BAO Publishing: Gideon Falls Vol. 1 – All’ombra del vecchio fienile | Recensione

Jeff Lemire è, indubbiamente, uno dei nomi più importanti emersi nell’ultimo quindicennio all’interno della scena fumettistica mondiale, oltre che uno dei più proficui. Lanciato da un titolo totalmente indipendente quale Essex County, ha saputo dimostrare la propria maestria come sceneggiatore, stupendo con il proprio, particolarissimo, stile di disegno, perfetto per le sue opere intimiste incentrate sulla vita di periferia canadese, vero fulcro di tali lavori.

Successivamente all’affermazione di Lemire nella scena fumettistica “underground” sono giunte le major e le run sui personaggi più disparati, spaziando da Animal Man a Green Arrow, passando per gli X-Men, Moon Knight ed Occhio di Falco. Nel 2015 è stata la volta di Black Hammer, una lettera d’amore dell’autore al genere supereroico, proposta, tuttavia, nelle personalissime corde di quel giovane che non ha mai davvero lasciato la periferia canadese e che mette al centro delle proprie opere i drammi più umani, quelli familiari.

Gideon Falls

Inutile dire come la notizia che Lemire sia intenzionato a dedicarsi quasi totalmente a titoli creator-owned, fatto recentemente emerso per sua stessa ammissione, desti nettamente più curiosità di una più tipica run di rilancio nella major di turno. Proprio questo spirito di scoperta ci porta alla nuova, intrigante, opera del canadese, proposta in formato cartonato da BAO Publishing, che, in maniera del tutto inaspettata, si getta nell’orrore, portando con sé un talento tutto nostrano come Andrea Sorrentino.

L’horror, come abbiamo potuto constatare a più riprese nei vari media, quali cinema, letteratura e, ovviamente, fumetto, è un genere talmente abusato da risultare quasi saturo. Uno dei problemi riguardanti questa sovrapproduzione di materiale è la qualità che spesso viene meno, in una mare di lavori mediocri e dal sapore indistinguibile. In questo panorama si va ad inserire Gideon Falls, un racconto che unisce aspetti cari a Lemire con campi completamente inesplorati.

Un passo falso era possibile… eppure così non è stato.

Il primo volume di Gideon Falls ha tutte le carte in regola per diventare una serie horror di punta, che riesce “subdolamente” ad inserirsi sottopelle, dando al lettore un prodotto differente, singolare, che lo lascerà più disturbato di quanto possa immaginare. Non potremmo certamente definire Gideon Falls come una tipica lettura horror e l’aspetto più interessante è proprio questo, il climax che Lemire costruisce in tutta la storia, coadiuvato da un Sorrentino semplicemente perfetto. Tematiche e sviluppo sono delle più classiche: sparizioni, morti sospette e la possibile implicazione del male incarnato vanno a formare l’ossatura della storia, ma, come dicevamo, è il modo in cui lo sceneggiatore fa procedere la narrazione, con un’incalzante crescendo ed un incidere quasi asfissiante, che cattura realmente. 

Gideon FallsEd è proprio questo senso di smarrimento che la fa da padrone, assalendo il lettore, ovviamente nell’accezione positiva del caso. L’immedesimazione nella storia è totale, proposta attraverso le psicosi di Norton e le frustrazioni di Padre Wilfred, i due protagonisti, i quali, per tutta questa prima porzione della narrazione, viaggiano su semirette opposte generate da uno stesso punto. Il centro della narrazione è costituito da una fantomatico “fienile nero“, che, in quel di Gideon Falls rappresenta una costante maligna per gli accadimenti più tragici che colpiscono la comunità.

In tal senso la storia, come dicevamo, si sviluppa su due binari, volutamente fumosi, almeno fino al sesto numero della serie. Non viene mai fatto intendere quale sia la reale natura di Gideon Falls, dando l’idea che possa quasi coesistere in differenti antitesi. Nella storia di Padre Wilfred la piccola comunità è un tranquillo sobborgo dalle poche anime, la classica cittadina rurale americana, dove tutto sembra muoversi al rallentatore, scossa, di tanto in tanto, da sparizioni e, successivamente all’arrivo del nuovo parroco, omicidi. Il racconto di Norton è, invece, l’esatto opposto, ambientato in una metropoli dal predominante grigiore, in cui la spazzatura sembra essere l’unica costante, centro delle ossessioni del protagonista ed aspetto predominante nelle strade.

Lemire sceglie deliberatamente di non farci comprendere se si stia parlando di luoghi distinti, accomunati dalle apparizioni di tale fantomatico fienile, o, magari, di facce della stessa medaglia. Il fienile, punto d’incontro tra le due storyline, è portatore di follia e morte ed attira a sé una serie di predestinati, inghiottendo tutto il resto come un enorme buco nero. Padre Wilfred e Norton rimarranno invischiati nel mistero che questa “leggenda” rappresenta, dovendone venire a capo per scongiurare proprio quel male incarnato che sembra essere pronto a manifestarsi

Tra i claustrofobici sviluppi della storia, Lemire approfondisce le tormentate vite dei protagonisti, con un’introspezione che si avvicina alla sua costruzione tipica, ponendo l’accento su traumi e drammi umani. L’opera tutta è pregna di un forte dualismo, partendo, come già detto dalle ambientazioni rurali da un lato e quelle metropolitane dall’altro, passando quindi agli uomini, dai trascorsi altrettanto singolari. Norton, abbandonato in tenera età, completamente allo scuro delle proprie origini, soffre di gravi psicosi e ossessioni, che lo portano a comportamenti compulsivi, come il raccoglimento spasmodico della spazzatura. Si tratta di un uomo di fede, a modo suo, crede a ciò che vede, i suoi sogni e le sue visioni. Dall’altra parte vi è Padre Wilfred, membro della chiesa il cui credo vacilla pericolosamente, dal passato presumibilmente torbido e pieno di rimpianti.

Complottismo, psicosi, abbandono, mancanze, rimpianti, errori. Le vite dei personaggi che si muovono nelle strade di Gideon Falls sono unite da un destino comune che sembra tenerli in pugno.

Gideon FallsGideon Falls è un lavoro fatto di soluzioni vincenti, con una storia dall’incipit classico ma comunque stratificato, fino ad arrivare alle soluzioni grafiche di Andrea Sorrentino, vera summa del titolo, grazie al perfetto utilizzo del comparto grafico ed un uso sapiente della pagina. Che Sorrentino fosse un fuoriclasse era ormai chiaro, lo avevamo constato proprio in precedenti lavori sempre accompagnati dal canadese, quali Freccia Verde e Old Man Logan, tuttavia qui il disegnatore italiano svetta. La narrazione trova il suo punto di forza nello stile di Sorrentino, sporco e fatto di dettagli, la perfetta geometria impiegata per la focalizzazione di determinati eventi nelle varie tavole è l’espressione perfetta di una narrazione incalzante, che, in un batter d’occhio, ci porta alla fine di questi primi sei numeri.

Ed è proprio il sesto numero quello in cui troviamo le vere faville. SorrentinoLemire e Dave Stewart –la cui colorazione risulta fondamentale per la resa del titolo- scompongono e ricompongono, materialmente e non, i corpi dei protagonisti e la narrazione degli eventi. Le tavole di morrisiana memoria fanno facilmente associare Sorrentino ad un Frank Quitely d’annata, con delle double spread progressive, rispettivamente da 24 e 56 vignette che riassumono perfettamente il motivo per cui una serie come questa dovrebbe essere letta.

Gideon Falls è un lavoro atipico, che si incastra nel genere horror, certo, ma lo fa senza dimenticare le radici di Jeff Lemire. In maniera del tutto fluida, non è Lemire che si piega al genere ma quest’ultimo che viene incontro a delle tematiche vicine all’autore. In tal modo lo sceneggiatore canadese non fa altro che quanto di più naturale ci si aspetterebbe: racconta storie umane, colme di paure, insicurezze, nevrosi, perdite e fallimenti, rendendo interessante ogni momento di questo angoscioso tripudio dell’inquietudine umana. 

Gideon Falls

Classe ’95, ternano. Fondatore e redattore di Fr4med. Finisce per incastrasi, sin da piccolissimo, in un vortice fatto di musica rock, fumetti, libri e film. Si immola per la patria intraprendendo il cammino degli studi classici da cui viene cambiato nella mente e nel corpo… almeno così dice. Saccente, indisponente e presuntuoso sembra abbia anche dei difetti, di cui, tuttavia, nessuno risulta essere a conoscenza. Ha scritto per Metallized e Geek Area.