queste parole, Apollo Creed si spegneva sul ring che lo vedeva confrontarsi con il pugile russo Ivan Drago. Era il 1985 e l’evento, oltre a sconvolgere lo stesso Rocky, sconvolse anche noi spettatori. A 32 anni di distanza, l’incubo ritorna riportando la Russia in territorio americano con il figlio di Ivan, Viktor Drago (Florian Munteanu). Determinato a ridare lustro al nome della famiglia e a vendicare l’onta subita anni fa, Viktor lancia una sfida al nuovo pupillo di Rocky, Adonis Creed (Michael B. Jordan).

In questa pellicola c’è tutto quello che il pubblico vuole vedere, dentro e fuori dal ring. Stallone riprende il suo ruolo di supporto per il nuovo pugile, rimanendo più in disparte stavolta. Il passato è tornato a tormentarlo e vedere certi ricordi che riaffiorano rendono Rocky inquieto a tal punto da vacillare forse nel momento più importante della vita di Adonis. Come farà il figlio di Apollo a cavarsela senza il suo miglior uomo all’angolo? Creed II, infatti, oltre ad essere un sequel che stende il tappeto rosso ad un confronto generazionale quanto mai dovuto, parla proprio di crescita. Al termine della pellicola lo spettatore potrà chiudere definitivamente quella ferita così profonda che Rocky IV gli ha generato. Insieme, Adonis e Rocky rinascono lasciandosi alle spalle un lutto mai superato. Creed II è l’addio di Stallone al personaggio e l’inizio di una nuova strada che, probabilmente, troverà la sua piena espressione nel terzo capitolo. Un progetto molto ambizioso, quasi troppo, ma che ha sicuramente la nostra curiosità.

Al di là dell’aria di tensione ed emozione che questo scontro può generare negli appassionati della saga però, si assiste a uno strano processo: l’empatizzazione del villain. Drago dovrebbe essere odiato dallo spettatore (e lo è nei primi minuti del film) ma purtroppo la sceneggiatura ha donato al ragazzo una giustificazione troppo inattaccabile per non supportarlo nella sua crociata vendicativa. Risulta difficile, quindi, arrivare allo scontro finale con le idee chiare. Si, Adonis è il protagonista e dovrebbe incarnare l’eroe buono della storia, ma Viktor ha tutte le ragioni del mondo per salire su quel ring. Qualche tempo morto rallenta di parecchio la prima parte del film e sfortunatamente viene a mancare una componente fondamentale nella storia di ogni film della saga: la carica dell’allenamento. Quanti di noi non hanno nella playlist o in testa la colonna sonora che apriva le danze per il workout pre incontro. In questo film purtroppo lo spettatore non riesce a venir trasportato dalla rivalsa del protagonista, che procede piatta mancando di quel coinvolgimento empatico che fino al 2016 ci ha portati sul ring insieme a Rocky e pupillo.

In sintesi, un film dovuto che non riesce a bilanciare bene la caratterizzazione dei due avversari, pendendo nettamente a favore del cattivo, lasciando ricoprire ad Adonis Creed il ruolo di semplice macchietta. Decisivi e sempre carichi di pathos i monologhi di Rocky che hanno cresciuto una generazione. L’abbandono di Stallone preoccupa un po’, facendoci chiedere se lo spin off di Creed riuscirà a completarsi con una propria identità. Il primo capitolo ci ha convinto, e molto. Il secondo ha fatto un passo indietro. 

Classe'93, romano. Fondatore e redattore di Fr4med, a causa di un'amicizia sbagliata si mette nei guai intorno ai 10 anni. Tra un disturbo di personalità e manie ossessivo-compulsive, si laurea in Psicologia confermando perfettamente gli stereotipi di facoltà. Ha scritto per le redazioni di Geek Area e NerdM0vie Productions. Ha un debole per l'Africa.